lunedì 29 giugno 2015

Non chiamateli Fascisti: chiamateli coglioni

Una camerata di Assemini mi racconta questa vicenda alla quale, suo malgrado, assiste nella città in cui vive e lavora, Assemini, in provincia di Cagliari.
Siamo nel parcheggio di un supermercato e lei, come spesso le capita, sta entrando per fare la spesa. All’ingresso del supermercato c’è un venditore ambulante di colore: è molto pacifico, non importuna mai nessuno con la sua merce, ed è sempre molto educato.
Si avvicinano due ragazzi con una automobile, lo sfottono, lo insultano e lo deridono, infine gli chiedono di fargli vedere uno dei diversi marsupi che portava avvolti intorno al collo; mentre il ragazzo sta cercando di sganciare il marsupio il ragazzo al posto del passeggero lo afferra per un braccio, lo trascinano con l’auto e poi accelerano di colpo, fino a che il venditore ambulante, incapace di reggere quella velocità, cade per terra, ferendosi – per fortuna non gravemente – al viso, al volto, al collo ed alle gambe, rialzandosi livido e completamente sporco di sangue. Esige le scuse dei due teppisti, che nel frattempo ridono, lo insultano nuovamente, e poi si dileguano.
La camerata mi confida di sentirsi in imbarazzo: non solo perché la scena l’ha profondamente turbata, ma anche perché la sua chiara appartenenza politica, dopo questo episodio, le ha creato non poco imbarazzo tra amici, parenti e sullo stesso luogo di lavoro. Quasi come se, nemmeno troppo implicitamente, le altre persone le volessero dire: “Vedi cosa fanno quelli che hanno le tue idee?”
Ora, voi sapete che noi utilizziamo spesso un linguaggio colorito, pesante e ben poco incline alla diplomazia e al compromesso. È una nostra caratteristica specifica, e quello che agli occhi degli altri è un difetto per noi è un titolo di merito. Sull’immigrazione, in particolare, siamo sempre stati molto chiari: difesa militare dei confini nazionali, blocco navale per impedire altri ingressi, rimpatrio immediato e forzato di tutti i clandestini presenti sul territorio nazionale e di coloro che rifiutano di dare le loro generalità. E quando qualcuno ci ha risposto, giustamente, che un atteggiamento del genere, allo stato attuale, non sarebbe attuale nemmeno in minima parte perché l’Italia ha firmato determinati accordi con l’Europa e ha preso determinati impegni, abbiamo risposto: “Rivediamo gli impegni e modifichiamo gli accordi, perché ne va della nostra sovranità nazionale”. Semplice.  
Probabilmente quel venditore ambulante non avrebbe dovuto essere qui, sul territorio italiano, perché sprovvisto di permesso di soggiorno; probabilmente non aveva alcuna licenza per vendere la merce che stava vendendo; probabilmente la stessa merce che stava vendendo era contraffatta, e quindi non poteva essere venduta. Di una cosa, però, siamo certi: nessuno dei nostri si sognerebbe mai di avere un atteggiamento del genere, deridere e umiliare una persona più povera ed indifesa di noi, trascinarlo per terra (tra l’altro col rischio di fargli sbattere la testa e trasformare il “gioco” di due coglioni in una vera e propria tragedia), minacciarlo e ridere vedendolo ferito e sporco di sangue.
Non chiamateli Fascisti: chiamateli coglioni.

venerdì 17 aprile 2015

I ridicoli deliri di Sua nullità

Certe cose si fa fatica persino a commentarle. Persino il sottoscritto, che qualche parola pronta la trova sempre, trova difficoltà davanti all’ennesima crociata idiota e puerile della Presidente della Camera, quella Laura Boldrini che dimostra sempre più instabilità mentale e che, anziché essere iscritta di prepotenza in un regime di trattamento sanitario obbligatorio, viene lasciata su uno degli scranni più importanti dell’Italia a ponitificare di questioni di lana caprina. 

Quale sconvolgente problema assilla la “nostra” Presidentessa della Camera? Il malessere sociale degli italiani? La disoccupazione che non lascia scampo, specie quella giovanile che è a quota 35/38%? L’invasione di massa che sta subendo l’Italia in questi ultimi anni e che rende sempre più problematica, se così si può dire, la convivenza tra gli immigrati di varie etnie che ammorbano l’Italia e noi altri cittadini? Niente di tutto questo. Quello che la Boldrini non riesce a mandare giù è la scritta “Mussolini Dvx” dell’obelisco datato 1932 che fa bella mostra di se al Foro Italico di Roma. Quella scritta, alla Presidentessa, proprio non va giù. Dopo aver affermato che i partigiani sono di casa all’interno del Parlamento Italiano – e nessuno concorda meglio di noi, perché non c’è nessuno che meglio dei partigiani riesce a rappresentare la condizione di infamia, di tradimento, di disonore e di vigliaccheria che governa l’Italia antifascista da settant’anni a questa parte – Miss 2% veste i panni della talebana, ponendosi, né più né meno, sullo stesso piano dei talebani o dei guerriglieri dell’ISIS. Come questi ultimi hanno completamente distrutto le statue di Mosul e di Ninive, incapaci, nella loro violenta ignoranza, di comprendere quella cultura e quindi desiderosi di distruggerla e annientarla, allo stesso modo questa nullità fatta donna cerca di nascondere le malefatte e la inutile vanagloria di questa classe di massoni usurai – che ci governa grazie all’invasione dei fucili americani – distruggendo la memoria di chi, invece, questa Italia è riuscita a farla davvero. 

