sabato 24 febbraio 2018

A sinistra vogliono il morto

Padova, Bologna, Napoli, Palermo, Torino: sono solo le ultime città, in ordine di tempo, dove gli antifascisti dei centri sociali hanno potuto fare il bello e il cattivo tempo dandosi al loro sport preferito (perché tutelato dalle istituzioni e dai mass media), ovvero la caccia al fascista. Che si tratti di vandalizzare una città, aggredire le forze dell’ordine o pestare a sangue in dieci contro uno gli avversari politici, la sensazione che questa gente goda di un’impunità totale, come utili sgherri di regime, è sempre più palese.

Mentre questi teppisti sfasciano le vetrine, incendiano automobili e cassonetti dei rifiuti, aggrediscono le forze dell’ordine con bombe dotate di chiodi e bulloni, cioè appositamente pensate per uccidere (come quelle che sono state utilizzate contro i Carabinieri a Torino, in occasione di una manifestazione contro un comizio di Simone Di Stefano di CasaPound) o, alla meglio, per mutilare e gambizzare, oppure mentre si danno ad una vera e propria caccia all’uomo contro i militanti di destra, continua, incessante, il leit motiv di una sinistra in fase terminale e che vede nella recrudescenza dell’antifascismo la sua unica ragione di esistenza: i movimenti e i partiti fascisti vanno chiusi, i loro militanti arrestati. Non una sola parola di condanna per le decine e decine di vittime dei centri sociali e degli antagonisti, non una presa di posizione. Almeno fino a qualche giorno fa, quando, in due distinti episodi – l’aggressione palermitana a Massimo Ursino, dirigente napoletano di Forza Nuova, e l’utilizzo, come già scritto, di bombe di matrice terroristica contro i Carabinieri torinesi che hanno impedito agli antagonisti di venire a contatto con i militanti di destra che nel frattempo partecipavano ad un regolare ed autorizzato comizio – poco è mancato che ci scappasse il morto.

Giovanni Codraro e Carlo Mancuso, due tra gli autori del pestaggio contro un dirigente di Forza Nuova a Palermo qualche giorno fa, sono stati immediatamente rilasciati. Due pesi e due misure, come sempre. Vi immaginate l’ondata di sdegno se avessero rilasciato due militanti di destra o fascisti accusati di aver cercato di uccidere un ragazzo di sinistra? Perché di questo si tratta: l’imputazione è quella di tentato omicidio, messa nera su bianco dal gip: "La modalità dell'aggressione, nel senso del numero dei soggetti che vi hanno attivamente preso parte, il fatto di aver messo in totale inferiorità fisica la persona offesa a cui è stato calato sul viso un berretto di lana sia per renderla inoffensiva sia per impedirgli di riconoscere i suoi vigliacchi aggressori, la circostanza di aver addirittura legato col nastro adesivo le gambe di Ursino per impedirgli di scappare...non può far dubitare della sussistenza certa del dolo non delle lesioni ma del tentato omicidio". Lo scrive la Procura nella richiesta di convalida del fermo di Giovanni Codraro e Carlo Mancuso.


Questi vandali e teppisti si possono permettere il lusso di compiere qualunque cosa e i politici, lungi dal condannare queste azioni, continuano a premere incessantemente sullo stesso tasto: chiudete i movimenti fascisti perché sono contrari alla Costituzione, arrestate i loro esponenti. Ora, nessuno ha mai spiegato ai mandanti di questi criminali che delle due l’una: o i movimenti e i partiti fascisti sono realmente fuorilegge e in aperto contrasto con la Costituzione, e quindi lo Stato non è capace di far rispettare la legge nella stragrande maggioranza del suo territorio, addirittura permettendo a questi stessi partiti e movimenti di fare propaganda elettorale alla luce del sole, oppure questi movimenti e partiti politici sono già stati sottoposti al vaglio della Magistratura e non violano nessuna legge, e quindi possono esistere al pari di tutti gli altri.

