giovedì 2 luglio 2020

Davvero vi stupite se i negri cucinano gatti in mezzo alla strada?



A Campiglia Marittima un clandestino, appena scappato da un centro di accoglienza, cucina un gatto in mezzo alla strada, dopo averlo selvaggiamente pestato a terra (come si vede dalle macchie di sangue del filmato che lo ritrae mentre una donna si indigna, facendogli notare che se ha i soldi per le sigarette evidentemente ha anche 1 euro e 50 per comperarsi un panino, e lui la minaccia con un bastone); a Rosarno, in Provincia di Reggio Calabria, un altro clandestino gira tranquillamente in motorino, tenendo un gatto – si spera già morto, per il bene della povera bestiola – per una zampa, tra lo sconcerto dei passanti.


Guardo la mia cagnolina, una creatura indifesa di sette chili che dorme accucciata ai miei piedi, e penso che se mai dovessi assistere ad una scena simile potrei anche uccidere.

Mi chiedo, però, di che cosa vi scandalizziate. 

Una classe politica di criminali ha permesso, negli ultimi 10 anni (unica eccezione il primo governo Lega-5 Stelle, con Matteo Salvini che ha provato almeno a contenere l’invasione della Nazione ed è finito sulla graticola mediatica e giudiziaria), l’ingresso di centinaia di migliaia di criminali, di parassiti e di malati di mente, che lapidano pappagallini indifesi mentre svolazzano al parco (è successo all’uccello del noto attore comico Enzo Salvi, che, intromessosi per cercare di difendere il suo animale, è stato pure picchiato), che cucinano animali d’affezione in mezzo alla strada, una pratica barbara che noi italiani abbiamo praticato solo durante la guerra e nell’immediato dopoguerra, e di certo non ne andiamo fieri.

Ma davvero: di cosa vi stupite? Avete già dimenticato il caso di Pamela Mastropietro o di Desiree Mariottini? La prima è stata fatta a pezzi, presumibilmente ancora  viva, dopo essere stata violentata e drogata, e messa a tranci dentro due valigie poi abbandonate, diversi organi mancanti, presumibilmente utilizzati in qualche rituale selvaggio; la seconda è stata drogata, portata in un casolare abbandonato e poi ripetutamente violentata da almeno una dozzina di clandestini, e poi lasciata lì a morire, ed una volta morta l’hanno stuprata nuovamente.

Oppure potreste chiedere agli abitanti dell’isola di Lampedusa, che di stranieri che cucinano cani e gatti ne sanno qualcosa già da almeno una decina d’anni (eppure continuano a votare a sinistra: rappresentazione plastica della coglionaggine degli italiani).

Forse è il caso di rinfrescarvi la memoria, e ricordarvi cosa dicevano i due amici di Oshegale, il galantuomo che ha ucciso Pamela Mastropietro, in una intercettazione dei Carabinieri:

Desmond: «L’ha tagliata… l’ha tagliata, l’ha tagliata», «Gli ha tolto l’intestino… è molto coraggioso (inteso Innocent Oseghale)»
Awelima: «Quell’intestino forse l’ha buttato nel bagno»
D.: «L’intestino è lungo. Come puoi buttarlo dentro al bagno?!»
A.: «L’intestino poteva tagliarlo a pezzi»
D.: «Tagliarlo in pezzettini?»
A.: «Sì. Pezzi, pezzi. Così buttava a pezzetti. Così sarebbe stato più facile… Forse lui (inteso Innocent) ha già ucciso una persona così».
D.: «Gli ha tolto tutto il cuore»
A.: «Poteva mangiarlo. Perché non l’ha mangiato?»
D.: «Poteva metterlo in frigo»
A.: «Lo metteva in frigo e cominciava a mangiare i pezzi»
D.: «Così sarebbe stato meglio per lui mangiare il corpo»
A.: «Sarebbe stato meglio. Avrebbe avuto solo il problema per la testa, quella avrebbe dovuto buttarla. Tutto il resto invece lo metteva dentro il frigo e poi quando voleva lo cucinava.
D.: «Faceva il brodo»
A.: «Sì, continuava a mangiare il brodo poco a poco»
D.: «Se lui avesse avuto un congelatore grande, avrebbe potuto metterlo lì»
A.: «Poi lui quello che non riusciva a cucinare, lo buttava piano piano…»
D.: «Però lui ha detto che non è stata lui a tagliarla e forse per questo stanno ancora investigando»
A.: «Per questo stanno cercando qualcun altro»

