domenica 8 novembre 2009

Quanti ancora devono morire?

Prima i soldi c’erano; poi non c’erano più. Poi erano tornati. Adesso i 500 milioni che servirebbero per fare la Sassari-Olbia, la strada che ogni anno provoca caterve di morti, sono spariti di nuovo.

Non compaiono infatti nel documento di programmazione del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica).

Sembra proprio che la storia di una autostrada, la cui realizzazione sarebbe importantissima per lo sviluppo della Sardegna, sia emblematica della sorte di quest’Isola. Perennemente in bilico tra le eccessive dimenticanze di un Governo per il quale intervento strutturale significa quasi esclusivamente “Ponte sullo Stretto”, e un governo regionale troppo occupato da un lato a gettare acqua sul fuoco e dall’altro a non scontentare il capo che siede a Roma.

mercoledì 4 novembre 2009

La strage dei cammelli che nessuno vuole

In un Paese che calpesta impunemente le vite dei palestinesi, chiedere che vangano rispettati gli esseri non umani è pura utopia. Ecco che fine fanno, in Israele, quei dolcissimi e teneri animali che sono i cammelli.
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GERUSALEMME – Le navi del deserto sono vascelli fantasma. Centinaia di cammelli. Abbandonati. Arrivano dall’Africa carichi d’armi, di droga, di sigarette, guidati dagli spalloni. Servono a contrabbandare lungo le carovaniere che risalgono dal Sudan, dal Sinai. Portano merci proibite nelle oasi beduine, o all’ingresso dei tunnel per Gaza. Scaricano i loro tesori. E poi vengono lasciati al loro destino. A cercare acqua e cibo. A vagare per le spianate del Negev, le sabbie desertiche di Paran, le dune rocciose di Agur. A vagabondare lungo il confine tra l’Egitto e Israele, 266 chilometri. Camminando senza meta. Ruminando sperduti. Resistendo allo stato brado per settimane, mesi. Finché non s’imbattono in qualche guardia di frontiera. Che ha l’ordine di bloccarli. Di legarli per le zampe. E d’abbatterli sul posto.
LA PROTESTA ANIMALISTA - Si uccidono così anche i cammelli. E i dromedari. In uno degli angoli più pattugliati del Medio Oriente, dove la caccia è soprattutto al clandestino o al terrorista, dov’è facile morire per gli uomini e figurarsi se preoccupano gli animali, da anni si consuma una strage silenziosa. Trecento cammelli ammazzati nell’ultimo anno, denunciano gli ambientalisti di «Let the Animals Live». Il ministero dell’Agricoltura israeliano dice che non si può far altrimenti: «Il problema principale è tutelare la salute pubblica. Queste bestie entrano dall’Egitto, ma non sappiamo esattamente da dove vengano. Non hanno marchio. Spesso portano infezioni come la febbre della Rift Valley, pericolosa anche per l’uomo, perché provoca cecità e in certi casi è mortale. Impossibile fare prevenzione, in un’area tanto vasta. Ed è un problema anche restituirle agli egiziani, raccomandando di tenerle sotto custodia: al Cairo prendono la faccenda come un atto di sfiducia nel loro servizio veterinario. L’esercito israeliano non ha l’ordine d’ucciderle, però a volte è l’unica scelta possibile».
«STRAGE SENZA SENSO» - E’ più facile che un cammello passi per la cruna d’un ago, piuttosto che entri nel territorio d’Israele. Ma tanta severità indigna gli ecologisti: «Da secoli – dice Etti Altman, che sulla questione ha presentato un dossier a Gerusalemme -, migliaia di cammelli sono transitati per quei deserti. E nessuno ha mai lanciato allarmi d’infezioni gravi. I beduini li usano da sempre. Questa strage è senza senso e nasconde ben altri obbiettivi. Primo fra tutti, quello di colpire i contrabbandieri d’armi e i traffici verso Gaza». Le proteste sono numerose, le richieste altrettante. Alcune drastiche: come la proposta di costruire una barriera di filo spinato lungo il confine, «perlomeno in corrispondenza delle oasi e delle aree verdi, le cose che più attraggono i cammelli». C’è anche chi vorrebbe fossero istituiti centri di quarantena, gestiti in cooperazione tra Israele ed Egitto, dove tenere gli animali in osservazione prima di riportarli in altre zone lontane dal confine.
GOVERNI ASSENTI - Né il governo Netanyahu, però, né Mubarak hanno voglia di spendere soldi in questo progetto. E soprattutto lo considerano inutile: «Nella maggior parte dei casi – rispondono dal ministero dell’Agricoltura israeliano -, i sintomi delle malattie dei cammelli non sono visibili. Puoi tenerli in quarantena quanto vuoi, e puoi stare certo che le infezioni si propagano ugualmente». Anche l’Egitto s’è mostrato indifferente alla questione: il cammello non è considerato un esemplare da proteggere, non è aggressivo, e non importa molto che ve ne siano migliaia senza padrone. La settimana scorsa, i militari israeliani hanno catturato una piccola mandria. Per una volta, hanno provato a riportarli oltreconfine: poche ore dopo, erano già ritornati sulle loro orme.

martedì 3 novembre 2009

L'intervista più bella del mondo

Quella che vi presento in questo articolo è un’intervista che mi riempie di soddisfazione, non tanto per le cose in essa contenute, ma per la sua genesi e realizzazione; chi avrà la fortuna di visitare dal 31 ottobre al 4 novembre questo link: http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?id=6063 la potrà vedere direttamente ospitata sul sito della rivista online che l’ha pubblicata… Ma gli altri non temano, perché la troveranno inserita in fondo a questo articolo, nonché rappresentata fotograficamente nella stessa veste in cui è uscita online.

Qualcuno comincerà a chiedersi che cosa si celi dietro questa strana intervista e perché la sua pubblicazione online è stata limitata a soli 5 giorni, ed io, per soddisfare la sete di conoscenza dei miei (pochi) lettori, mi accingo ad informavi a proposito di questa strana e, per certi versi, squallida storia di giornalismo comunista.

Nel lontano 2005, cercando casualmente sul motore di ricerca Google qualcosa che riguardasse la mia persona, mi imbattei in una “intervista a Carlo Gariglio”, rilasciata ad un giornalista che non avevo mai sentito nominare e pubblicata su una rivista online a me sconosciuta… Preso dalla curiosità mi precipitai ad esaminarla e, con mia somma sorpresa, scoprii che era un’intervista inventata di sana pianta dal solito mitomane e malato di mente comunista, ovvero uno dei tanti che campano cercando di diffamare e rovinare il prossimo nel nome dell’antifascismo militante.