Che idea si può fare un criminale di estrema sinistra, ignorante e cretino per definizione, quando si sente continuamente dire che c’è un’emergenza democratica perché partiti palesemente illegali sono tranquillamente e alla luce del sole sulla scena politica? Si sente in dovere, come la cronaca ha dimostrato, di intervenire da solo, con spranghe e bombe chiodate. I mandanti morali dei teppisti e degli antagonisti dei centri sociali vanno ricercati in Gentiloni, Grasso, Boldrini, Saviano, e tutti coloro che, lungi dall’aver mai pronunciato una parola, anche solo di circostanza, di condanna o di biasimo per le decine di attentati contro sedi di movimenti di destra, i pestaggi, gli agguati, hanno contribuito a soffiare incessantemente sul fuoco dell’odio, e continuano anche oggi. Proprio in questo momento, a Roma, i mandanti morali degli indagati per tentato omicidio ai danni di Massimo Ursino sbandierano ai quattro venti, in piazza, la loro contrarietà alla violenza fascista, ben consapevoli che la violenza, in questi ultimi mesi, è venuta solo ed esclusivamente da un'unica parte politica: la loro.


L’unica spiegazione a tutto ciò è che la sinistra, e una certa parte del governo e del potere, voglia il morto, e che solo per una serie di fortunate coincidenze questo non ci sia ancora stato.

Ecco da che parte stiamo

Casomai qualcuno abbia qualche dubbio.


giovedì 22 febbraio 2018

Se agli antifascisti è permesso tutto

I comunisti sono come gli immigrati clandestini: dovunque ci siano loro c’è spaccio, violenza, degrado e criminalità.

Ne sanno qualcosa a Milano, specialmente in Via Val Bogna e zone limitrofe, dove i residenti sono costretti a convivere, da qualche anno, con il centro sociale Lambretta. Il quale a parole dovrebbe essere al servizio dei cittadini, qualunque cosa questo voglia significare, ma in realtà altro non è che un insieme di attività illegali e senza alcuna concessione praticate sotto gli occhi di tutti: una palestra in cui si fa pugilato che non è registrata alla federazione ufficiale, come impone la legge; una discoteca dove vengono somministrati alcolici a tutte le ore, senza alcuna licenza; un ristorante abusivo, senza alcun controllo sulla qualità del cibo servito, senza alcuna prescrizione tra quelle previste dalla legge, e senza ovviamente pagare nessuna tassa. E, è quasi superfluo il ricordarlo, il tutto viene fatto allacciandosi abusivamente alla condotta idrica e a quella elettrica, da buoni parassiti.


A ciò si aggiunga tutto ciò che avere dei teppisti di sinistra nel proprio quartiere comporta: rifiuti e immondizia lasciati dappertutto (tanto in quelle strade non ci vivono loro), urla e schiamazzi notturni (tanto non hanno un c***o da fare il giorno dopo: cosa potrà mai importar loro di chi il giorno dopo deve svegliarsi presto per andare al lavoro?), automobili distrutte e vandalizzate (tanto non le hanno comperate loro con i loro soldi), vomito e urina lasciati come piacevole ricordo all’entrata dei condomini (sono sotto il livello animale, e quindi, come gli animali, urinano, vomitano e defecano in strada senza alcun problema), strade interrotte e bloccate senza alcuna autorizzazione per i loro spettacoli da deficienti (tanto la Polizia Municipale della Giunta Sala è amica loro, che problema c’è?), citofoni suonati a tarda notte giusto per rompere le scatole al prossimo (sono dei bimbiminkia nel corpo di trenta/quarantenni con la paghetta di papà), e tanto altro.