Si accomodi, Presidentessa. Già che ci siamo potremmo radere al suolo tutto il quartiere dell’EUR, disintegrare Carbonia e Latina affinché possa tornare a proliferare la malaria e gli acquitrini, togliere le pensioni alle vedove di guerra e, già che ci siamo, anche abbattere l’intera pineta del Monte Giano. Che sarà anche patrimonio artistico tra i più belli e suggestivi d’Italia, ma quella scritta Dux, voluta dai Fascisti nel lontano 1932, proprio non si può vedere. 

Una differenza, però, tra i criminali dell’ISIS e la Presidentessa, c’è. I primi sono nostri nemici, e sono perfettamente riconoscibili. Sgozzano, uccidono, rapinano, stuprano: hanno il fucile, il passamontagna, e a sparargli addosso, ipotizziamo, si potrebbe provare pure un certo piacere. Laura Boldrini, viceversa, è più subdola. Ammantata del mantello delle belle parole e delle buone intenzioni che coprono l’impeccabile tailleur e la messa in piega sempre perfetta, in realtà nasconde le tipiche caratteristiche degli antifascisti, e di quelli di sinistra in particolare: un odio disumano, ferale, innaturale e mostruoso nei confronti dell’avversario politico e specialmente nei confronti di chi, contrariamente a lei e a quella genia di traditori e di indegni vigliacchi che si sente orgogliosamente di rappresentare, questo nostro Paese è riuscito a farlo grande davvero. 

Non c’è nemmeno da arrabbiarsi granché. Tolga pure tutti gli obelischi che vuole, Presidentessa: che le piaccia o no, il Fascismo è come una palla in mezzo al mare. Si può pure tentare di farla rimanere sott’acqua, vincendo col proprio peso la forza dell’acqua: ma appena ci si distrae ecco che la palla, prepotente e invincibile, ritorna a galla. Il Fascismo è esattamente questo, Presidentessa. Vi potete pure sforzare di eliminarlo, cancellarlo, dannarlo all’oblio eterno: è il segno più tangibile che, sgherri partigiani e invasori apolidi a parte, non l’avete ancora sconfitto. E non saranno certamente i suoi deliri da nullità quale Lei è a farci dimenticare chi questo Paese lo ha reso davvero grande.

martedì 10 marzo 2015

Ci vediamo dall'altra parte, amico mio

È con la morte nel cuore, e con profondissimo dispiacere, che comunichiamo che il camerata Rino è andato avanti. Ci associamo al dolore della famiglia e degli amici.
 
Non abbiamo perso solamente un webmaster, un amico, un camerata e uno storico membro del nostro Movimento. Abbiamo perso chi, con la sua passione, la sua energia, la sua abnegazione, ha messo in pratica l’Idea costantemente, giorno dopo giorno, in ogni ora, in ogni momento. 
 
Anche nell’ultimo periodo Rino ha continuato accanitamente la sua personale lotta contro il male che lo stava consumando, pur consapevole che, stavolta, non sarebbe riuscito a vincerlo. Ma la battaglia diventava ideale prima, spirituale poi, e solo in un secondo momento più propriamente fisica.
Rino è vissuto, ha agito ed è andato avanti da Fascista.
Continuerai a marciare con noi, amico mio. Ora continueremo a combattere anche per te, che ci guardi e ci proteggi da lassù.
Perché la materia è vile, suscettibile all’assalto del tempo, ma lo spirito no. E il tuo spirito lotta e combatte ancora con Noi.
Ci vediamo dall’altra parte, amico mio.”

martedì 17 febbraio 2015

No. Non mi sento in colpa



Scusatemi. Ci ho provato. Mi sono seduto, ho ascoltato, ho pensato e riflettuto. Ho provato pena per 300 immigrati morti mentre cercavano di raggiungere le nostre coste ma no, non ho provato alcun senso di colpa. Non mi sono vergognato maggiormente di essere italiano rispetto a quanto non faccia ogni giorno vedendo la mia Patria comandata da una accozzaglia di criminali, mafiosi e massoni. Non riesco a cospargermi il capo di cenere, non sento il bisogno di scusarmi a nome dei miei connazionali la cui pazienza e tolleranza, semmai, ha da tempo superato i confini della più squallida e stupida apatia.

No, non mi vergogno di essere italiano. Non ho causato io la morte di 300 miserabili, così come non ho causato la morte di coloro che li hanno preceduti, così come non sarò io la causa di coloro che verranno se non verrà fermata l’invasione delle nostre coste.

No, non mi sento nemmeno in colpa quando non riesco a chiamarli “viaggi della speranza”, che rievocano anime candide in cerca di una speranza e di un futuro migliore. Li vedo e li chiamo per quello che sono: una vera e propria invasione di massa della nostra penisola da parte di gente che con noi non ha nulla a che spartire né vuole in alcun modo averlo, perché tenacemente ancorata alle loro tradizioni, usi e costumi, giusti o sbagliati che siano.