Vi sembra così inconcepibile che persone che fanno cose simili a degli esseri umani, a delle ragazzine, e che hanno il sostegno e l’approvazione dei propri simili, non abbiano alcun problema a farlo con gli animali? 

Potreste rispondere che gli stranieri che si macchiano di atti simili siano una minoranza, a fronte di tanti altri che vengono qui per migliorare la propria vita ed integrarsi. Sbagliato. Gli stranieri sono tra il 5 e l’8% della popolazione ma delinquono per quasi la metà per quanto riguarda i reati contro la persona (aggressioni, scippi, violenze sessuali, omicidi); al 1 gennaio 2018 gli stranieri presenti in Italia – tra regolari ed irregolari (questi ultimi sono la maggior parte e, tenetevi forte, vi do’ una notizia: contrariamente ai regolari, che sono pochissimi, non contribuiscono a pagarci le pensioni, casomai fanno solo la raccolta di pomodori ad 1 euro e 50 l’ora, in condizioni da schiavi, per la gioia della Bellanova), erano poco più di 5 milioni: ebbene, nelle carceri italiane un terzo dei detenuti è straniero. Riepilogando: una piccolissima parte della popolazione, al massimo l’8%, riempie le carceri per un terzo e compie metà dei reati contro la persona: c’è un problema di incidenza dei reati e di proporzionalità? Si. Significa che abbiamo fatto entrare in Italia centinaia di migliaia di subumani che non possono – né tantomeno vogliono – integrarsi qui, e che anche se volessero non hanno i minimi mezzi culturali ed economici per farlo? Si. Nei loro Paesi è pure peggio? Si. Leggetevi Paolo Barnard, giornalista che non può certamente essere accusato di essere Fascista, e che non può essere Fascista ve ne accorgerete dalla cazzata che spara alla fine articolo che vi proponiamo (del resto ha fatto un articolo interamente contro i selvaggi africani, doveva equilibrare in qualche modo con una sana professione di antifascismo), e che è reperibile solo sul sito di Maurizio Blondet, nemmeno sul sito di Paolo Barnard stesso, chissà perché. Il grassetto è mio, non dell’articolo originale:


“L’avete vista la foto qui sopra? No, guardatela ancora, prima di leggere. No, non è colpa nostra qui, no. Un attimo e vi spiego chi è quel bimbo, e c’è da vomitare sui NEGRI.

Non capivo, non mi ci racapezzavo. Ero nell’ex Rhodesia, al confine con lo Zambia, e vedevo queste donne accasciate per le strade a chiedere l’elemosina. Sapete com’erano? Eramo mostri inimmaginabili neppure dal peggior make up artist della Hollywood dell’horror. Partite dai seni, se ancora li avevano, e andate in su. Normalmente ci sono le spalle e il collo e il volto, no? No. Quelle donne negre sopra i seni avevano una colata di carne fusa putrefatta a forma di cono, con talvolta due buchi in alto che dovevano essere stati gli occhi. Le vedevo con una mano tesa a chiedere l’elemosina. E sapete voi bella gente chi erano?

Erano donne che i NEGRI, i NEGRI dell’Africa LIBERA DAI PORCI INGLESI, AMERICANI, MULTINAZIONALI E ALTRI BASTARDI, erano donne che i negri prendevano legavano a un albero, gli mettevano un copertone d’auto attorno al collo inzuppato di benzina e gli davano fuoco [pratica, del resto, ampiamente utilizzata dall’African National Congress, il partito di Nelson Mandela, ndA]. Quando il cranio il collo e le spalle si erano fuse in un orrore di ustioni liquefatte, spegnevano il fuoco, poi appena le donne si riprendevano, quelle che non morivano, le mettevano in strada a fare l’elemosina col sistema del racket, la quota al pappone.