Lettere inviate a sindaco, prefetto, questore e forze dell’ordine; denunce ai Carabinieri; articoli di giornali; manifestazioni della cittadinanza: tutto si è rivelato inutile. Le forze dell’ordine non intervengono, il sindaco fa orecchie da mercante, e i cittadini della zona sono costretti a sorbirsi ogni notte degrado, vandalismo e insicurezza. Tutto, però, ed è questa la cosa che forse fa più rabbia, viene fatto alla luce del sole. Talmente sfacciata e arrogante che i tossici possono pure permettersi di pubblicizzare su Facebook la “serata THC”, interamente incentrata sulla droga. L’impunità di cui gode questa gente, che in queste ultime settimane si è permessa l’aggressione fisica e il pestaggio contro gli avversari politici senza che un esponente di sinistra battesse ciglio, è pressoché totale. Il sindaco Sala fa orecchie da mercante; le forze dell’ordine, che vengono chiamate dai disperati residenti una notte si e l’altra pure, non si fanno vedere, e quando si fanno vedere è giusto per la presenza.

In uno Stato ancora degno di essere chiamato tale, la situazione verrebbe risolta facilmente. Stacco della corrente elettrica da parte del Comune (già questo atto, che viene fatto senza troppi riguardi verso tutti gli altri poveri cristi che non pagano con puntualità le bollette, sarebbe sufficiente a far cessare l’attività), stacco dalla condotta idrica, sgombero forzato degli abusivi, con qualche sacrosanto calcio nel culo, se necessario.

Nel nostro, di Stato, sappiamo fin troppo bene come andrà la cosa: tutti continueranno a far finta di non vedere fino a che qualcuno, esasperato dall'assenza delle istituzioni, non deciderà di farsi giustizia da solo, magari con qualche fucilata liberatoria ad altezza gambe. Allora la Boldrini, Grasso e Saviano (che, dopo il 4 marzo, saranno finiti nel dimenticatoio, ci auguriamo) diranno che il mandante morale è Salvini e la destra fascista e xenofoba, e che quindi tutti i movimenti di destra e/o fascisti devono essere chiusi e i loro esponenti e militanti arrestati. Le forze dell'ordine, forse, batteranno un colpo: effettueranno qualche controllo in più o, se si ha un colpo di culo, lo sgombero. Sarà in quel preciso momento che l'amico magistrato, magari il papà di uno dei drogati indagati, cercherà di aggiustare le cose. Ad ogni modo si potrà stare relativamente tranquilli: il sindaco, così attento alle realtà dei centri sociali che costituiscono il braccio armato di una sinistra ormai allo sbando e capace di interloquire con gli avversari politici solo mediante l'intimidazione, anche fisica, troverà una nuova sede per i prodi eroi antifascisti così violentemente e brutalmente sgomberati dalle forze dell'ordine, che saranno dichiarate anch'esse fasciste: gli "antagonisti" saranno quindi spostati in un altro quartiere per portare spaccio, criminalità, degrado e delinquenza da un'altra parte, per far impazzire qualche altro quartiere.

Ricordatevi anche di questi teppisti e di chi li sostiene sempre e comunque, quando andrete a votare.


(Le foto sono state prese dalla pagina Facebook del comitato “No al CSOA Lambretta”)

mercoledì 21 febbraio 2018

Consigliere PD picchia selvaggiamente due immigrati, ma qui mandanti morali non ce ne sono

Se la storia che vi stiamo per raccontare fosse accaduta ad un consigliere leghista, per dirne uno, avremmo avuto edizioni straordinarie dei TG e dei giornali per settimane, con collegamenti in diretta di Barbara D’Urso, le urla di dolore di Madama Boldrini e qualche città messa a ferro e fuoco dai simpatici antifascisti per protestare contro la recrudescenza del pericolo xenofobo e fascista.



Invece, siccome si tratta di un consigliere comunale di sinistra, tal Rosario Dezio, consigliere comunale in quota PD a Vittoria, in provincia di Ragusa, tutto tace. La solita, vecchia tattica della sinistra antifascista: le notizie si gonfiano e si inventano quando servono a screditare i nemici, e si cammuffano o si omettono quando mettono in cattiva luce gli amici.