Io non mi sento in colpa e ho guardato le mie mani: non sono sporche di sangue. Non ho commesso alcun peccato. Perché non ho favorito io Mare Nostrum prima, e Triton dopo, favorendo arrivi di massa di persone non desiderate, non necessarie, non richieste, i quali, necessariamente, si traducono, in una certa parte, in naufragi e conseguentemente disgrazie. Non ho avuto alcun ruolo nel descrivere l’Italia come un Paese del Bengodi, dove chiunque avrebbe potuto trovare ospitalità e accoglienza. Non sono stato io che ho violentato la Marina Militare – organo che, tradizionalmente, presiede alla guardia delle nostre coste e quindi al mantenimento della nostra sovranità nazionale – costringendola a trasformarsi in uno scafista di Stato. E, facendo questo, non sono stato nemmeno così coglione da mandarla allo sbaraglio senza nemmeno qualche mitragliatrice, il tanto giusto per fronteggiare criminali scafisti che ormai possono pure togliersi la soddisfazione di mandare il barcone con gli immigrati alla deriva, per venirselo poi a riprendere puntando le armi sotto il naso di quelli che un tempo erano orgogliosi soldati.

La Kyenge, la Boldrini, i Vendola (a proposito: perché non va ad abbracciare i “fratelli rom” che ora promettono vendetta contro un onesto benzinaio che ha avuto il solo torto di impedire che un criminale straniero uccidesse un gioielliere e la sua commessa a colpi di kalashnikov?) la sinistra tutta: i veri assassini morali di queste persone siete voi. Voi che, non si sa per semplice stupidità o per vigliacca connivenza con l’idra massonica e mondialista che punta a smantellare ogni tradizione, ogni cultura, ogni barlume di identità e di appartenenza nazionale e/o spirituale, assecondate i loro disegni, anziché avere il coraggio di rimettere in discussione quelle politiche criminali che i vistri (in)degni "eroi" partigiani ai quali tanto vi piace essere accostati hanno favorito e assecondato col tradimento e con l'infamia, diversi decenni orsono. 

Non cercate di farmi sentire in colpa col vostro monopolio delle belle parole e dei buoni sentimenti: non ho alcuna colpa e non mi sento in colpa. Fatevene una ragione. I colpevoli, qui, siete solo e unicamente voi.

martedì 10 febbraio 2015

Noi non dimentichiamo

No, io non dimentico. Non dimentico le donne violentate, gli anziani martirizzati, le une con gli altri gettati vivi negli abissi carsici. Non dimentico i partigiani italiani che stilarono le liste di proscrizione, girando casa per casa. Non dimentico i comunisti italiani che accolsero gli esuli istriani e dalmati con insulti e pestaggi. Non dimentico i partigiani italiani che fucilano giovani sedicenni, colpevoli solo di aver combattuto l'invasore. Non dimentico un criminale di guerra, tal Pertini, che baciò, con le lacrime agli occhi, la bara di chi massacrò la mia gente. Non dimentico giornalisti e politici, che hanno taciuto e tacciono ancora l'olocausto della mia gente, questo si vero e dimostrabile, per non scomodare i loro innominabili padroni e la loro storiella inventata per renderci più schiavi.
Io non dimentico. E prima o poi troveremo il modo di farvela sacrosantemente pagare.

domenica 11 gennaio 2015

Ecco perché io non mi chiamo Charlie



Non si può non rimanere disgustati e sconvolti davanti alle drammatiche immagini e notizie che i media di tutto il mondo stanno diffondendo da tre giorni a questa parte: tre terroristi assaltano la redazione di un giornale satirico parigino, uccidendo dodici persone, tra i quali un agente che interviene da un comando di polizia nei pressi della redazione del Charlie Hebdo; la stessa vittima che, nel filmato ormai divenuto di pubblico dominio in tutto il mondo, vediamo freddata a sangue freddo dagli spietati assassini mentre chiede pietà.

Fin da subito si sono rincorse, specialmente su internet, tesi miranti a far apparire come una montatura il filmato diventato ormai un punto fisso delle varie redazioni giornalistiche e della rete. Noi non sappiamo se l’attentato in questione altro non sia che una oscura macchinazione; non siamo esperti di armi o di rivelazioni balistiche: non sappiamo se quel tipo di arma abbia effettivamente quel rinculo, se faccia più o meno fumo, se dalla faccia di un uomo che viene freddato a sangue freddo con un’arma da assalto a pochi centimetri dal volto esca più o meno di quel sangue. Ma fa certamente pensare il fatto che dei terroristi che riescono ad eseguire, con spietata lucidità e freddezza, una azione di tipo paramilitare riuscendo poi a svanire nel nulla senza un graffio, ora siano ricercati dalle polizie di tutto il mondo – con tanto di identikit e foto segnaletiche –per il semplice fatto che uno di loro, guarda caso, ha provvidenzialmente dimenticato la propria carta di identità sull’autoveicolo utilizzato per la fuga. Ma di questo avremo tempo di parlare.

Ma il giusto ribrezzo e sdegno che una cosa del genere deve necessariamente suscitare in qualunque persona che voglia ritenersi anche solo lontanamente civile non deve assolutamente far dimenticare quali sono i giusti connotati di un problema, e di un pericolo, che va ben oltre la ritorsione armata per una vignetta satirica, fatto di per se gravissimo.