Costui, essendo privo di argomenti come tutti i comunisti della storia, invece di contattarmi ed intervistarmi sul serio, preferì inventarsi una serie di assurdità, condite con scurrilità varie, da mettermi in bocca per giustificare la sua paranoia comunista; dulcis in fundo, terminava la sua porcata incollando un pistolotto firmato dalla solita “partigiana che scende dai monti”, comunista, divenuta dopo la guerra deputata pagata a peso d’oro per raccontare ai gonzi le solite storielle resistenzialiste. Più precisamente, data la scarsa fantasia fornitagli da Madre Natura, il compagno giornalista copiò integralmente una vera intervista rilasciata dal sottoscritto al Dott. Enrico Oliari, leader dei cosiddetti gay-lib, ovvero quella parte del mondo gay che parteggia per la destra; tale intervista è ancora oggi visibile sul sito del Dott. Oliari: http://www.oliari.com/interviste/gariglio.html. Ma essendosi la suddetta intervista svolta su binari di assoluta correttezza e non potendo così additare al pubblico ludibrio il Fascista tanto odiato, il compagno giornalista decise di taroccarla nel peggiore dei modi, ossia inserendo qua e là dei termini volgari che non ho mai pronunciato in vita mia, tipo “culattoni”, ed inventando del tutto domande e risposte dalle quali si evinceva che il sottoscritto avrebbe definito i Giudici “tutti bastardi, ebrei e comunisti”, ovvero una definizione che neppure un demente oserebbe dare in una pubblica intervista, al di là di quello che dovesse realmente pensare a proposito. A mo’ di ciliegine sulla torta il compagno scribacchino aggiunse anche, sempre a nome mio, qualche insulto e minaccia ai danni degli elettori di AN, nonché un discorso sconnesso volto a difendere uno dei tanti nazisti accusati di avere compiuto stragi ai danni della popolazione italiana durante la guerra, benché io mai avessi parlato di quel caso specifico…

Credeva così il partigiano giornalista di essersi guadagnato l’assunzione presso “Repubblica”, nonché di avere messo nei guai il sottoscritto, descrivendolo come un rozzo ignorante capace solo di pronunciare discorsi sconclusionati, volgari e minacciosi… Magari nella sua fantasia malata di povero comunista sognava una denuncia ai miei danni da parte di qualche suo compagno importante o di qualche toga rossa offesa dai “miei” insulti… Ma aveva fatto i conti senza l’oste, dato che non appena mi accorsi della falsa intervista, mi precipitai a denunciare il fatto alla Magistratura. Francamente temevo che tutto sarebbe finito come al solito, ovvero con qualche solerte PM rosso di Asti pronto ad archiviare la mia denuncia, ma stranamente, almeno per una volta, alle toghe rosse astigiane sfuggì la mia querela ed il compagno giornalista venne rinviato a giudizio!

Accortosi che per una volta il “soccorso rosso” giudiziario stava venendo meno, l’eroico giornalista comunista decise di venire a patti con l’odiato Fascista da abbattere: mi fece contattare da un avvocato, che mi propose di ritirare la denuncia in cambio di ben due interviste riparatrici, una da pubblicarsi sul periodico telematico che già pubblicò quella falsa, probabilmente ad insaputa del direttore, ed una su un periodico cartaceo non meglio identificato.
Divertito dalla cosa, risposi al partigiano che avrebbe dovuto pagare ben di più per il suo squallido comportamento… E così, fra un’offerta ed una richiesta, dopo alcuni mesi di trattative ed udienze in Tribunale, il giornalista rosso (di rabbia, questa volta) si decise a pagare al sottoscritto 1500 Euro e si impegnò a fare pubblicare un’intervista vera sul periodico telematico incriminato… La promessa di pubblicare anche su un giornale cartaceo, come ogni promessa di comunista, svanì nel nulla.

E siamo arrivati all’intervista che segue, che il direttore del periodico, probabilmente per non farsi troppo sporcare il sito dalla presenza di un Fascista, ha deciso di limitare a 5 soli giorni di pubblicazione… Errore mio quello di fidarmi della parola di un comunista senza farmi mettere in forma scritta l’impegno a tenere l’intervista sul sito in archivio per sempre… Ma la soddisfazione di vedere il compagno giornalista partigiano rifugiarsi sulle montagne con le pive nel sacco ed il portafoglio alleggerito è impagabile, così come è impagabile vedere i salti mortali di quanti prima ti offrono un intervista e poi, per paura ed odio politico, la limitano a 5 giorni di pubblicazione.

Qualora qualcuno di noi avesse mai dei dubbi a proposito della necessità di estirpare dalla faccia della terra il cancro comunista per permettere a tutti di vivere sereni ed in pace, certe esperienze non fanno che fortificare le nostre convizioni: non si può lasciare campo libero a questi sudici personaggi, campioni di vigliaccheria, immoralità, falsità e cattiveria allo stato puro, che purtroppo nel corso degli anni si sono annidati come batteri nei settori più importanti della vita quotidiana, quali magistratura, giornalismo, scuola ed università.

[Primo Piano - interni]
Intervista a Carlo Gariglio
di Riccardo Castagneri
31/10/2009

Dopo una richiesta di rettifica arrivata al nostro giornale, pubblichiamo un’intervista a Carlo Gariglio, rappresentante del movimento politico fascismo e libertà. L’intervista, di Riccardo Castagneri, riporta il pensiero politico e le opinione del dottor Carlo Gariglio che lasciamo alla valutazione dei lettori di rivist@. In un precedente articolo, sempre ad opera di Riccardo Castagneri, le opinioni riportate non erano conformi a quanto sostenuto dal movimento politico fascismo e libertà e dal suo rappresentante.

RC: Dottor Gariglio,Nelle ultime consultazioni lei ha invitato gli iscritti e i simpatizzanti di Fascismo e Libertà all’astensione al voto. Come pensa di poter sostenere le vostre rivendicazioni e di poterli rappresentare democraticamente?
CG: E quale alternativa avevamo? Quando si vive in una società mafiosa, ove si scontrano una coalizione di mafiosi antifascisti di sinistra ed una coalizione di mafiosi antifascisti di destra, che alternativa hanno quelli che, come noi, amano definirsi fascisti ed antimafiosi? Dovremmo forse scegliere di votare per il meno antifascista? Un fascista con un minimo di amor proprio non può votare per chi si vanta di essere antifascista, anche a costo di non essere rappresentato in alcun modo nella politica odierna.

RC: Per quale motivo ritiene che oggi sia possibile essere fascisti e quali sono i motivi che vi portano a prendere drasticamente le distanze dagli altri movimenti dell’estrema destra?
CG: Potrei ribaltare la domanda: per quale motivo non dovrebbe essere possibile oggi essere fascisti? Se la sua obiezione riguarda la data di nascita dell’ideologia, le ricordo che comunismo, socialismo, liberalismo e dottrine varie sono tutte più antiche del fascismo; se, invece, voleva sottintendere qualcosa a proposito dei risultati ottenuti, Le ricordo che il tanto vituperato fascismo prese in mano un’Italia ferita da una I Guerra Mondiale vinta senza godere dei riconoscimenti promessi dagli alleati, nonché sconvolta dal cosiddetto “biennio rosso” (il periodo storico in cui socialisti e comunisti misero a ferro e fuoco l’Italia nel tentativo di trasformarla in un soviet sull’esempio della rivoluzione bolscevica in Russia), e la seppe trasformare in un Paese moderno, con una legislazione sociale a tutela delle classi deboli che ci invidiò il mondo intero, con istruzione e sanità gratuite, con diritto alla proprietà della casa per tutti i lavoratori e con un’espansione di infrastrutture mai più eguagliata. Oggi molti hanno la faccia tosta di dirsi comunisti, benché il comunismo ovunque sia giunto al potere ed in qualsiasi epoca storica, non ha mai prodotto altro all’infuori di Gulag, stermini, privazioni della libertà, guerre e miseria… Circa l’estrema destra, la risposta è molto semplice: non abbiamo nulla a che fare con “lorsignori” perché il fascismo non è mai stato di destra, ed anzi, se va a leggersi il primo programma fascista del 1919, lo si potrebbe collocare persino a sinistra! La favoletta del fascismo al soldo di borghesi e capitalisti per soggiogare le classi operaie deriva dai soliti cialtroni che hanno mistificato tutta la storia degli ultimi 90 anni; il fascismo non fu altro che una forma di socialismo nazionale, ovvero un socialismo epurato dalle tante cretinate internazionaliste del marxismo… Non a caso il fascismo legiferò un Ventennio a favore delle classi umili e meno abbienti, limitando notevolmente le pretese della borghesia rapace e sfruttatrice ed arrivando persino a socializzare le imprese. Sarà forse per questo motivo che i migliori alleati dei sedicenti “partigiani” furono proprio gli industriali del Nord Italia, i quali vennero ripagati dai loro compagni di merende del CLN con l’abolizione immediata della Legge sulla socializzazione?