Dalla cronaca locale apprendiamo che Rosario Dezio avrebbe prima pestato selvaggiamente due suoi dipendenti rumeni e poi li avrebbe addirittura presi a fucilate, fortunatamente mancandoli. Cosa avrebbero mai fatto i due poveri malcapitati? Avrebbero rubato – udite udite! – una bombola del gas per scaldarsi. Fortunatamente i due sfortunati sono riusciti a fuggire: uno è stato ritrovato nascosto in un giaciglio di emergenza, ancora sotto choc per il terrore; l’altro ha trovato rifugio da un amico.

Traduzione: sei un miserabile sfruttatore che lascia morire di freddo i tuoi dipendenti e, quando questi accendono una bombola del gas di tua proprietà per riscaldarsi, li riempi di botte e spari loro pure addosso. Da persona che ha una attività, e che ripone la massima fiducia nei propri collaboratori, io posso solo immaginare che tipo di uomo possa essere uno che spara addosso ad un proprio dipendente se questo prende una bombola del gas di proprietà aziendale perché sta morendo di freddo.

Che cosa hanno da dire tutti coloro che hanno indicato in Matteo Salvini e nei militanti di destra razzisti e xenofobi (li stessi che vengono aggrediti in dieci contro uno e pestati a sangue) il mandante morale di Luca Traini?


Già il ragionamento degli antifascisti è miserabile di per se. Ma se si dovesse applicare a loro con la stessa solerzia con cui viene applicato agli avversari politici ne uscirebbero malissimo…

Vigliacchi e infami, cioè antifascisti

Nella giornata di ieri Massimo Ursino, responsabile locale del movimento Forza Nuova in Sicilia, è stato immobilizzato da una decina di persone a volto coperto che, in pieno giorno e in una via centralissima di Palermo, lo hanno legato con del nastro da pacchi per poi pestarlo selvaggiamente. Ursino è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove i medici gli hanno riscontrato ferite gravi, diverse delle quali alla testa.


Questa è solo l’ennesima aggressione (che poteva pure costare il morto) di una sinistra senza più argomenti e che ha condotto, in questi ultimi mesi, una campagna di demonizzazione dell’avversario politico – specie se militante di destra o/fascista – come mai se ne sono viste in Italia, forse nemmeno negli anni di piombo.

Abbiamo assistito ad una campagna di odio e di diffamazione, sostenuta congiuntamente dallo schieramento politico e mediatico, che indica nei militanti di destra, nei fascisti e/o presunti tali, un cancro della democrazia da estirpare. Movimenti e partiti che sono perfettamente democratici e legittimi, che sono stati sottoposti al vaglio della Magistratura in inchieste passate e che hanno ricevuto il plauso ad operare e ad esercitare sono stati ritenuti eversivi, sovversivi, violenti, dei vulnus della democrazia da estirpare in ogni modo possibile. Ed è ovvio che quando non fai che descrivere la parte politica avversa come illegale, quando le neghi addirittura la patente di legittimità che invece la legge ha definitivamente sancito, quando per mettere a tacere l’avversario politico non fai altro che citare (male e a sproposito) la Costituzione e la XII Disposizione Transitoria, come clave ideologiche per mettere a tacere l’avversario, è perfettamente normale che qualcuno tra quei teppisti e tossici che frequentano i centri sociali si senta in dovere di mettere a tacere l’avversario politico – considerato non in qualità di avversario, bensì di nemico – con la violenza. La stessa che è stata esercitata a Napoli per impedire un comizio di destra, e che ha visto il capoluogo della Campania messo a ferro e fuoco senza che alcun politico prendesse le distanze da siffatti atteggiamenti. La stessa che è stata esercitata a Bologna, con Pietro Grasso che, nel tentativo di raccattare qualche voto per il suo miserabile partito, subito dopo i fatti ha commentato che comunque la manifestazione dei fascisti avrebbe dovuto essere vietata: come a dire che si, forse i ragazzi dei centri sociali sono stati un po’ birbantelli malmenando un Carabiniere a terra, distruggendo auto, vandalizzando negozi, però si trattava sempre di manifestare contro i cattivi fascisti, suvvia!