E aspettate: credete che i negretti che passeggiavano per i fatti loro si fermassero ad aiutarle? No, nessuno, nessuno neppure le cosiderava, erano ‘paesaggio’. I bravi normali negri.

E il pappone di queste povere atroci donne non era Goldman Sachs, o Whitehall, o la Monsanto. No, erano NEGRI, che alla faccia di quel falsario venduto alla Rand Corporation e al Fondo Monetario di Nelson Mandela, erano e rimangono delle bestie in così tanti casi dove i bianchi non c’entrano e mai c’entrarono (i bambini soldati della Liberia? eh? chi li recluta? Bush? La Fiat? Putin? Perché i ‘bravi negri’ non si rifiutano di farlo anche se fosse Soros a pagarli? eh?). I negri d’Africa sanno essere le peggiori bestie disumane del pianeta. E gli inglesi non c’entrano più un cazzo oggi.

Ora il bambino della foto.

In Nigeria il bambino di 5 anni della foto sopra arranca per le strade fortunato di essere ancora vivo. E’ infestato dai vermi, pesa un terzo di un nostro bimbo della stessa età. Nooo, chi l’ha ridotto così non è Goldman Sachs, o Whitehall, o la Monsanto. Lo hanno ridotto così i NEGRI dell’Africa, gente che ancora in immense maggioranze crede alla stregoneria, alla magia nera, e questo bimbo, come decine di migliaia come lui, è stato accusato di essere… no, no, giuro sulla mia vita che non è una provocazione… E’ stato accusato…

… di essere una strega. Lo hanno torturato, a 5 anni, lo hanno torturato. Poi bambini così li cacciano dalle loro madri e dai villaggi, ed ecco come li riducono, a 5 anni, i NEGRI dell’Africa. Ci ha pensato una donna danese a lanciare al mondo la verità di cosa sti fetenti NEGRI dell’Africa sanno fare ai loro simili. Lei si chiama Anja Ringgren Lovén e ha fondato una ONG per questi poveri inimmaginabilmente straziati piccoli. Affermo con assoluta certezza che le Capò dei Lager Nazisti mai arrivarono a infliggere ai piccoli ebrei torture di questo tipo prima di ammazzarli. I negri…

Questa cosa mi perseguitava la coscienza ogni volta che ero in Africa e vedevo, e io vedevo cazzo che orrori indicibili erano perpetrati da negri su negri, e cazzo, l’imperialismo NON C’ENTRAVA PIU’ NULLA. E’ CHE SONO BESTIE LORO, non tutti certo, ma a milioni lo sono. Non sono stati gli inglesi che hanno insegnato ai negri a uccidere i negri albini per cavarne gli occhi nelle credenza che mangiarli curi le loro malattie. Non mentiva il missionario veneto che mi soccorse quando ero alla disperazione nella baraccopoli di George Compund in Zambia, e che mi disse: Sono 16 anni che tento in tutti i modi di elevare questa gente al di sopra della bestialità, ma non ce la fanno, e qui non c’entrano la multinazionali”. A 50 metri dalla sua parrocchia vidi un infante di meno di 5 mesi abbandonato nell’indifferenza dei genitori in una pozza di acqua e carbone, nudo e semi affogato. Urlava aiuto, io ero in agonia, ma nessuno intorno lo considerava.

Quando un qualche timido ma erudito storico dell’Africa all’università di Bologna osò nel 1994, l’anno del genocidio del Rwanda, dire che sti negri, sti Hutu e Tutzi, si erano massacrati in quel modo di routine per secoli prima del 1994, fu zittito dalle ’belle anime’ perché non si doveva dire che i NEGRI sono spesso le peggiori bestie del pianeta. Bisognava dire che la colpa era dei Belgi, dei Francesi, dell’ONU, e di certo una parte la fecero, ma no, erano secoli che si massacravano così. Cosa potevo fare o dire io quando nei Paesi dell’Africa Sub Sahariana vedevo i negri arricchiti, quelli in Mercedes e vestiti di abiti firmati, trattare i propri simili con un razzismo da far impallidire Cecil Rhodes? Giuro, quello era il peggior razzismo che io avessi mai visto in vita mia. Cazzo, vedevo ste merde di donne negre grasse e ricche trattare bambini e servi negri come neppure Goebbels avrebbe fatto.

