giovedì 15 ottobre 2020

Facebook censurerà il revisionismo storico: quando mai lo ha permesso?

Facebook rimuoverà i contenuti che negano (l’inesistente) olocausto ebraico: questa è la notizia che, da qualche giorno, campeggia sui principali quotidiani nazionali.

La cosa può anche essere divertente, perché viene da chiedersi quando mai Facebook abbia permesso la presenza sul suo sito di pagine che trattino in maniera meno politicamente corretta il mai dimostrato olocausto degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Noi abbiamo rinunciato da tempo ad avere una pagina di Fascismo e Libertà su Facebook: se CasaPound – che non è affatto fascista ed ha ripetutamente rinnegato l’esperienza del Fascismo storico – ha dovuto fargli causa per non vedersi le proprie pagine chiuse arbitrariamente e da un giorno all’altro, potete immaginare anche solo cosa significhi per noi avere una pagina Facebook del MFL. La sua sopravvivenza si attesta su qualche ora: per il momento ci abbiamo rinunciato. Solamente il pubblicare il simbolo del Nostro Movimento veniva e viene censurato: a poco è servito spiegare a Facebook che quel simbolo è perfettamente legale, e che con quel simbolo sono stati eletti consiglieri comunali, presentate liste a livello nazionale, ottenuto agibilità politica (guadagnata col sangue e col sudore, risicatissima, infinitesimale, ma l’abbiamo avuta).

Lasciamo da parte questo: oramai Facebook è un veicolo della politica nazionale ed internazionale, ed a meno di cambiamenti ad altissimi livelli che ne ridimensionino di gran lunga il potere mediatico – magari con politici importanti che “migrino” su altre piattaforme per veicolare i loro contenuti (Trump, conosci VK?) – la situazione non è destinata a modificarsi nell’immediato.

Quello che ci interessa notare, in questa sede, è il contenuto degli articoli. Citiamo testualmente da Tgcom24: “La nostra decisione - ha osservato ancora Facebook - è supportata dall'aumento ben documentato dell'antisemitismo a livello globale e dall'allarmante livello di ignoranza sull'Olocausto, soprattutto tra i giovani. Secondo un recente sondaggio, negli Stati Uniti tra persone di età compresa tra i 18 e i 39 anni, quasi un quarto ha affermato di credere che l'Olocausto fosse un mito, che fosse stato esagerato o di non esserne sicuri”.

Avete capito di che cosa parliamo? Prima il revisionismo olocaustico era una fetta per pochi appassionati, che avevano il coraggio di rischiare, in alcuni casi persino la pelle (chiedere a Faurisson). 


Se solo dieci anni fa chi non credeva o ridimensionava le cifre relative all’olocausto ebraico si attestava intorno al 5%, oggi parliamo del 25% (uno su quattro, come dice l’articolo), in una percentuale abbastanza ampia, tra i 18 ed i 39 anni. Traduzione: sempre più persone capiscono che l’olocausto ebraico è, dal punto di vista storico e scientifico, una balla colossale, che non ha e non può avere alcun supporto tecnico. Del resto è esattamente per questo che il revisionismo olocaustico non ha mai avuto alcuna legittimità, tanto meno storica; invitare un revisionista (magari un mostro sacro come Carlo Mattogno) in prima serata a spiegare al grande pubblico perché non è e non può essere esistito lo sterminio di sei milioni di ebrei - anche col solo intento di sbugiardarlo pubblicamente - avrebbe significato due cose: anzitutto legittimarlo davanti agli occhi di buona parte della popolazione, quantomeno come soggetto con cui poter interloquire (pur tra montagne di fango lanciate addosso al povero revisionista) e, in secundis, esporsi ad una colossale figura di merda. I revisionisti non portano presunti sopravvissuti piagnucolosi per colpire lo spettatore o il lettore per buttarla in caciara e spingerlo a simpatizzare con le musichette di sottofondo strappalacrime. No. I revisionisti portano cifre, dati, analisi tecniche fatte direttamente sui mattoni del campo di Auschwitz col carbonio-14 (“Il rapporto Leuchter”), comparazioni di testimonianze (“La prima gasazione” di Carlo Mattogno), comparazioni di fonti, studi sui documenti: tutto ciò che una analisi storica dovrebbe essere, in buona sostanza.

Ecco perché Facebook corre ai ripari e afferma che “chi, dalla nostra piattaforma, proverà ad accedere a contenuti sull’olocausto, verrà indirizzato verso fonti verificate”. Le fonti verificate, ovviamente, sono quelle che dicono loro, con i sopravvissuti che vedono le SS entrare nelle sale doccia in cui si sono appena uccise decine di persone, con i vapori ed i miasmi dello Zyklon B che aleggiano ancora nell’aria, ed il tutto a volto scoperto, respirando a pieni polmoni (come hanno fatto queste SS coi polmoni d’acciaio a perdere una guerra?).

Inutile nascondere – infatti non lo fanno nemmeno gli amministratori di Facebook – che ciò avrà immediate ripercussioni sulle prossime elezioni americane, in cui Donald Trump “rischia” seriamente la rielezione: avete idea di quanti gruppi e di quante pagine Facebook potranno essere chiuse dal nasone e dai suoi reggi-borsa?

La notizia positiva è che il revisionismo cresce e fa proseliti. Detto in altri termini: sempre più gente si rende conto della colossale balle, o comincia a porsi qualche domanda. Il regime, però, ha stretto le maglie, e continua a farlo sempre più.

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