A parti inverse, un militante di sinistra immobilizzato da dieci persone e pestato a sangue in pieno centro, avremmo avuto edizioni straordinarie dei TG per 24 ore su 24, Madama Boldrini in pellegrinaggio presso il luogo del martirio (per un mafioso nigeriano che ha causato una rissa in cui egli stesso perse la vita lo hanno fatto!), appelli alla mummia del Quirinale per chiudere tutti i movimenti fascisti o pseudo-tali, fiaccolate e manifestazioni antifasciste in tutta Italia, con annesso corollario di cassoni rovesciati, vetrine infrante, auto distrutte e poliziotti malmenati, ma sempre in nome della democrazia e del rispetto dei diritti, ci mancherebbe altro! Invece i comunisti e il canagliume dei drogati dei centri sociali sono sempre lasciati liberi di manifestare, con solerti questori che non esitano a vietare cerimonie di commemorazione dei caduti della seconda guerra mondiale ma che non battono ciglio per manifestazioni di militanti di estrema sinistra che – si sa – porteranno solo violenza e devastazione, e che puntualmente portano violenza e devastazione.

Nessuno, tra le forze politiche, ha sentito il dovere di esprimere vicinanza, almeno umana, ad una persona che è stata oggetto di un agguato così vigliacco e crudele. Crudele perché è stato preparato con meticolosità, studiando le abitudini della vittima e i suoi orari (in pieno stile brigatista); vigliacco perché non solo Ursino è stato affrontato in netta superiorità numerica, bensì i vigliacchi dei centri sociali lo hanno addirittura legato nonostante fossero almeno una decina: in questo, e basterebbe solo questo, si ravvisa tutta la vigliaccheria di questi luridi tossici, cani da guardia di un regime che sente sempre più il terreno franargli sotto i piedi.

L’unico esponente politico che ha commentato la vicenda, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, avrebbe fatto meglio a tacere: «Quanto avvenuto stasera con l’aggressione ai danni del segretario provinciale dell’organizzazione neofascista Forza Nuova a Palermo — ha affermato il sindaco Palermo, Leoluca Orlando —, è il segno della degenerazione che la politica italiana sta subendo, dopo avere sottovalutato la recrudescenza di fenomeni e comportamenti fascisti e razzisti, che rischiano di infettare culturalmente la società civile, anche quella che antifascista e antirazzista si proclama. Il fascismo — ha concluso — non si combatte con lo squadrismo, bensì con la cultura e la resistenza».

A parte il fatto che gli “eroi” della Resistenza, che hanno fatto anche di peggio, avevano esattamente questo modus operandi condito da vigliaccheria e infamia (via Rasella docet), capiamo, secondo questo personaggio, che quando sono i fascisti a praticare la violenza (spesso prevalentemente difensiva) la colpa è dei fascisti; quando invece i responsabili sono i centri sociali, la stessa teppaglia che ha messo a ferro e fuoco Napoli e Bologna e che ora vuole mettere a ferro e fuoco Torino per il comizio di Simone Di Stefano, la colpa è dei fascisti. Senza alcuna vergogna, senza alcuna concezione dell’onore e del rispetto dell’avversario, senza nemmeno che qualcuno gli abbia fatto una sonora pernacchia.

Il ragionamento è il seguente: se il mandante morale di Luca Traini è - ammesso e non concesso - Matteo Salvini, chi sarebbe il mandante morale delle violenze, dei pestaggi e degli agguati politici compiuti dai centri sociali nella più totale arroganza e impunità?

È evidente che la sinistra sta cercando il morto, nella speranza che la controparte reagisca altrettanto violentemente, in modo da poter dire: “Vedete quanto sono violenti e cattivi i fascisti? Mettiamoli tutti fuorilegge! Sciogliamo d’ufficio i loro partiti!” possibilmente prima del 4 marzo.