RC: Ci sono state in passato o ci saranno in futuro delle intese con il PDL di Berlusconi e Fini?
CG: Dato che, come accennavo prima, noi non abbiamo nulla a che fare con la destra, sia essa estrema, sociale, moderata o come diavolo la vogliono chiamare, non abbiamo mai avuto, né mai avremo, qualcosa a che fare con il PDL o con i suoi alleati occulti dei vari Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Azione Sociale ed altri, ovvero con quanti fingono di rifiutare il berlusconismo per poi venire a patti con il duo Berlusconi – Fini in cambio di qualche sgabello ed un piatto di lenticchie. Senza contare la pregiudiziale antifascista che costoro amano sbandierare…Certo, a volte non possiamo fare a meno di notare che a fronte del rischio di essere governati da personaggi come Prodi, Di Pietro, Veltroni, Franceschini ed altri, persino un uomo come Berlusconi può apparire un salvatore della Patria ed assurgere al ruolo di statista… Ma da questo a sostenerlo ce ne passa!

RC: Pur condividendo gli attacchi a mafie, massonerie, scandali e malapolitica, davvero è convinto che il ventennio sia totalmente immune da colpe ed errori?
CG: L’ho mai detto? Se il fascismo viene guardato con occhi onesti e non con l’ottica menzognera dei vecchi stalinisti che lo combatterono non per amore di democrazia, ma per trasformare la nostra povera Italia in una colonia dell’URSS, il bilancio di 20 anni di governo non può che essere largamente in attivo. Le opere pubbliche ancora oggi in piedi ed i pochi diritti rimasti ai lavoratori ed ai poveri provengono tutti dal fascismo, mentre 64 anni di “democrazia” cosa hanno portato? Scandali, ruberie, tangenti, mafia (estirpata dal fascismo e riportata dagli “alleati” al potere in tutto il sud Italia fin dal primo giorno del loro sbarco), tasse astronomiche, ticket sulle medicine e sulle prestazioni sanitarie, pensioni da fame, corruzione in ogni campo della vita sociale…Devo continuare?

RC: Converrà che nelle amministrative di giugno 2009, avete raggiunto un risultato significativo in due soli paesini dell’astigiano. Come pensa che possa essere recepito il messaggio che Fascismo e Libertà è, come dire, un movimento nazionale?
CG: Noto con piacere che si è informato sui nostri risultati elettorali… Bene, ma come al solito l’informazione è lacunosa, perché dimentica di ricordare che siamo stati sì presenti in 4 piccoli comuni (3 dell’astigiano ed uno del torinese), ma che saremmo anche stati presenti con pieno diritto alle elezioni Provinciali di Torino (cioè di una provincia con 2 milioni e mezzo di abitanti), nonché ad un’altra comunale di un piccolo paesino del milanese… Dico saremmo perché, essendo l’Italia una finta democrazia ed un vero regime mafioso – partigiano, un gruppuscolo di magistrati torinesi della Corte d’Appello (le solite toghe rosse in servizio permanente ed effettivo) ha pensato bene di cacciare via la nostra lista dalle provinciali ritenendo il nostro simbolo illegale… E questo nonostante sia lo stesso simbolo che è stato consacrato del tutto legittimo da un’apposita Sentenza del Consiglio di Stato del 1994… Nonché lo stesso simbolo che è stato ritenuto legittimo per il Comune di Brozolo, che sempre in provincia di Torino è! Dunque è bene tenere presente che le liste MFL presenti alle elezioni sono solo una piccola parte di quelle presentate, dal momento che ogni anno prefetti e vice prefetti corrotti, nonché magistrati partigiani, si divertono a sabotare le nostre liste per guadagnarsi benemerenze da parte del mafioso regime antifascista. In ogni caso, nonostante l’artiglieria pesante utilizzata dal regime, dal 1999 ad oggi il MFL è riuscito ad essere presente in varie elezioni amministrative delle province di Asti, Torino, Como, Pavia, Brescia, Roma, Isernia, Campobasso, Sassari, Cosenza, ottenendo anche l’elezione di vari consiglieri comunali (alcuni tuttora in carica) in provincia di Asti, Torino, Isernia, Campobasso e Sassari. Non saremo il PDL o il PD, ma ci siamo… E questo nonostante i sabotaggi da “Repubblica delle Banane”, il cui resoconto è puntualmente riportato sul mio blog: www.lavvocatodeldiavolo.biz

RC: Molto spesso denunciate pubblicamente atti di sabotaggio nei confronti delle vostre liste elettorali e limitazioni dei vostri diritti politici: a cosa vi riferite?
CG: Un primo accenno lo ha già avuto a proposito dell’illegittima esclusione dalla provinciali di Torino. Un altro esempio, di rara gravità, posso farlo a proposito del Comune di Nosate (MI). Lì, in occasione delle ultime elezioni, la Commissione Elettorale ha correttamente valutato la legittimità della lista MFL e del relativo simbolo, approvando entrambi ed inserendoci nel sorteggio per il numero d’ordine della lista. Ma ben 15 giorni dopo, su sollecitazione addirittura del Prefetto di Milano (il quale non ha un simile potere, è bene saperlo), la commissione si è nuovamente riunita stracciando la precedente decisione ed eliminando dalle elezioni la nostra lista! Tutto questo, mi ripeto, accade in spregio a Leggi e Sentenze stesse della giustizia penale ed amministrativa, in quanto fin dal 1992 le Procure della Repubblica Italiana interpellate, hanno sancito che il MFL è un movimento del tutto legittimo, con uno Statuto ed un programma democratici e che nulla abbiamo a che fare con i reati previsti dalla XII Disposizione Transitoria della Costituzione e dalla cosiddetta “Legge Scelba”, mentre i TAR di Lazio e Sicilia hanno sancito, imitati poi dal Consiglio di Stato, la nostra piena legalità anche dal punto di vista del contrassegno elettorale. Ciò nonostante, ogni nostra apparizione alle elezioni mobilita l’apparato dello Stato con il solo ed unico fine di limitare il più possibile la presenza elettorale e propagandistica del MFL, azioni che non esito a definire attuate con modalità mafiose… Presenza che, è utile sottolineare, ci sarà sempre impedita per quanto riguarda le elezioni nazionali ed europee, in quanto, nei modi a parer mio non democratici degli apparati del Ministero, che decidono a proposito dei contrassegni che vengono depositati in quelle occasioni, hanno sempre respinto il nostro simbolo, incuranti persino della già citata Sentenza del Consiglio di Stato del 1994, la quale venne promulgata proprio su richiesta dello stesso Ministero dell’Interno! E questo perché accade? Perché le decisioni del Ministero in tema di contrassegni elettorali sono inappellabili! Ovvero, non esiste organo superiore a cui proporre appello, cosa che è largamente anticostituzionale…Persino i TAR sono stati prezzolati a questo squallido fine, infatti dal 2005, su indicazione del Consiglio di Stato, tutti i ricorsi pre-elettorali di piccoli partiti o liste scomode come la nostra vengono bocciati con la motivazione che vanno riproposti DOPO le elezioni, al fine di chiederne l’annullamento e la ripetizione… Si può Immaginare da solo quante possibilità ci sono per un piccolo movimento di vedersi riconoscere giustizia tramite l’annullamento e la ripetizione di un’elezione nazionale, europea, regionale o anche solo provinciale! Ovviamente, se a ricorrere è il PDL, il TAR finge di non ricordare la direttiva del 2005 e riammette la lista, come accaduto per le provinciali di Savona del giugno scorso! E vi stupite ancora se qualcuno, di fronte alla scelta fra un regime all’acqua di rose come quello del Ventennio ed un regime mafioso – partigiano impostoci dalle baionette straniere, osa preferire il primo, ove almeno nessuno si riempiva la bocca di vuote parole tipo “libertà”, “democrazia” e “diritti costituzionali”?