Imparate, voi infarciti di idee fasulle dalla retorica della dittatura culturale della ‘sinistra’ terzomondista delle ‘belle anime’ che incolpa sempre noi bianchi per le disgrazie dei negri. Quella retorica trainata dagli inglesi, eh certo, quegli assassini incalliti dei britannici che dopo aver fatto 20 Olocausti alla Hitler nel mondo (Churchill solo lui ne ha ammazzati oltre 29 milioni) ora sono devastati dalla colpa, e hanno inventato il “non toccate i negri” (il politically correct). Riguardate la foto qui sotto, imparate cosa sono la maggioranza dei negri e cosa sanno fare a un piccolino come lui, prima di sparlare di giustizia globale.

Cosa voglio dire? Solo che è ora di dirci la verità, come sugli italiani. Esistono esseri-bestie, esseri scimmie-cani, in ogni angolo del mondo, sono irriformabili, no! non saranno mai educabili, e sono la grande maggioranza. E’ ora che ci ficchiamo in testa che vanno solo costretti da elite umanitarie a obbedire verso un mondo migliore. Costretti a obbedire. Fine. Guardate che dall’Illuminismo in poi, il 90% di noi è divenuto civile solo per obbligo ed emulazione, ma al primo allentamento della corda che ci trattiene torniamo bestie, e gli esempi storici si sprecano qui. Non abbiamo tempo di ‘educare’ i negri che sanno fare questo al bimbo qui sotto, il bimbo-strega… Non ci possiamo permettere quel tempo. Avreste concesso ai tedeschi e alle SS nel 1940 il tempo di educarsi al rispetto degli ebrei mentre ne bruciavano 6 milioni, con 3 milioni di omosessuali, deportati e zingari?”

Sorvolate sulla frase finale, la solita cazzata degli antifascisti che ad ogni articolo devono dimostrare di essere tali per cercare di allargare il pubblico di lettori (problema che il sottoscritto non ha, ché non mi legge nemmeno mia madre). Il punto è che voi, questa gente, l’avete fatta entrare a centinaia di migliaia, per portare le loro usanze selvagge qui da noi, usanze estinte almeno da qualche secolo. Quando osavamo dire qualcosa ci avete riempito di insulti, alla meglio, e di querele, alla peggio, dalla quale ci siamo sempre difesi uscendone vincenti, ma intanto abbiamo dovuto spendere tempo e soldi (mica come quei coglioni che votate, che spendono i vostri, di soldi). 

Per dimostrarvi l’ovvio: che far entrare una pletora di parassiti e di selvaggi, con cultura e tradizioni selvagge, provenienti da Paesi selvaggi, avrebbe reso l’Italia più selvaggia. Complimenti, eh.

mercoledì 1 luglio 2020

"Mancò la Fortuna, ma non il Valore": 78 anni fa i soldati Italiani diventavano Eterni.

1 luglio 1942.

Gli Spartani hanno le loro Termopili, i Tedeschi hanno il bunker di Berlino, gli Italiani hanno El Alamein.

In netta inferiorità numerica, senza munizioni, con l'alleato Nazionalsocialista impossibilitato ad intervenire, questi eroi italiani resistono "oltre ogni limite delle possibilità umane", come dirà la CNN. Fino all'ultima pallottola, fino all'ultima granata, senza acqua né viveri, con le uniformi sbrindellate, il mondo, attonito, ha visto compierso l'impossibile.