Non avranno questa soddisfazione, ci auguriamo.

martedì 20 febbraio 2018

La strage di Sciacca e l'ennesima figuraccia degli animalisti

Una mattanza, una strage: è questo ciò che è accaduto a Sciacca, paesino siciliano in cui sono stati ritrovati morti, a causa di esche avvelenate, decine e decine di cani che hanno avuto il solo torto di essere nati randagi, in una zona come il sud Italia dove questo equivale a morte certa.

Lo stesso sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, è stata oggetto di attacchi – anche minacce di morti – soprattutto a mezzo internet per non si capisce bene che cosa: non è certo colpa della Valenti se in questa Nazione il problema del randagismo è diventato una vera e propria piaga.

Certo, c’è una strana, stranissima coincidenza tra la strage di cani avvenuta a Sciacca – le stime degli animalisti del luogo parlano di più di 150 cani – e il fatto che proprio in quei territori passeranno, tra qualche mese, i corridori del Giro d’Italia. Animalisti che, dal canto loro, hanno dimostrato, ancora una volta, come spesso dalla ragione si possa passare al torto, con minacce ed insulti immotivati al sindaco di Sciacca che si è trovata, suo malgrado, a dover gestire una situazione agghiacciante.


Noi continuiamo a pensare che una persona che scientemente avvelena decine e decine di cagnolini possa essere curata in un solo modo: con un proiettile alla tempia.

lunedì 19 febbraio 2018

Si, "caro" Renzi: siamo anti-italiani



Qualche giorno fa, alla commemorazione delle vittime di Sant’Anna di Stazzema ad opera delle truppe nazionalsocialiste presenti sul suolo italiano (una strage provocata ad arte dai partigiani), Matteo Renzi ha affermato che chi “non è antifascista non è degno di essere italiano”.

Parole fortissime contro le quali ben pochi, specialmente tra i partiti di destra “costituzionalizzati”, hanno avuto qualche cosa da ridire?

Che in zona PD si cominci a fiutare l’odore della batosta che verrà dal 4 marzo in poi? Lo stesso Renzi, stando ad alcune voci di corridoio, aveva mal digerito la manifestazione antirazzista di Macerata che ha avuto il solo scopo, secondo lui, di spostare ulteriormente l’asse degli indecisi verso destra. Del resto non ci vuole un gran fiuto politico (di cui Renzi, tra l’altro, è ben dotato) per capire che se degli immigrati irregolari scuoiano viva una ragazzina, e tu fai una manifestazione in favore dell’immigrazione clandestina senza citare nemmeno per sbaglio Pamela, qualcuno un po’ riesci a farlo inc*****e.

In un certo senso Matteo Renzi ha ragione: se essere italiani significa accettare uno Stato che discrimina i suoi stessi cittadini per far spazio a centinaia di migliaia di criminali africani che ingrassano solo le coop di sinistra a fronte di disagio sociale, criminalità, insicurezza; se essere italiani significa avere una partita Iva e dover pagare il 75% di tasse per poi sentirsi anche dire che chi paga dovrà pagare ancora di più anche per conto dei morosi; se essere italiani significa avere una classe politica di corrotti, mafiosi, ladri e puttane che hanno molto più a cuore il benessere degli stranieri africani che quello dei loro connazionali africani; se essere italiani significa difendersi da un ladro e stare, sempre e comunque, dalla parte del torto perché qualche magistrato rosso ti iscriverà nel registro degli indagati per eccesso di legittima difesa; se essere italiani significa attendere mesi e mesi per una radiografia, anche se sei un malato di tumore all’ultimo stadio; se essere italiani significa questo e molto altro, allora siamo ben lieti di essere anti-italiani. 