RC: Il suo è comunque un attacco a ministeri, magistratura, alte cariche dello Stato. Un attacco senza quartiere alle istituzioni.
CG: La cosa le pare strana? Noi non facciamo altro che denunciare cose tristi e reali, che chiunque può verificare anche solo visionando sul nostro sito le varie Sentenze disattese che legittimano la nostra esistenza (http://www.fascismoeliberta.info/phpf/viewpage.php?page_id=6) Dovremmo forse accettare supinamente, come fa la maggior parte di questo popolo di rimbecilliti dal Grande Fratello e Face Book, di vivere in una dittatura illiberale camuffata da democrazia?

domenica 1 novembre 2009

Allevatori o produttori? Il business dei cuccioli

Tratto da www.liberazione.it

E' sopratutto grazie all'ordinanza Martini di agosto, che prevede per tutti i cani l'iscrizione all'anagrafe canina e il microchip, che l'estate 2009 ha segnato un netto calo, il 51% in meno, degli abbandoni di animali. Politiche contro il randagismo sono inserite anche nella Finanziaria: per il 2010 è previsto infatti uno stanziamento di 3.415.000 di euro che al 60% dovranno essere usati per sterilizzare i randagi e per incentivare lo stesso procedimento negli animali "di proprietà". Questi interventi sono in parte utili, ma la risoluzione del problema effettivo, cioè che i cani sono troppi ed è per questo che ci sono tanti randagi in giro e i canili sono stracolmi, resta lontana.
Non si verrà mai a capo del problema finché continuerà da parte di allevatori professionali e amatoriali la "produzione" massiccia e incontrollata di cuccioli, che prendono il posto dei trovatelli e sono spesso le vittime dell'abbandono da parte di chi sceglie un cane e un gatto solo per fare affari. Come per ogni forma di investimento, anche se qui in ballo ci sono esseri viventi, lo scopo di chi alleva è la massimizzazione del profitto: è per questo che le mamme, le cosiddette fattrici, possono "sfornare" nella loro vita un gran numero di cuccioli perché non esiste un limite preciso di età oltre il quale evitare gli accoppiamenti. Serve un certificato dopo i 7 anni, spiegano all'Enci, l'associazione degli allevatori di cani, ma si arriva tranquillamente fino ai 9-10 anni.
Secondo il codice deontologico dell'associazione, gli allevatori sono tenuti a rispettare le leggi vigenti sul benessere degli animali, ma di fatto non esiste alcun organo deputato al controllo e nel regolamento ufficiale l'associazione si limita a enunciare i rigorosi parametri che escludono dall' ottenimento del pedigree (ovvero di fatto dalla vendita) i cuccioli nati da accoppiamenti avvenuti accidentalmente tra cani non selezionati all'uopo, quelli con determinate patologie e quelli in generale fuori dallo standard internazionale della razza.
E' istintivo allora chiedersi che fine facciano gli animali scartati o le mamme che non possono più figliare. Purtroppo non è un'illazione degli animalisti, ma quanto ammettono gli stessi soci dell'Enci, che per tanti di loro il destino sia un'illegale soppressione. Perché, del resto, degli imprenditori dovrebbero spendere per mantenere in vita animali inutili, se il loro interesse è puramente economico? E la molla del profitto è quella che spinge anche la maggioranza dei compratori. E' tanto lampante questo che, come spiega un allevatore, esiste una regola non scritta, ma praticata in generale, per cui se un acquirente scopre che il suo esemplare è affetto da patologie congenite, non riconosciute o riconoscibili alla vendita e che precludano, ad esempio, la partecipazione ai concorsi di bellezza, può richiedere la metà della cifra spesa o addirittura il cambio del cane.
Di recente, poi, è venuto alla luce un caso molto grave che fa riflettere sulle aberrazioni cui può portare la logica del profitto e la mancanza dei controlli in un settore così delicato. Nel gennaio 2009 il Nirda, il nucleo della Forestale che si occupa dei reati contro gli animali, ha messo sotto sequestro l'allevamento di cani pointer "Del Vento" di Ravenna per gravi evidenze di maltrattamento. L'allevatore applicava alla luce del sole un metodo di "selezione naturale" che presupponeva la non regolare distribuzione del cibo e dell'acqua, affinché solo gli animali più forti sopravvivessero attraverso la sopraffazione dei più deboli. Chi non riusciva dimostrava di non esser adatto a prolificare. Al momento dell'incursione della Forestale sono stati trovati quasi 220 animali, 30 i cuccioli, ridotti a pelle e ossa, pieni di ferite e di parassiti, ricoperti di feci che per stessa ammissione del proprietario non venivano rimosse da anni. Gli animali sopravvissuti sono tuttora ricoverati presso una struttura dell'associazione Animal Liberation , in attesa che la magistratura si esprima sulla denuncia di maltrattamento e gli animali possano essere eventualmente adottati. Il proprietario era in possesso del regolare "affisso" Enci, che è stato poi sospeso al momento del sequestro in attesa della sentenza. E' inquietante, e fa pensare, che anche di fronte a una situazione di tale evidente gravità da comportare un intervento immediato delle autorità, la reazione della cinofilia non sia stata di aperta condanna, anzi. L'allevatore è stato invece appoggiato apertamente dal Pointer Club d'Italia, l'associazione dei "produttori" di questa razza di cani da caccia, che, in contrasto con la stessa Enci, ne giustificava l'operato e si preoccupava che la sottrazione dei cani all'uomo potesse mettere a rischio il prezioso valore genetico dei cani.
E ancora oggi sul sito di un'importante rivista venatoria si leggono i commenti di solerti difensori della razza pura che lamentano lo stato dei cani mostrati, più in carne e liberi, sul sito di Animal Liberation , «rovinati perché troppo grassi rispetto allo standard», e auspicano una revisione della legge sul benessere degli animali perché non possano più accadere casi simili. Ovvero che la vita dei cani possa contare di più del business che si fa sulla loro pelle.
Leonora Pigliucci

sabato 31 ottobre 2009

La tragedia del caso M'arrizzo

Possiamo dire anche noi qualche cosa sul “M’arrizzo”, come l’ho soprannominato affettuosamente? Ma si… in questi giorni la TV non fa che scavare nel torbido dell’ex Presidente, come a suo tempo fece con Berlusconi. Ma c’è un “ma”. L’avete notato? Ora Marrazzo, da pervertito che va con i trans, assume al cielo della sinistra radical-chic come un uomo tutto d’un pezzo: lui si che ha avuto il coraggio di dimettersi, mica come Berlusconi, che è sempre lì, al suo posto. Ma mentre Berlusconi si è rombato delle gnocche

M’Arrizzo si è fatto il trans.


La sensazione che se ne ha, perlomeno in chi non vuole rassegnarsi all'anormalità spacciata per normalità, è molto diversa.