Cominciamo da un punto che ci sembra imprescindibile: la convivenza con popolazioni diversissime tra loro – come storicamente sono occidentali ed arabi – imposta forzatamente da un capitalismo selvaggio e senza regole al quale si è piegata una classe politica dal ventre molle, incapace di difendere la civiltà e i valori (che negli ultimi decenni sono stati quasi completamente azzerati, o almeno ridotti ad un mero aspetto folkloristico all’interno dell’american way of life successivo alla colonizzazione armata del nostro continente dal 1940 in poi) della propria gente, si rivela ogni giorno sempre più disastrosa o almeno estremamente difficile. La questione del velo islamico delle donne che girano nelle nostre città, il menu musulmano nelle mense scolastiche, la costruzione delle moschee e la predicazione dei dettami religiosi islamici al loro interno, la sopraffazione e l’umiliazione della dignità della donna, il presepe nelle scuole, il crocifisso nelle aule: sono tutti argomenti spesso causa di acceso dibattito tra le forze politiche e che costituiscono l’iceberg di un problema a nostro avviso ben più profondo. 

Spesso e volentieri la battaglia politica viene semplificata nella contrapposizione tra due schieramenti: da una parte la sinistra e i fanatici dell’immigrazione sempre e comunque (anche a costo di rischi sociali, culturali, economici e spirituali elevatissimi), per i quali il tanto fantomatico rispetto delle diversità e delle culture diverse altro non è, in fondo, se non il tentativo di amalgamarle tutte insieme in un unico calderone, nel nome di un relativismo culturale, etico, politico, e quindi nella più totale assimilazione a quello “stile di vita americano” cui in precedenza si è fatto cenno; dall’altro le destre, meglio sarebbe dire le nascenti estreme destre (in quanto le destre tradizionali tendono sempre più ad accorparsi in macroscopiche ed eterogenee realtà liberali e progressiste, come ad esempio il Partito Popolare Europeo, all’interno del quale confluiscono partiti tradizionalmente di destra ma che hanno oramai da tempo abbandonato le proprie storiche battaglie), che si ergono come baluardo in difesa della Tradizione. Verrebbe da chiedersi: di quale tradizione si tratterebbe? In una Europa oramai completamente imbastardita, e che ha perso da tempo quelli che erano stati i suoi riferimenti spirituali e morali per secoli, l’unico culto millenario che sembra resistere all’usura e all’assalto del tempo appare, neanche a dirlo, quello della Chiesa Cattolica. 

 Ma, a ben vedere, tale culto, almeno nella concreta e reale applicazione che nella vita economica, sociale e politica ne fanno coloro che si professano suoi aderenti, ha scarsa o inesistente applicazione. Si pensi al tanto osannato Papa Francesco, giusto per fare un primo esempio: mai si era avuto, all’interno di una istituzione plurimillenaria come la Chiesa Cattolica, un Papa capace di stravolgere – assecondando in realtà un corso già inaugurato dai suoi predecessori e contro il quale si era opposto, seppur nemmeno troppo ardentemente, Papa Ratzinger – in così poco tempo tutti quelli che un tempo erano i dettami fondamentali della Chiesa stessa, come l’apertura alle coppie di fatto, la comunione per i divorziati, l’accettazione delle coppie omosessuali («Chi sono io per giudicare?»), per non parlare di un generico buonismo, questo si frutto della tanto corrosa e decadente modernità, nei confronti dell’immigrazione clandestina, che ha visto quasi una sorta di “santificazione laica” dell’immigrato, paragonato addirittura a novello Gesù, spesso dimenticandosi della popolazione nativa del territorio, che le conseguenze dell’immigrazione, e del santo immigrato, le vive sulla propria pelle. Il tutto appare ancor più ipocrita, melenso ed intriso di un penoso e rivoltante politicamente corretto se pensiamo che è proprio lo Stato del Vaticano – lo stesso, cioè, che fin troppo spesso si permette di intervenire sulle politiche di difesa (già di per se inesistenti o estremamente blande) del territorio nazionale da parte di uno Stato sovrano quale è, almeno nominalmente, lo Stato Italiano – ad applicare proprio il reato di immigrazione clandestina, punito addirittura con il carcere. 

Pensiamo, giusto per fare un altro esempio, al normale cristiano o cattolico come lo abbiamo incontrato centinaia e centinaia di volte, magari come nostro parente, amico, conoscente o collega di lavoro: quanti dettami di questa religione vengono quotidianamente rispettati, come la morigeratezza nei costumi e nell’abbigliamento, o la castità sessuale, o più in generale le varie prescrizioni religiose che, in teoria, dovrebbero regolare la vita del cristiano praticante? 

Ci pare, pertanto, che, almeno nella sostanza, la Chiesa Cattolica, e conseguentemente la tanto decantata tradizione cristiana che spesso e volentieri le destre cercano di difendere, esista più sulla carta che non nella realtà, e sia più un inutile orpello di aderenza formale e “pubblica” di cui cittadini e politici si riempiono la bocca che non un reale sentire spirituale e una sentita esigenza interiore. 