Due settimane di resistenza disperata e fieramente Italiana contro quel Tredicesimo Corpo d'Armata Inglese che rimase stupefatto quando, nel prendere in consegna gli ultimi sopravvissuti, li trova sporchi, stanchi ed affamati, ma in fila militare, col braccio destro alzato nel saluto Fascista.

Essi hanno trasmigrato dal piano fisico per diventare Dei Immortali, fondendosi con l'Eterno.

"Mancò la Fortuna, ma non il Valore": così un ceppo rende Onore agli Eroi.

Italiano di oggi: davanti al loro sacrificio china il capo, taci, non chiederti quanti sono i nemici ma solo dove siano, non chiederti in quanti siete voi ed in quanti sono loro, non indietreggiare nemmeno di un solo, fottuto millimetro. Loro non lo hanno fatto.

lunedì 29 giugno 2020

Sallusti scriva pure i suoi articoli strappalacrime, ma non faccia paragoni con una Storia che non conosce



Leggendo alcuni articoli, sovente, mi viene da interrogarmi se l’autore sia ignorante, in malafede, voglia conformarsi al politicamente corretto antifascista, oppure un miscuglio di tutte queste cose insieme.

È quello che mi è accaduto ieri, a pagina 11 di Libero, leggendo l’articolo di Giovanni Sallusti a commento dell’episodio di cronaca nera che ha sconvolto l’Italia: Mario Bressi che, accecato dalla gelosia, uccide le sue due figlie per fare un dispetto alla moglie dalla quale si stava separando e poi si getta nel vuoto, uccidendosi.

Capiamo le invettive di un Sallusti sconvolto quando scrive (giustamente): “Non definitelo comodamente bestia, perché gli animali non si sarebbero mai lasciati alle spalle uno scempio del genere”. Condividiamo. Sarebbe il caso di indagare un po’ più a fondo, però, e chiedersi cosa accada nell’animo di un uomo che ha combattuto per la propria famiglia, che ha creduto in dei valori e ha fatto dei sacrifici per essi, e che la vede disintegrarsi sotto i suoi occhi per i futili capricci della donna che ha amato, la quale, un bel giorno, si invaghisce di un altro e ti sbatte fuori di casa come l’ultimo dei coglioni, grazie alla legge italiana che ti costringe a pagare anche quando sei tu, palesemente, il “cornuto e mazziato”. Così sembrava andare la vita di Mario Bressi.

Capiamo però perfettamente che Giovanni Sallusti non si sia addentrato in queste considerazioni, preferendo giocare sull’immediato, sulla “pelle” del lettore, sulle disgustose emozioni che provoca in una persona normale l’omicidio di due bambine da parte del padre, per motivi di gelosia.

Quello che non capiamo, però, sono gli accostamenti storici fatti “ad minchiam”, giusto per raccattare qualche applauso politicamente corretto, quando il giornalista scrive: “Mario Bressi si è congedato dal mondo oltre il patologico, oltre il criminale, in una dimensione che perde i riferimenti anche più perversi e prevede solo un tetro compiacimento dell’Io ridotto a discarica, ha fatto qualcosa che in passato ad esempio fece Joseph Goebbels, per dire quanto bisogna scendere negli scantinati dell’essere, uccidere i propri figli.

Della serie: se ti riduci a compiere la stessa scelta che fece l’allora Ministro per la Propaganda del Terzo Reich, significa che hai raggiunto gli abissi più profondi della degradazione dell’animo umano.

Come al solito i gerarchi Nazionalsocialisti, quando non Adolf Hitler in persona, vengono presi ad esempio del Male più assoluto, come in questo caso.

Sarebbe bene che Giovanni Sallusti si rileggesse qualcosa su ciò che accadeva in quei giorni, a Berlino, quando Joseph e Magda Goebbels presero la tremenda decisione di avvelenare i propri figli, e non fu certamente una scelta a cuor leggero. Forse testi come “Le ultime ore dell’Europa” di Adriano Romualdi, o “I leoni morti” di Saint-Paulien, per citare solo due dei testi fondamentali per capire la Storia (non quella scritta da massoni o da giudei, certamente), aprirebbero gli occhi al giornalista antifascista.