Comunque sia: M’arrizzo ha fatto appena in tempo a pronunciare gli anatemi contro il docente della Sapienza, Antonio Caracciolo, che poi è caduto miseramente, beccato con l’augello di fuori e le strisce di cocaina sul tavolo, mentre uno strano essere umano lo ricopriva di attenzioni. Dev’essere la legge del contrappasso, una sorta di giustizia divina che si è scagliata contro chi vuole anche dirci, dall’alto della sua falsa moralità, cosa dobbiamo pensare sull’Olocausto e sulla Storia in generale, salvo poi disporsi gentilmente a quota 90 col primo trans d’annata.

Partiamo da una considerazione, che in questi giorni è stata espressa più e più volte proprio da coloro che, i pennivendoli in prima posizione, non si sono dati la minima briga di rispettarla: le vicende private non dovrebbero essere analisi di indagine politica. Ma, aggiungo io, quando un politico, oppure un uomo che ricopre un importante incarico pubblico, arriva a mettere a repentaglio la sua vita politica e pubblica per il vizietto dei trans, allora la sua vita privata riguarda tutti noi. Non foss’altro che un politico che è ricattabile non può fare il politico.

A trans il M’arrizzo – a quanto è dato sapere – ci è andato con la macchina presidenziale, una di quelle migliaia e migliaia di autoblu che paghiamo ai politici per svolgere i loro incarichi istituzionali, con grande spreco di denaro pubblico. Ora abbiamo l’ennesima conferma che l’utilizzo di questi veicoli è particolarmente dinamico. Ecco per che cosa i cittadini del Lazio pagavano l’autoblu di M’arrizzo: per farlo andare a trans. Ed ecco la giustificazione dello stipendio spropositato che il M’arrizzo riceve in virtù delle sue prestazioni: pagare i carabinieri bifolchi che lo ricattano. Francamente: se avesse fatto come il mitico Alessandro Haber in Parenti Serpenti, che si gira dai parenti per dire candidamente “Mi piace il cazzo, e allora?” probabilmente il personaggio ci sarebbe piaciuto di più. Da buoni italiani amanti delle commedie all’italiana di Bombolo, di Thomas Milian e di Lino Banfi, avremmo apprezzato il gesto istrionico, la reazione pronta. Invece quella faccia da culo con la quale, prima di sprofondare definitivamente nella vergogna, è andato davanti ai microfoni a dire che lui era sereno, che era convinto che si sarebbe risolto tutto, con quel suo faccione da snob, antipatico e spocchioso, era semplicemente intollerabile.

Ad Annozero, nel frattempo, abbiamo potuto vedere quali saranno i prossimi soggetti politici che calcheranno le scene politiche italiane: trans e puttane, assunti al rango di opinionisti e fini intellettuali. Che fanno tremare, in questi giorni, tutto il Parlamento: credete forse che Marrazzo sia l’unico a cui piaccia prenderlo da dietro? Illusi. Vedrete che a breve ci sarà una qualche legge per mettere a tacere le porcate dei politici che vanno a trans. L’hanno fatto con il falso in bilancio e la corruzione e volete che non lo facciano per i politici che vanno con i transessuali malfatti? Ci sarà sicuramente l’unanimità del Parlamento.

E’ sicuramente l’esempio migliore, degno di una farsa, di una classe politica che ha da tempo abdicato alla sua funzione di guida e di esempio per rintanarsi nelle ville, nei palazzi di potere a spartirsi appalti, mazzette e trans. E con i nostri soldi si pagano le autoblu, le troie e la cocaina, salvo poi apparire in televisione a darci lezioni di vita, di morale, magari anche di religione (cattolica). E vorrebbero anche guardarci negli occhi col ditino alzato, a noi che non abbiamo autoblu, non andiamo a trans e non possiamo permetterci di tirare fuori assegni da ventimila euro a botta per far tacere chi di dovere…

P.S. Ultimo aggiornamento: M’arrizzo è andato in ritiro spirituale in un convento nella campagna laziale. M’arrizzo, i frati, il convento… Insomma: M’arrizzo è irrecuperabile.

venerdì 30 ottobre 2009

Come muoiono gli uomini

Tratto dalla rete internet:

Era l’ultimo assistente personale di Adolf Hitler ancora in vita: è morto a 96 anni domenica scorsa, secondo quanto sostiene oggi la Bild, nel mito del suo Fuherer, cui fu vicinissimo. In una intervista rilasciata qualche anno fa allo stesso tabloid, rispose di non essere pentito di nulla.

mercoledì 28 ottobre 2009

I medici obiettori? Licenziamoli

Oggi il sito Repubblica.it riporta questa notizia.

"Assassina, sta uccidendo suo figlio", ha urlato Leandro Aletti, responsabile di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Melzo (Milano) e noto antiabortista, simpatizzante di Comunione e liberazione, a ciascuna delle tre donne, dai 27 ai 36 anni, che avevano scelto quella struttura pubblica per abortire.

Per chi è consapevole del potere che Comunione e Liberazione e la massoneria vaticana (Opus Dei) hanno in Lombardia – dove non c’è una nomina di direttore, assessore, consigliere regionale o semplice appalto edilizio che non sia gradito a CL – la cosa, purtroppo, non dovrebbe stupire più di tanto.

Ma ripropone con energia un problema che solo in una Nazione posizionata sempre e comunque a novanta gradi nei confronti del Vaticano può assumere tutta questa gravità.

La carta jolly che la pretaglia e i suoi manutengoli utilizzano per giustificare la loro opera di repressione capillare è quella della cosiddetta obiezione di coscienza. Una sorta di assegno in bianco (che la pretaglia vorrebbe estendere anche ai farmacisti) con il quale si attua una vera e propria discriminazione nei confronti delle donne che vogliono abortire. Certo, certo: per fortuna non tutte le discriminazioni sono così palesi e violente come quelle dell’obiettore Aletti. Il più delle volte (come documentò un documentario televisivo di qualche tempo fa – forse Report – girato proprio nelle strutture sanitarie della Lombardia) ci si accontenta di sottoporre le pazienti ad un vero e proprio consultorio, non richiesto e non gradito, con delle gentili donnine che cercano di riportare la malcapitata “abortista” sulla retta via.

Sia ben chiaro: il sottoscritto e il MFL tutto sono lontani anni luce dagli slogan massonici del partito radicale e delle femministe d’accatto. Né ciò significa essere favorevoli sempre e comunque all’aborto. Significa, sic et simpliciter, che un medico qualunque non può opporsi alle decisioni dello Stato, del Ministero della Salute e del Servizio Sanitario Nazionale. Lo Stato ritorni ad avere la sua importanza. Cosa accadesse se l’obiezione di coscienza venisse estesa anche ad altre questioni, come per esempio l’opportunità o no di curare dei militari che hanno partecipato ad azioni di guerra? Che i medici potrebbero decidere il bello e il cattivo tempo, contravvenendo così alle disposizioni dello Stato. Ciò dovrebbe essere inaccettabile in qualunque Stato, ma ancor più in qualunque Stato che voglia essere laico anche nei fatti, non solo a parole.

Il medico deve applicare le disposizioni dello Stato, suo datore di lavoro. Non ritiene giuste quelle disposizioni? Si licenzi e vada a fare il muratore: non avrà alcun rimorso di coscienza. Che si cominci a denunciare i medici obiettori per interruzione di pubblico servizio, con opportune sanzioni disciplinari: la loro coscienza non deve interessare lo Stato. E neanche noi.

sabato 24 ottobre 2009

Il Grande Fratello si è mosso. E fa paura.



La campagna di diffamazione che colpisce il docente de La Sapienza Antonio Caracciolo è a dir poco disgustosa e stomachevole.