Perché lo Stato che vogliamo costruire e in cui sogniamo di vivere è uno Stato che pensi prima di tutto ai suoi cittadini, e solo dopo agli stranieri; perché lo Stato che vogliamo è uno Stato in cui, a fronte di una tassazione “umana”, in cui ciascuno possa pagare con equità e secondo le proprie capacità con servizi efficienti; perché lo Stato che vogliamo significa poter sparare a qualcuno che entra in casa nostra con l’intenzione di rubare e/o di farci del male, e non finire sulla graticola; perché lo Stato che vogliamo è uno Stato che si prende cura dei più deboli, dei diseredati e degli sfortunati. 

A sinistra, insomma, provano la solita vecchia tattica: compattare, attorno al presunto pericolo di un presunto fascismo che ritorna, quanti più elettori possibili verso il PD, unico argine di questa deriva. Lo fa nel modo peggiore: privando (per ora solo dialetticamente) la controparte di una sua legittimità, perfino di una sua dignità: non siete degni di essere italiani, non avete alcun diritto a partecipare alla vita politica di questo Paese. Il segretario del PD non è nuovo a questo genere di trucco: qualche anno fa, in piena invasione africana, da un palco che lo acclamava disse (cito a memoria) “Noi non siamo contro gli immigrati! Noi non siamo mica bestie!” dando ad intendere, ovviamente, che chi invece chiede a gran voce regole certe per fermare l’immigrazione illegale una bestia lo sia davvero. Come è finita l’arroganza di Renzi lo sappiamo tutti: la sua faccia di bronzo umiliata dopo il referendum costituzionale e le sue dimissioni (a proposito: ma non disse che se avesse perso quella votazione non avrebbe più fatto politica?).

Speriamo che il 4 marzo si assista ad un bis ancora più divertente.

venerdì 16 febbraio 2018

I buoni sono da oggi ancora meno buoni. E la cosa non ci stupisce nemmeno un po'



Che le ong non fossero quelle umane e caritatevoli organizzazioni umanitarie pronte spontaneamente ad aiutare il prossimo l’avevamo già capito qualche anno fa, quando iniziarono, senza alcuno scrupolo per la destabilizzazione sociale portata di forza nelle nazioni europee (Italia fra tutte), ad inondarci di clandestini che andavano (anzi: vanno) addirittura a prendere sulle coste africane per poi scaricarle qui da noi, tra hotel di lusso, paghette con ricarica telefonica e wifi assicurato. La loro malafede era poi diventata palese quando l’ennesimo governo di centrosinistra non eletto, nel tentativo di arginare quella immigrazione di massa di africani che pur aveva contribuito in maniera importantissima a fomentare e che rischiava di diventare una vera bomba sociale (ricordate le manganellate sulla folla, tra cui donne e bambini, di cittadini che avevano cominciato a protestare, da una città all’altra, per impedire l’arrivo in massa di presunti profughi nei loro paesi?) aveva loro imposto una sorta di vademecum per poter continuare a scaricare il loro materiale umano in Italia, con tanto di Fratelli d’Italia che condusse una vera e propria battaglia in Parlamento (poi fortunatamente vinta) per costringerle, almeno quelle che usufruivano di soldi pubblici, a rendicontare al governo come venivano spesi quelli stessi soldi: pochissime ong aderirono a quella sorta di concordato col governo, mentre le altre preferirono ritirarsi da quello che, fino a poco tempo prima, era stato un assai lucroso affare di centinaia e centinaia di milioni di euro nel traffico di esseri umani.

Questi giorni veniamo a scoprire che i buoni, che non erano così buoni, sono ancora meno buoni. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato: la ong Oxfam, organizzazione che fu particolarmente attiva durante il terremoto di Haiti, è stata accusata di aver organizzato, sfruttando anche la popolazione locale, orge sessuali e festini sadomaso, col benevolo aiuto delle prostitute haitiane. Uno scandalo enorme, fatto di stupri dei funzionari della multinazionale alle adolescenti haitiane, festini con prostitute, droga e rituali orgiastici, di cui siamo venuti a conoscenza grazie ad una inchiesta sul Times del 9 febbraio scorso, tanto da costringere alle dimissioni la direttrice Penny Lawrence.