Il quale scoprirebbe cosa accadeva in quei giorni, a Berlino, mentre i diavoli rossi della SS Charlemagne, i disperati, gli ultimi ancora capaci di combattere dopo i massacri indiscriminati, difendevano il bunker di Adolf Hitler dalle orde dell’Armata Rossa, superiore almeno dieci volte di numero, i cui soldati stupravano indistintamente tutte le donne dai 7 agli 80 anni per poi inchiodarle alle porte della case, uccidevano, torturavano, galvanizzati dalle parole dell’ebreo Ilija Ehrenburg, che così scriveva loro: “Soldati dell’Armata Rossa! Uccidete! Uccidete! Schiacciate la belva fascista nella sua tana! Prendete come preda le donne tedesche! Umiliate il loro orgoglio razziale! Uccidete i fascisti! Uccideteli tutti! Tutti i fascisti sono colpevoli! I nati, ed i non nati!”.

Davanti ad un carnaio simile, all’inferno che scende in terra portato dai selvaggi demoni bolscevichi, “ogni atto di viltà era un crimine intollerabile”, come scrisse Adriano Romualdi: fu a quello scopo, infatti che Adolf Hitler costituì il “volksturm”, il richiamo dei riservisti e l’arruolamento di tutti i ragazzi dai 16 anni in su (ma molti più piccoli si arruoleranno volontariamente, il panzerfaust di sghimbescio sulla traversa della bicicletta – momenti di gloria che rendono il popolo tedesco, almeno quello fino al ’45, degno di essere omaggiato e ricordato) per difendere la Patria dall’invasore e ricacciarlo indietro.

Fu in questo inferno, con il sacrosanto terrore di quello che sarebbe accaduto ai loro figli se solo fossero caduti in mano nemica – ai figli di uno dei Ministri più importanti di quel Terzo Reich che cadeva gloriosamente in un inferno di fiamme e di acciaio – che Magda e Joseph Gobbels scelsero, con la morte nel cuore, di dare ai propri figli una morte indolore, che sarebbe stata di gran lunga preferibile a ciò che avrebbero subito se fossero disgraziatamente caduti nelle mani dei barbari sovietici. La stessa pietosa mano guidò quella del Fuhrer – quell’Adolf Hitler che, nonostante gli innumerevoli consigli per la propria sicurezza personale, era testardamente voluto restare a Berlino per difenderla fino alla fine, per restare accanto al popolo tedesco – nei confronti della sua cagnetta Blondie: chi aveva fatto così tanto per il benessere animale, introducendo una legislazione all’avanguardia nella protezione dei diritti degli animali, a tal punto che farebbe impallidire anche gli animalisti più esagitati di oggi, tremava al solo pensiero di cosa sarebbe accaduto ad una delle creature che più aveva amato in terra.


Paragonare questi due avvenimenti, a prescindere dalla contestualizzazione che deve necessariamente essere fatta, ed il tutto allo scopo di raccattare qualche applauso dagli antifascisti della destra, è un’operazione che può fare solo chi è profondamente in malafede o solo chi è profondamente ignorante. Scelga Sallusti cosa preferisce essere.

domenica 28 giugno 2020

Il CHAZ di Capito Hill: storia tragicomica del paradiso in terra dei coglioni antifascisti



La storia che vi raccontiamo è divertentissima. Davvero. I giornali e i grandi media la descrivono come un grande ed importante esperimento di moderna “comune antifascista”, ma a noi, più modestamente, appare come la dimostrazione plastica della coglioneria e dell’imbecillità degli antifascisti i quali, evidentemente, sono degli imbecilli a prescindere dalle latitudini, tanto in Italia quanto negli Stati Uniti.

E siamo proprio nella Nazione simbolo delle proteste conseguenti alla morte di George Floyd, dove bande di imbecilli, supportate da giornali, liberi (sic!) pensatori e tv, hanno messo a ferro e fuoco la Nazione nel nome di un inesistente problema del razzismo.