Capita che la Grande Menzogna, per tenersi in piedi, non abbia solo bisogno di tutte quelle caratteristiche che, storicamente, sono proprie delle religioni: dogmi (la soluzione finale), martiri (i sei milioni), luoghi sacri (Auschwitz, Dachau), testi della fede.

Di tanto in tanto c'è anche bisogno di qualcuno che impersoni Satana: l'eterno antisemita, il massacratore di innocenti, il negazionista, il revisionista. E' uno dei tanti modi che gli innominabili hanno, oltre che per continuare a propagandare le loro menzogne, per mantenere il proprio potere di intimidazione e di sopraffazione: punirne uno per educarne cento.

Sempre fedele ai grandi potentati economici, La Repubblica apre la campagna di odio e di diffamazione contro uno studioso che – probabilmente ingenuamente – credeva di vivere in uno Stato di diritto e altro non ha fatto se non difendere, dalle pagine di quel strumento democratico che è la rete internet, il suo diritto a pensarla diversamente.

Anzi, neanche: ad avere dei dubbi. Ma i soloni della nuova religione olocaustica, l'abbiamo visto, non solo combattono con le loro armi a disposizione (che sono tante, continuamente in via di perfezionamento) chi non creda al dogma, ma hanno raggiunto un ulteriore grado di specializzazione. Ora si combatte non solo l'eretico, ma anche il dubbioso. Chi, cioè, non fa pubblica professione di fede. Del resto: non fu proprio l'ex Presidente del Senato, Marcello Pera, a scagliarsi veementemente contro Richard Williamson, dalle reti di Sky TG24, perché quest'ultimo aveva semplicemente detto che, non essendo uno storico, non voleva parlare di certi argomenti?

Sia ben chiaro: Williamson non aveva negato l'olocausto. Aveva solo detto che, non essendo la Storia la sua materia principale di studio, lasciava la parola agli esperti. E tanti esperti avevano/hanno una versione diversa da quella ufficiale, grazie alla quale la democrazia parassita e usuraia trova la sua giustificazione. Ma il fatto di non aver dichiarato pubblicamente di credere, per Pera, era già un reato di lesa maestà.

Ma stavolta è peggio. Stavolta assistiamo a diverse autorità (religiose, come Riccardo Pacifici; istituzionali, come l'ex missino – non ditegli Fascista che sennò ci rimane male – sindaco di Roma, Gianni Alemanno; culturali, come Frati) che, dall'alto delle loro alte cariche onorifiche e lautamente stipendiate, attaccano con livore un docente di Roma colpevole solo di aver espresso la sua idea nel suo spazio internet personale. E lo fanno, i “signori”, con atteggiamento vagamente mafioso. Si parla di denunce (la legge Mancino è il jolly che si utilizza per la repressione, essendo eccessivamente edulcorata la legge anti-negazionista di Mastella, che commina tre anni a chi incita all'odio razziale ma non parla esplicitamente di negazionismo olocaustico), di toglierli il lavoro, mandarlo addirittura a Dachau (vogliono forse riaprirlo per sbatterci dentro i revisionisti? Quanto manca perché gli eretici finiscano in qualche lager con il simbolo sul petto?) per convertirlo. Si spera, per convertirlo...

Dagli al professore, dagli al professore!, è il motto che gridano tutti. Tutti fanno a gara per distinguersi in questa forsennata campagna di odio. Verso un uomo, giova ricordarlo, che non si è macchiato di altro reato se non quello di esprimere pubblicamente il proprio disaccordo riguardo un avvenimento storico che si da' per certo, e tale deve rimanere, per il Potere.

In questa guerra mediatica, dove tutti i poteri forti si coalizzano contro un docente inerme, c'è da rimanere sbalorditi nel constatare la facilità con la quale tirano fuori l'armamentario di distruzione. Basta l'articoletto del primo pennivendolo da strapazzo, e può cominciare la mattanza.

Ti alzi, la mattina, e scopri di essere sulle prime pagine di tutti i giornali. Hanno preso una tua foto e l'hanno sbattuta in prima pagina. Come un mostro, un assassino, un pedofilo. Anzi, peggio. Questi stanno nelle stanze del potere. Tu sei solo uno che ha un semplice e comunissimo blog. Non sei abituato a vedere il tuo nome che circola sui giornali, alla TV... La tensione è tanta. Il telefono inizia a squillare. Tu, che non hai tutti gli agganci che hanno loro, hai paura. E ti chiedi: possono veramente togliermi il lavoro? Lo stipendio? Rovinarmi la reputazione? Come faccio con gli amici? La famiglia? La mia fidanzata? Possono, possono. Provi a prendere contatto con qualche giornale: hai o non hai il diritto di dare la tua versione? Ma il giornale, eterno servo dei padroni, fa solo quello che sa fare meglio: prende il tuo pensiero e lo stravolge; una frase da questo articolo, una citazione da quell'altro, togli qui, aggiungi lì, modifica in basso, ed ecco che la tua dichiarazione è completamente stravolta. Non è più quello che volevi dire: è un pensiero “altro” rispetto a quello che tu hai cercato vanamente di esprimere. Non lo riconosci come tuo. Fai l'unica cosa che puoi fare: accendi il pc e scrivi la tua versione sul tuo blog. Ma anche qui sai sempre che potrebbe non bastare. Basta il primo giudice che c'è disponibile, una imbeccata dall'uomo giusto, e il tuo blog è chiuso.

Il sistema ti si è ritorto contro. Ti senti strangolato. Ce l'hai alla gola. Il giorno prima non era niente, e ora lo senti che ti graffia nella carne.
Perché questo screditamento totale della tua persona, se sei un uomo pulito e semplice, ti fa male. Rischia di destabilizzarti profondamente.

Mi ha colpito profondamente una frase di quello che ha detto il Professore sul suo sito (cito a memoria per non perdere tutti i pensieri che ho adesso): “Tutti contro di me. Non ce la faccio. Siete 10 contro 1. per favore: venite uno alla volta, vi rispondo uno per uno”. Non c'è concetto migliore per esprimere tutto il loro potere: questo enorme e potente esercito che sta davanti a te, ti sovrasta, sono tanti, ognuno spara la sua, non sai da che parte girarti, a chi rispondere, cosa dire. Della imponente macchina da guerra che ti ha preso di mira, quale elemento attaccare per primo?

Forse il Rettore dell'Università, Frati, che ti dice di andare a Dachau? Ma se Dachau è l'unico campo di concentramento per il quale tutti gli storici – anche quelli ufficiali – concordano sul fatto che non fu un campo di sterminio?

Ad Alemanno, che con fare intimidatorio dice “E' di Forza Italia? Controlleremo anche questo”, come dire: se ci tira nel fango il PDL gli facciamo scontare tutto con gli interessi...

A Pacifici, che ne approfitta per patrocinare una legge anti-negazionista anche qui in Italia (quella di Mastella è troppo edulcorata)? Verrebbe voglia di rispondergli che la Storia non si decide nei Tribunali, ma con la ricerca e lo studio...

Fa veramente paura vedere questa tremenda campagna di odio e di discriminazione. E' in questi momenti che prendo piena consapevolezza di quanto “loro” siano forti. Di quello che possono fare, del potere che hanno. E' a dir poco spaventoso. Non senti una voce dissonante, un “ma”, un qualcuno che prova a calmare gli animi. Nulla. “Loro” sono compatti. Loro, che sono i primi negazionisti a comando: quelli che negano tutti i giorni l'olocausto che si compie a Gaza, che solidarizzano col carnefice con cartelli e striscioni mentre si compie la mattanza...