Ciò nonostante, come scrivevamo più sopra, spesso e volentieri il dibattito pubblico è acceso dalla contrapposizione burqa si/burqa no, moschea si/moschea no, presepe si/presepe no. Chi si oppone alla costruzione di una moschea nel nome di una tutela della religione cristiana fatta propria dalla maggioranza degli italiani, come chi si oppone all’utilizzo del burqa nel nome del rispetto della dignità della donna, spesso e volentieri è in perfetta buona fede e pensa realmente e con profondo sentire di far effettivamente qualcosa di meritevole e di giusto per la propria Patria. Ma bisognerebbe chiedersi: siamo così sicuri che l’ennesimo centro commerciale o l’ennesimo Mc Donald’s aperto in centro città e che danneggia le piccole attività imprenditoriali, così come le ragazzine che si fanno possedere nei bagni delle discoteche e che spesso e volentieri sono vestite ai limiti della pubblica decenza, così come le ben 191 basi di occupazione americana presenti nel nostro territorio nazionale, siamo così sicuri, dicevo, che tutto ciò sia meno lesivo della cosiddetta tradizione italiana? Non sarà, piuttosto, che spesso e volentieri chi porta avanti queste battaglie, soprattutto tra le destre, è talmente invischiato nel “sistema” da non riuscire più a sentirne la puzza?

A parere di chi scrive, pertanto, il problema non è il musulmano in se e per sé. Se domani diventassi io stesso un musulmano rimarrei comunque il cittadino italiano che sono. Il problema riguarda, più generalmente, il mondo arabo. Ci è difficile accettare, per noi occidentali, per il quale non esiste nulla, nemmeno la religione, che non possa essere deriso, calunniato, diffamato, dileggiato, sbeffeggiato (tranne, ovviamente, l’unica vera religione mondiale e i suoi martiri, vale a dire il mito olocaustico e gli Ebrei, unico caso in cui, nella tollerante e democraticissima Europa dove oramai si sdoganano perfino le idee sulla pedofilia e l’incesto, vige ancora l’unico reato di opinione del mondo moderno, volto a cementificare definitivamente una realtà storica – quale quella sulla seconda guerra mondiale – la quale presenta, almeno per come ce l’hanno raccontata, ancora molte contraddizioni e lacune) che possa esistere ancora qualcuno, come i musulmani, che invece considera la religione islamica e i suoi dogmi come intoccabili e provi sincero rammarico quando questi vengono dileggiati. Ci è difficile accettare, per noi occidentali sempre pronti a seguire l’ultima moda del momento, l’automobile nuova e ancora più potente, il telefono cellulare di ultima generazione, che possa esistere chi, nel nome della propria Tradizione, rifiuta così ostinatamente di adeguarsi al mondo moderno che per noi occidentali, e solo per noi occidentali, sembra il migliore dei mondi possibili. 

Ecco quindi che l’apertura del Mc Donald’s non crea stupore: non gridiamo all’invasione americana, alla salvaguardia delle gastronomie locali, all’attentato contro la Tradizione. Anzi: assecondiamo il tutto con una voracità, un’isteria e una mancanza di senso del ridicolo che sarebbe stata semplicemente impensabile nell’Occidente di trecento o quattrocento anni fa. 

Qualche giorno fa a Sestu, cittadina vicino a Cagliari, ha aperto un nuovo Mc Drive: un Mc Donald’s, cioè, in cui le ordinazioni si fanno semplicemente sporgendosi dal finestrino dell’automobile, pagando la cifra dovuta, attendendo che l’operatore passi al cliente, sempre attraverso il vetro, quello che è stato poco prima ordinato, per poi andare via e consumare quello appena acquistato nell’abitacolo della propria auto. Niente di diverso, insomma, da tantissimi fast-food (portatori, già di per se stessi, di una concezione del cibo e del mangiare consumistica, sconsacrata dal suo vero valore e dalla sua originaria fruizione, ma che il capitalismo americano ha reso ormai elemento del paesaggio di tutte le città europee), primo fra tutti quello in via Bacaredda, sempre a Cagliari, conosciuto da anni e anni a tutti i sardi e a tutti i cagliaritani. Ebbene, tutta la cittadina di Sestu è stata letteralmente bloccata per due giorni da centinaia e centinaia di automobilisti ansiosi di provare il “nuovo” Mc Drive, consumare cibo scadente e addirittura dannoso al fisico, vedere di persona questa nuova entusiasmante creazione della catena americana. Con tanto di articolo sul più noto giornale sardo, l’Unione Sarda, che rilasciava addirittura l’intervista ad una signora che portava i propri figlioletti a vedere il nuovo punto vendita della catena di ristorazione americana come se si trattasse di una normalissima gita al parco!

Eppure, in questa circostanza, a parte il sottoscritto non ho sentito nessuno, benché meno di destra o addirittura di estrema destra, lamentarsi per l’ennesimo atto di occupazione commerciale (e finanche culturale) e danno dei nostri commercianti, della nostra economia e della nostra gente, ormai completamente rincoglionita in massa. Cosa sarebbe accaduto, invece, se si fosse trattato di una moschea? Qualche decina, a dir bene forse qualche centinaio, di persone che avrebbero protestato in difesa della tradizione “giudaico-cristiana”, per poi essere prontamente smentiti dal loro nuovo Papa, di mente così aperta e così sensibile al dialogo inter-religioso!