Medici Senza Frontiere, l’organizzazione internazionale che è stata particolarmente attiva nella tratta di schiavi dalle coste africane a quelle italiane, ha invece dichiarato in queste stesse ore di aver accertato, all’interno delle sue strutture e perpetrati da suoi funzionari e dirigenti, ben 40 casi di molestie e abusi sessuali.

Da delle organizzazioni al soldo di Soros e dei Rotschild, ammantate di immigrazionismo, buonismo e terzomondismo d’accatto, ci aspettiamo questo ed altro. I buoni, insomma, non sono così buoni come volevano far credere. E la cosa non ci stupisce nemmeno un po’.

"Stop Soros": così l'Ungheria dà un altro schiaffo ai buonisti pro-invasione



Più esplicita di così non potrebbe essere: la legge che il governo ungherese di Viktor Orban ha appena presentato al Parlamento nazionale si chiama “Stop Soros” (il miliardario ebreo deus ex machina di tantissime crisi economiche – come la svalutazione della lira negli anni Novanta – e noto finanziatore delle ong pro migranti che hanno costituito una vera e propria testa di ponte per l’invasione africana): le ong saranno sottoposte ad accurate visite ispettive, avranno l’obbligo di rendicontare i bilanci direttamente al governo e, più in generale, saranno fortemente private della enorme libertà di azione che ha contribuito così fortemente a destabilizzare le nazioni europee con il massiccio e costante arrivo di immigrati clandestini, in primis africani. 

Dopo l’istituzione di un gigantesco muro di confine – con tanto di guardie armate e filo spinato – per bloccare la rotta balcanica dell’immigrazione clandestina (che ha tato indignato le anime belle pro-invasione ma ha salvato la nazione ungherese dall’arrivo di centinaia di migliaia di immigrati irregolari all’interno del suo territorio) l’Ungheria compie un ulteriore passo avanti nel nome del totale ripristino della sua sovranità nazionale e del rispetto dei suoi confini.

Prendiamo esempio: si può fare!

giovedì 15 febbraio 2018

Su Pamela crolla il castello di carte della sinistra



La muraglia di sabbia che questa sinistra criminale ha eretto attorno ad Innocent Oshegale inizia a crollare miseramente. Le uniche cosa ancora da accertare, sull’omicidio di Pamela, è chi l’abbia accoltellata mortalmente. Su tutto il resto non ci sono dubbi.

Pamela non è morta per overdose, come ci hanno detto (una versione un po’ più morbida del “se l’è cercata”): è stato un omicidio efferato e, forse, hanno cominciato a vivisezionarla quando era ancora viva. Il fatto che non si trovino ancora parti di corpo come il cuore e il fegato, poi, rimanda ai riti vudu e primitivi della mafia nigeriana, al mangiare le parti vitali di un altro essere umano per incamerarne la forza e la vitalità.

Abbiamo mantenuto in un hotel a 4 stelle uno spacciatore, un criminale e, in sintesi, un miserabile sub animale, tra materiali di pregio, Jacuzzi, wifi e schermo televisivo in alta definizione, con ricariche telefoniche e buoni pasto che gli italiani in difficoltà economica si sognano.

Chi ci ha chiesto asilo, chi ha mangiato ed è stato ospitato a nostre spese, ha ucciso una nostra connazionale di 18 anni in un modo che una mente anche solo vagamente normale non può considerare senza rabbrividire, per poi berne il sangue come rito di iniziazione per la mafia nigeriana. Sembra di essere finiti in “Cannibal Holocaust” di Deodato o, peggio, indietro di duemila anni, esattamente come sono ancora i popoli incivili e non evoluti ai quali abbiamo spalancato le nostre porte.

In una Nazione ancora degna di definirsi tale saremmo passati già da tempo alle fucilazioni in pubblica piazza.