Per questo dobbiamo fare solo una cosa: prendere tutto quello che ha scritto il professore e stamparlo, poi nasconderlo. E leggerlo in segreto. Perché sai che oggi tocca a Caracciolo, poi toccherà a te. Possono venire a cercarti, dopo averti tappato la bocca chiudendo blogs, siti e quant'altro, e sequestrarti tutto quello che è "pensiero": scritti, appunti, cd-roms... Non l'abbiamo forse visto con Thule Toscana? Prima che loro vengano, sarai riuscito a tenere dentro la tua mente gli scritti di un uomo che è rimasto “libero”, e che ha combattuto per difendere il suo diritto sacrosanto di pensarla diversamente. Imprimiamoceli a fondo.

E' passata la legge sull'edilizia

È passata, tra mille polemiche, la nuova legge sull'edilizia sarda che, nelle intenzioni della maggioranza, ha l'obbiettivo di rilanciare un settore che era stato fortemente penalizzato dalla precedente gestione Soru.

Poche le modifiche, ma sufficienti a scatenare la bagarre.

Innanzitutto si potrà ampliare del 30% la superficie calpestabile dell'immobile (le strutture ricettive, alberghi e B&B in primis, del 35%); anche in quelle zone che distano a meno di 300 metri dal mare.

Grazie all'emendamento presentato dal consigliere regionale PDL Edoardo Tocco si potranno sfruttare anche i sottotetti calpestabili ed i seminterrati.

Passa anche una mozione fortemente voluta dal centro-sinistra: entro le 12 miglia dalla costa non si potrà costruire alcunché che turbi il sistema paesaggistico e costiero: niente impianti eolici, insomma, come si era vociferato nelle settimane scorse.

Come interpretare questo provvedimento? Non c'è dubbio che l'edilizia, che versava in condizioni disperate negli anni precedenti, potrà riprendere un poco a boccheggiare. Ma è anche vero che, in un territorio che spesso e volentieri è stato violentato dall'abusivismo edilizio, come quello sardo, il pericolo degli scempi paesaggistici è dietro l'angolo.

venerdì 23 ottobre 2009

Capoterra: dopo un anno ben poco è cambiato


Come al solito c'è l'imponente abisso tra le posizioni dei cittadini, rappresentati dal Comitato per la Sicurezza di Capoterra, e le istituzioni, rappresentate dalla Regione Sardegna e dal Comune di Cagliari.
Per il Comitato non è stato fatto proprio nulla, in un anno. Col risultato che basta una pioggia un poco più fitta del solito per provocare il panico tra coloro che un anno fa persero la propria casa e anche i propri cari.

Il Comune di Cagliari, invece, tira fuori le cifre: 35 milioni di euro sono stati stanziati per mettere in sicurezza Rio San Girolamo, le cui piene possono mettere in grave difficoltà i centri abitati da un momento all'altro. E' una tranche dei complessivi 80 milioni di euro che ha messo in capitolato la Regione.

Non solo: quasi mezzo milione di euro dovrebbe essere ripartito tra il centinaio di nomi (privati e commercianti) che hanno fatto richiesta di risarcimento. Un altro mezzo milione di euro dovrebbe essere stanziato in futuro.

Nel mezzo? La rabbia per una burocrazia (vero elemento da riformare completamente in un'Italia dove anche il più insignificante pezzo di carta rischia di bloccare qualunque attività) lenta e macchinosa. E quei cittadini che, quando sentono che le prime gocce iniziano a cadere, guardano il cielo chiedendo un po' di clemenza.

giovedì 22 ottobre 2009

Sessantacinque anni fa liberavano Gorla


Sono circa le undici del mattino, sessantacinque anni fa. E' una serata tersa, limpida. E' in quella giornata, come purtroppo in tante altre, che gli invasori americani dimostrano agli italiani come intendono la loro liberazione. 342 bombe, da 500 libre circa ciascuna, vengono sganciate sul centro abitato di Gorla. Quasi 80 tonnellate di distruzione che centrano prevalentemente la scuola elementare di Gorla, polverizzando 200 bambini e quasi tutti gli insegnanti.

Noi non dimentichiamo i crimini degli invasori angloamericani, che occupano ancora oggi la nostra Nazione con più di 190 basi di occupazione militare. Non ci uniamo alle sirene dell'antifascismo, che vorrebbero confinare questi crimini, per i quali mai nessuno ha pagato e mai nessuna autorità ha chiesto giustizia, nel dimenticatoio della Storia.

Ma continuiamo a pretendere giustizia e a difendere i nostri martiri ed eroi.

mercoledì 21 ottobre 2009

E' in arrivo una Banca del Mezzogiorno?


Le grandi banche hanno utilizzato i miliardi di dollari che gli Stati nazionali hanno concesso loro per far fronte alla crisi non per rilanciare all'economia, bensì per tenerle nei loro depositi e fare cassa.

Risultato? L'economia ristagna come e più di prima, e le banche possono distribuire bonus miliardari ai loro dirigenti. Sembra proprio che le grandi banche siano le uniche che, di questi tempi, non sanno cosa significhi la parola “crisi”, al contrario delle famiglie e delle fasce sociali più basse della società. La spiegazione di questi incredibili emolumenti – contro i quali si è scagliato solo a parole (nei fatti l'America ha sovvenzionato con aiuti pubblici le grandi banche) – è sempre la stessa: dobbiamo pagare al meglio i nostri manager perché quest'anno la banca chiude in attivo (e quando mai una grande banca ha chiuso in passivo?); altrimenti i nostri migliore cervelli vanno da altre banche che offrono di più. I migliori cervelli, sia detto per inciso, sono quelli dei mutui sub-prime, degli hedge funds, degli swap... Cioè i più diretti responsabili della crisi.

Giulio Tremonti ha forse in mente queste considerazioni, se si è spinto addirittura ad ipotizzare una Banca del Sud? Con quella che per il momento è solo un ipotesi (ma sembra che il Ministro dell'Economia stia spingendo molto forte in questa direzione) si è dato avvio a tutta una serie di polemiche e di discussioni che hanno occupato le pagine dei giornali nei giorni scorsi.

Sarebbe una vera e propria rivoluzione, nel mondo del capitalismo e della competizione più sfrenata e rapace (che del resto Tremonti difendeva a spada tratta solo fino a poco tempo fa), l'intervento dello Stato nell'economia. Eppure, forse, è questa una delle soluzioni che il Governo ha sul suo tavolo per affrontare un problema di totale immobilità del credito, che le banche trattengono per se, anziché prestare ad imprese e famiglie. Cosa che dovrebbe assolutamente normale, essendo quel denaro dei cittadini.

Ma come dovrebbe funzionare, nello specifico, la Banca del Sud?

La Banca del Mezzogiorno – questo il suo vero nome – è concepita come una struttura che dovrebbe far si che aumenti la disponibilità di credito per il meridione; verrebbe a colmare, in questo senso, una lacuna propria del meridione stesso, cioè la mancanza di banche con una forte radicalizzazione territoriale. È previsto che la banca sia un sostegno che favorisca la nascita di nuove imprese, il finanziamento di quelle già esistenti, l'aumento dell'occupazione. Dovrebbe essere una struttura all'interno della quale lo Stato rivestirebbe il ruolo di socio promotore: dovrebbe entrare nella società con 5 milioni di euro e uscire dall'assetto dopo cinque anni. Dopo di che si darebbe il via libera ai privati. I quali, fondamentalmente, dovrebbero essere il centinaio di banche di credito cooperativo più le poste italiane; gli sportelli di queste istituzioni (più di 1500 in tutto il Sud) dovrebbero andare a costituire la rete degli sportelli, vale a dire il supporto logistico vero e proprio all'interno del quale operare fattivamente.