Siamo sicuri che l’apertura di un Mc Donald’s, di un centro commerciale, o la permanenza di una potenza straniera sul nostro territorio (le 191 basi di occupazione americana di cui si è scritto in precedenza) siano meno dannosi della costruzione di una moschea, o del menu islamico nelle scuole? Non sarà, piuttosto, che alle prime siamo abituati mentre alle seconde, invece, no? Non sarà che, come custodi e garanti della Tradizione come molti di noi si autodefiniscono, dovremmo magari imparare qualcosa dai musulmani, così tenacemente attaccati alle proprie, di tradizioni (non a quelle americane!), così orgogliosamente e testardamente inadatti a questo mondo moderno dove le quattordicenni scopano nei bagni e le mamme portano i figlioletti a vedere la nuova apertura del Mc Drive?

Allora, anche in ore così concitate come queste, in cui il nostro animo freme e la nostra indignazione si rafforza sempre di più, dobbiamo essere pronti a lottare contro il nemico, ma che deve essere il vero nemico! Questi assassini criminali e terroristi, ad esempio!

Quanti di voi sanno, per esempio, che i fratelli Kouachi – entrati in Francia grazie a quelle dissennate politiche sull’immigrazione che ormai costituiscono il leit motiv dell’Europa e che molti di coloro che oggi si strappano i capelli e si indignano hanno contribuito a creare con le loro idee buoniste e politicamente corrette – hanno avuto modo di addestrarsi in Siria, in quelle milizie che combattono contro il legittimo Presidente siriano, Bashar Al Assad, milizie finanziate e sostenute dagli Stati Uniti d’America?
 
A questo ci hanno portato la società multirazziale e la cieca sudditanza verso le politiche idiote e criminali degli USA e della stupida Europa che è andata loro dietro: al fatto che persone completamente diverse da noi, che non accettano di essere come noi, che mai saranno e vorranno essere come noi, che orgogliosamente e tenacemente rivendicano altri valori da quelli demenziali che noi invece abbiamo fatto nostri, entrano nei nostri paesi, sostenute, rifocillate, aiutate, per non esitare a massacrarci a sangue freddo se osiamo ridere di una vignetta che a loro, invece, non fa ridere per niente. 

E ora, come da copione, tutti si strappano i capelli, si indignano, protestano, si ergono a difensori della libertà di espressione, senza capire che sono proprio loro che, con le loro idee, l’hanno affossata, la libertà di espressione. Perché è libertà di espressione fino a che si dicono le cose che fanno piacere a loro.

Rimaniamo in Francia. Quanti di voi hanno sentito parlare di Diedounnè M’bala M’bala? È un comico e attivista politico francese di origine camerunense. Negli ultimi anni, contro questo politico, si sono mobilitati tutti gli intellettuali di sinistra francesi, la comunità ebraica francese, arrivando perfino a scomodare il Ministero dell’Interno per far si che venissero proibiti i suoi spettacoli. Cosa che, in un certo senso, è accaduta, poiché, sulla scia della fortissima e criminalizzatrice campagna mediatica che è stata condotta contro questo comico prestato alla protesta civile (una sorta di Beppe Grillo alla francese) Diedounnè ha faticato persino a trovare teatri che volessero ospitarlo. Recarsi ai suoi spettacoli, ad un certo punto, è diventata una scelta di coraggio. Secondo i suoi detrattori, e la comunità ebraica francese in primis (attiva, come quella italiana, sul fronte della repressione delle idee politicamente scorrette), Diedounnè sarebbe un antisemita. Cosa avrebbe mai fatto per meritare un simile e diffamante appellativo? Mettere qualche bomba in una sinagoga? Organizzare il pestaggio di qualche rabbino? Dipingere qualche swastika sui muri di Parigi? Niente di tutto questo. Il comico Diedounnè si è limitato a fare semplicemente… il comico. Si. Come comico ha solo rivendicato il diritto – quello stesso diritto che ora si rivendica tra le lacrime e la rabbia dopo la strage di Parigi – di fare satira con tutti e di tutti. Anche di quella categoria che solitamente, e in Europa in special modo, gode di una protezione speciale: gli Ebrei. Che per Diedounnè diventano, né più né meno, bersaglio di critica e di satira allo stesso modo di come lo diventano i musulmani, i cristiani, gli scozzesi e gli italiani. 

Ancora: dove erano i prodi ed eroici difensori della libertà di espressione, che oggi “twittano” di chiamarsi tutti Charlie e che partecipano a solenni manifestazioni pubbliche, quando uno stimatissimo docente universitario di nome Robert Faurisson venica pestato a sangue in strada perché colpevole solamente divare osato tenere delle conferenze sulla seconda guerra mondiale, arrivando a conclusioni diverse da quelle tipiche della vulgata ufficiale?

Dove erano i prodi difensori della morale democratica quando una libreria spagnola (quella di Pedro Varela), colpevole solo di avere libri di testo di cultura alternativa, veniva assaltata, incendiata e poi infine chiusa dalle autorità?

Dove erano, questi eroici paladini delle nostre libertà (tra l’altro: chi gli ha mai chiesto di difendere le nostre libertà?), quando in tutta Europa centinaia di persone, ragazzi, docenti o semplici cittadini, venivano arrestati per aver osato anche solo dubitare del dogma olocaustico ed essersi posti delle domande scomode?

Ve lo diciamo noi: insieme ai redattori del Charlie Hebdo erano in piazza, a raccogliere 178.000 firme per abolire – per legge – il Front National di Marine Le Pen, con tanto di foto sulla rivista con il pugno chiuso. Evidentemente anche in Francia esistono dei coglioni che credono che i partiti e i movimenti politici si possano chiudere a furor di popolo, come nei radiosi anni della rivoluzione sovietica tanto cara a questi orfanelli di papà Stalin, solo perché portatori di idee che contraddicono le loro. 

Ecco dove erano, questi prodi difensori della morale democratica! Che, evidentemente, è democratica solo quando si adatta solo a ciò che pensano e dicono loro! Perché per i redattori e i lettori (nonché coglioni di sinistra, non dimentichiamolo) del Charlie Hebdo, evidentemente, è democrazia insultare milioni e milioni di credenti con vignette raffiguranti Dio che si lascia sodomizzare da Gesù o Maometto che si fa sodomizzare da un cane – perché questa è l’idea di democrazia e di satira di questa gente – ma è crudele violenza aprire una libreria, leggere un libro in silenzio in una piazza (mentre tutti i no global, gli anarchici e i comunisti che tutto intorno ti picchiano, ti insultano e ti sputano quella no, non è violenza!) o dichiararsi contrari alla famiglia naturale. Questa è la loro idea di democrazia e di satira!

Prima che dai terroristi, dagli assassini, dai criminali, questo continente va difeso da voi. Da voi che siete per la libertà di opinione e di critica, basta che le opinioni siano le vostre e che non veniate criticati voi; da voi che siete per l’accoglienza indiscriminata, anche se questo danneggia la vostra stessa Patria e la vostra stessa gente; da voi, che vi siete dimenticati del vostro vicino in difficoltà per favorire uno straniero invasore che con voi non ha nulla a che spartire e che nemmeno vuole averlo; da voi, che avete insultato milioni di cristiani e di italiani come violenti, intolleranti, bigotti e xenofobi – quando l’unica violenza commessa è stata quella di fare qualche messa di riparazione o leggere in piazza un libro nel più assoluto silenzio, o esprimere la propria opinione su qualche sito internet - per poi stracciarvi le vesti quando i cagnetti che avete tanto difeso e coccolato vi mordono la mano.

Paghiamo decenni di servilismo americano come sgherri dei più grandi criminali ed assassini della terra; paghiamo politiche lassiste, che hanno permesso l’invasione del nostro continente da parte di criminali e parassiti di vario genere; paghiamo il dominio culturale di una sinistra che ha criminalmente disintegrato tutte le fondamenta della società occidentali così come è stata intesa per secoli.

Mettetevelo bene in testa e fatevene una ragione: prima che dai terroristi, dagli assassini, dai fanatici islamici, questa Europa va difesa da voi.

venerdì 5 dicembre 2014

Fucilateli tutti...



Se mai ce ne fosse bisogno, adesso l’abbiamo capito un poco meglio. È più chiaro perché, già da decenni, la nostra Patria è stata vittima di una vera e propria invasione teorizzata, programmata, voluta e scientemente attuata con la complicità di tutta la classe politica, di destra e di sinistra. Ci hanno chiamato Fascisti (come se fosse un insulto e non un onore, tale appellativo!), xenofobi, razzisti, estremisti, quando già da decenni dicevamo che una immigrazione incontrollata e senza regole si sarebbe rivelata una bomba per la nostra Patria, minata sia nelle sue fondamenta spirituali, razziali e culturali che più propriamente economiche. 

Mentre erigevano un enorme sistema di menzogne per mettere a tacere le voci contrarie a questo gigantesco stupro di massa contro la Nazione che un tempo abbiamo amato e della quale eravamo orgogliosi, mentre il meticciato, il multiculturalismo e il buonismo terzomondialista d’accatto venivano diffusi a piene mani da politici e media di regime, mentre il mettere alla fame il nostro popolo con salari miserabili veniva spacciato per competizione e libero mercato… ecco che loro si arricchivano alle nostre spalle.

Dice bene il criminale e massone Carminati, l’ex NAR che aveva abbandonato la cultura della rivoluzione per darsi agli affari di esseri umani: «Con gli immigrati e i rom si fanno molti più soldi che con la droga». Facile a credersi: la droga si deve far entrare illegalmente in Italia, deve essere custodita, tagliata e infine venduta in un pericoloso moltiplicarsi di passaggi illegali. L’immigrato, viceversa, viene direttamente”in casa”, non costa alcunché perché i soldi e la pelle la rischia solo ed esclusivamente lui. Di più: da almeno un anno la nostra Marina Militare - quella forza che, almeno teoricamente, dovrebbe pattugliare e difendere i mari della nostra Nazione – i clandestini li va a prendere direttamente a casa loro: una vera e propria attività di scafismo che, in un Paese civile, avrebbe visto i principali responsabili fucilati per alto tradimento. 