Tale progetto è diventato, negli ultimi giorni, una vera e propria proposta di legge: a breve passerà all'esame del Parlamento.

Il pericolo più grande è senza dubbio uno, a parere di chi scrive (e non solo suo): che la Banca del Sud diventi una sorta di gigantesco desco sul quale mangino mafia e partiti politici, nonché imprenditori collusi in odore di grembiulino, come ci hanno insegnato i democristiani.

lunedì 19 ottobre 2009

Attentato in Iran: cui prodest?

La domanda su chi possa trarre vantaggio, nel delicato scacchiere della politica mondiale e medio-orientale, dall'attentato suicida avvenuto in Iran – attentato che ha ucciso circa una quarantina di persone, tra le quali uomini di alto rango dei Pasdaran – è una domanda che bisogna obbligatoriamente porsi.

Non ci vuole molto ad accorgersi che questo attentato è una vera e propria manna dal cielo per quei gruppi che non vedono di buon occhio l'incontro tra l'Iran e Stati Uniti, Russia e Francia per discutere del programma nucleare di Teheran. Gruppi che premono per le soluzioni veloci e rapide, stile Iraq e Afghanistan. La lobby israeliana è in prima fila nel caldeggiare questa soluzione.

L'Iran, dal canto suo, ha immediatamente accusato potenze estere, prime fra tutte Gran Bretagna e Inghilterra (oggi come ieri di mezzo ci sono sempre loro a scatenare le guerre). Sono dichiarazioni pesanti, che l'Iran – che in questi anni ha dimostrato di sapersi muovere con accortezza sullo scenario internazionale (non sono ancora riusciti a muovergli guerra) – non farebbe se non avesse in mano elementi validi. Che abbia forse intenzione di usarli come carta da giocare? Personalmente ne dubito.

Perché sembra che l'Iran, al summit di oggi (e a quello di qualche settimana fa), ci sia andato con le migliori intenzioni. Non è esclusa l'ipotesi che, per chiudere l'incontro, Teheran possa autorizzare la Russia a trattare l'arricchimento dell'uranio. La Russia già in passato ha caldeggiato questa opzione. Non c'è modo migliore, da parte di Ahmadinejad, di mostrare tutta la propria disponibilità. In sintesi dice: non credete al nostro programma di arricchimento dell'uranio per scopi civili? Bene: allora l'uranio prendetelo voi, lavorateci su, e poi restituitecelo.

Difficile affermare che l'Iran non stia tendendo le mani, specialmente all'amministrazione Obama.

Proprio per questo qualcuno ha pensato che forse, con qualche botto, si poteva accelerare la questione. Non ci sarebbe nulla di cui stupirsi.

Del resto: non abbiamo forse già visto, nella Storia passata, uno Stato che viene continuamente provocato onde poter suscitare una sua reazione e scatenare poi la guerra mondiale, facendo passare l'aggredito per aggressore e viceversa?

sabato 17 ottobre 2009

Rapporto Goldstone: il Gibuti è migliore dell'Italia

Il rapporto Goldstone, che inchioda alle sue responsabilità Israele e dimostra inequivocabilmente come il piccolo staterello democratico si sia macchiato di gravissimi crimini di guerra contro la popolazione palestinese durante l'ultima macelleria di Piombo Fuso, è passato all'ONU con 25 voti a favore su 47. Di misura, ma è passato. Tra i contrari, come è ovvio, Italia e gli Stati Uniti, sempre acriticamente dalla parte del carnefice. Che, tanto per non smentirsi, ha dimostrato, ancora una volta e nel totale silenzio della nostra stampa, quanto tenga alla pace con i palestinesi: due giorni fa il democratico esercito di Sion ha bombardato le coste di Gaza mentre i suoi aerei superavano il muro del suono a bassa quota dalle case palestinesi, provocando il terrore tra la martoriata popolazione palestinese (il rumore di arei da guerra che superano il muro del suono è terrificante, oltre che fortissimo).

Israele, che aveva mobilitato la lobby sionista per cercare di convincere e intimorire i sudditi Europei (il rapporto Goldstone sarebbe una vittoria del terrorismo, abbiamo il diritto di difenderci... e balle varie), incassa con rabbia e delusione.

Il primo passo verso la Norimberga dei veri carnefici della popolazione di Gaza è stato compiuto. Ora comincia un altra importante battaglia: l'incriminazione di Israele per crimini di guerra davanti ad un Tribunale Internazionale.

Dispiace vedere che, come al solito, l'Italia sta dalla parte sbagliata del conflitto. E che Gibuti e il Bangladesh ci diano lezioni di civiltà. Evidentemente da loro l'innominabile lobby non è eccessivamente ramificata...

giovedì 15 ottobre 2009

Non ci restano che i grassi e i pelati


Dopo i magistrati, il Presidente della Repubblica, gli esponenti della lobby che non possiamo nominare e i comunisti, ben presto in Italia ci sarà un'altra categoria che godrà di una impunità gratuita e generalizzata: gli omosessuali.

Certo, la legge non è passata (ma perché il PDL e il PD hanno avuto i loro problemi interni, non certo perché hanno riconosciuto l'idiozia della legge), ma il Ministro Carfagna si sta dando da fare per riproporre una legge che stabilisca una aggravante per le aggressioni di violenza contro gli omosessuali. Quando, qualche tempo fa, dissi che la Carfagna non avrebbe potuto fare più danni di chi l'aveva preceduta, non avevo idea di quello che avrebbe combinato. Oggi ammetto di essermi sbagliato: mai avrei pensato che la bella Ministra potesse creare simili sfaceli...

Insomma: il codice penale, per gli omosessuali, non basta più. Vogliono sentirsi una categoria veramente privilegiata. Quindi, in futuro, sarà molto probabile che noi comuni mortali, prima di litigare col nostro vicino che tiene la tv troppo alta o anche solo mandare a quel paese l'automobilista indisciplinato che ci taglia la strada, dovremmo chiedere i gusti sessuali del nostro interlocutore. Se risulta che è omosessuale non potremo fare nulla: non sia mai che la Concia o la Battaglia ci denuncino per crimini contro l'umanità, violazioni dei diritti umani, razzismo, fascismo, revisionismo, omofobia, misantropia e via dicendo...

Ciò dimostra che il nostro Paese, per quanto riguarda determinati argomenti, non esita a prendere strade “totalitarie”. Neanche il Fascismo, neanche il Nazionalsocialismo tedesco sono mai arrivati ad una simile impostazione: non solo punire determinati atti o atteggiamenti, ma anche il solo pensiero. Vogliono imporci addirittura di non provare schifo per gli omosessuali. Insomma: non potremo neanche esternare il nostro schifo per quelle squallide manifestazioni di pagliacci travestiti che di anno in anno siamo costretti a sorbirci per le strade italiane. Crimini contro l'umanità, razzismo, omofobia...

Possiamo comunque tirare un sospiro di sollievo: se il nostro vicino è una persona anziana, un islamico, un pelato o un obeso, tutte categorie che non fanno lobby e non godono di protezioni importanti, potremmo tranquillamente arrabbiarci.

Per male che ci vada, comunque sia, rimane sempre la categoria per eccellenza contro la quale la popolazione italiana potrà sfogare la sua rabbia con la sicurezza che mai nessun Ministro, Parlamentare o sodomita arriverà in sua difesa: quella dei Fascisti.

Ringrazino la destra, gli imbecilli che l'hanno votata.