Non si era mai visto, in millenni e millenni di civiltà e organizzazioni politiche come Stati, Imperi e organizzazioni territoriali più o meno sovrane e padrone del proprio territorio, qualcuno che utilizzasse il proprio esercito non per difendere i sacri confini, bensì per favorire una vera e propria invasione legalizzata di una enorme massa di criminali e parassiti per i quali l’Italia altro non è se non una gigantesca terra di nessuno, via privilegiata verso l’Europa del Nord nel migliore dei casi, terra di illegalità e impunità diffuse nel peggiore.

Gli svantaggi di queste “risorse” (economiche, almeno nel loro caso)? Loro hanno potuto avere i posti migliori, le case migliori, i locali migliori, i quartieri migliori. Gli spacciatori agli angoli delle strade, le prostitute a tutte le ore, i quartieri in cui si ha anche paura ad uscire di casa, i rom che entrano nella tua azienda per rubare tutto il rubabile: tutto questo, invece, lo hanno lasciato ai pezzenti come noi. E quando qualcuno si è sacrosantemente stufato di subire in silenzio, ed ha provato ad alzare la testa, ecco che era già pronto l’anatema politico-sociale: fascista, razzista, intollerante, estremista, violento. Chiedere a quelli di Tor Sapienza, che di Fascismo e Libertà non sono di sicuro, per credere. 

In tutto questo dobbiamo pure sorbirci la finta indignazione della Presidentessa Laura Boldrini, una che come dirigente dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati prima, e come attivista di sinistra e Presidente della Camera poi, ha attivamente contribuito per far diventare questo Paese lo schifo che è oggi, ed è una dei principali responsabili di questo scempio. 

Ma no, non basta ancora. Dobbiamo pure leggere i tweet di Nichi Vendola e dei poveri coglioni che gli danno retta. Come se non sia stato Renzi a decidere di commissariare tutta la sezione romana del suo partito, come se il PD non c’entri nulla con lo scandalo (e invece se la stanno facendo sotto anche loro), come se Ozzimo e Coratti si siano dimessi per solidarietà con la destra. L’innata ipocrisia e faccia da culo di quelli di sinistra si vede anche su Twitter.



Qualcuno lo dica, all'antifascista pugliese: se c'è qualcuno che la mafia l'ha sconfitta a calci nel culo, quello è stato proprio il Fascismo. Non a caso Giovanni Falcone, uno che di mafia qualcosa ne sapeva, scrisse: «L'unico tentativo serio di lotta alla mafia fu quello del prefetto Mori, durante il Fascismo, mentre dopo, lo Stato ha sminuito, sottovalutato o semplicemente colluso. Sfidiamo gli antifascisti a negare che la mafia ritornò trionfante in Sicilia ed in Italia al seguito degli "Alleati" e degli antifascisti, in ricompensa dell'aiuto concreto che essa fornì per lo sbarco e la conquista dell'isola!"
 
Servirebbe aggiungere altro, per mettere a tacere lo stronzetto  pugliese? Ma si! Al contrario dei suoi amici di sinistra, Mussolini non si arricchì mai personalmente. Quando venne appeso a testa in giù, dalle sue tasche non cadde nemmeno un centesimo. Leggiamo cosa scrisse a tal proposito il Ministro dell’Interno dell’epoca Fascista, Gianpietro Pellegrini: «Nel novembre era stato preparato un decreto, da me controfirmato, con il quale si assegnava al Capo della Rsi l’appannaggio mensile di 120 mila Lire. Il decreto, però, che doveva essere sottoposto alla firma del Capo dello Stato, fu da lui violentemente respinto una prima volta. Alla presentazione, effettuata dal sottosegretario di Stato, Medaglia d’Oro Barracu, seguì una seconda del suo segretario particolare Dolfin. A me, che, sollecitato da Dolfin e dall’economo, ripresentai per la terza volta il decreto, Mussolini disse: “Sentite, Pellegrini, noi siamo in quattro: io, Rachele, Romano e Annamaria. Mille lire ciascuno sono sufficienti”. Dovetti insistere nel fargli notare che, a parte l’insufficienza della cifra indicata in relazione al costo della vita, occorreva tener conto delle spese della sua casa e degli uffici. Dopo vive sollecitazioni finì per accettare, essendo egli anche Ministro degli Esteri, solo l’indennità mensile di 12.500 lire assegnata ad ogni altro Ministro. Nel dicembre 1944, però, mi inviò una lettera che pubblicò, rinunciando ad ogni e qualsiasi emolumento, ritenendo sufficienti alle sue necessità i diritti d’autore».

Capito, stronzetto pugliese? Parliamo di qualcuno di un po’ più rispettabile dei Carminati, degli Alemanno, degli Ozzimo, dei Coratti, di tutto il PD romano, e di quei coglioni che danno retta alle stronzate che dici.

Ora lo sappiamo, ne abbiamo una ennesima dimostrazione. Il loro non è libero mercato, ma la nuova frontiera dello schiavismo. Non è vero che ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare: ci sono salari da fame che gli italiani non possono accettare, e che invece gli immigrati accettano benissimo. La loro non è integrazione, ma disintegrazione, dell’Italia in primis. La loro non è bontà, è buonismo, e sulla pelle nostra, tra l'altro.

E fanno schifo. Tutti collusi. Tutti colpevoli. Tutti meriterebbero di essere fucilati al muro per alto tradimento. Miserabili.