Più delle statue che cadono in testa ai manifestanti, il fuoco amico degli antifascisti riempiti di botte perché scambiati per “sbirri”, le molotov che scivolano dalle mani dei dimostranti e li trasformano in torce umane, a venire ricordato come il massimo della stupidità antifascista sarà il CHAZ, acronimo di Capitol Hill Autonomous Zone. Di cosa si tratta? È stato il tentativo, perfettamente riuscito, a quanto pare, di creare una sorta di moderna comune antifascista nella zona di Seattle, libera dalla Polizia, dagli sbirri, da qualunque cosa che ricordi il concetto di “autorità” (perfino i Vigili del Fuoco, hanno fatto sgomberare!).

Partiamo dall’inizio.

Martedì 9 giugno il sindaco di Capito Hill – cittadina radical chic in zona Seattle, i cui cittadini si sono spellati le mani a furia di applaudire i manifestanti – dà ordine alla Polizia di sgomberare il palazzo della Polizia, per l’appunto, che di lì a poco viene immediatamente occupato dagli antifascisti, i quali si preparano ad instaurare il loro paradiso in terra: niente sbirri, niente autorità, solo uomini liberi (di farsi riempire di legnate e di farsi sparare addosso, come vedremo tra poco): si instaura, pertanto, la cosiddetta zona libera, “governata” dagli antifascisti. 


  
 A capo delle proteste si pone, tra gli altri, tale Lauracouç, un transessuale di 19 anni che, sul suo profilo Twitter, si dichiara contro la “whitness” – traducibile come “bianchità”, l’essere bianchi – il capitalismo e la civilizzazione. I segni del disturbo mentale ci sono tutti. Peccato che il suo profilo, subito dopo, sia stato preso d’assalto da presunte ex fidanzate, ex fidanzati, ex qualunque cosa (effettivamente non abbiamo capito che cosa c**** siano) che lo hanno accusato/a di essere un molestatore, un abusatore/abusatrice sessuale, un violento, a tal punto da spingerlo a chiedere scusa a tutti, minacciando il suicidio con diversi interventi su Twitter, salvo poi tornare a giocare a fare il rivoluzionario subito dopo, come se nulla fosse. 
 

Nel frattempo l’esperimento sociale va avanti: senza nessuno a controllare, tutto il cibo degli antifascisti sparisce dopo la prima notte. Con un proclama si chiede a gran voce agli antifascisti di procurare generi alimentari, alimenti gluten-free e vegani – simbolo del cibo etico – creme da donna e pantaloni da uomo. Ma uomo e donna non erano concetti superati? Comunque sia: gli antifascisti riempiono di nuovo il magazzino delle provviste e dei generi di prima necessità, inclusi i pantaloni da uomo, che eventualmente sono utilissimi anche nello Stato ideale degli antifascisti, e dopo qualche ora sparisce tutto di nuovo.


Gli antifascisti non fanno però in tempo a fare proclami: Raz Simone, cantante rap, si autoproclama dittatore assoluto della zona libera, mette su in fretta e furia una milizia, e se ne va tranquillamente in giro a rapinare e sparare addosso alla gente.

Gli antifascisti organizzatori chiedono agli altri antifascisti di procurarsi delle armi per combattere quelli che hanno le armi. Ma le armi non sono il simbolo per eccellenza dell’oppressione e della violenza, tanto da aver spinto gli antifascisti a pretendere l’abolizione del Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti (quello che permette di portare armi, praticamente)? Valli a capire… sembra di assistere a quella puntata dei Simpson in cui gli abitanti bruciano tutte le armi per essere riempiti di mazzate subito dopo dagli alieni.


Fin qui è tutto bellissimo.

Visto che il cibo viene continuamente rubato, gli antifascisti del CHAZ creano il loro orto. Quindi vanno nei supermercati, simbolo per eccellenza di quella civiltà e di quel capitalismo che vogliono distruggere, comprano le piantine, ma non sanno come farle crescere. Qualcuno prova a far crescere le povere piantine direttamente nei vasi, qualcun altro prova a piantarle, ma se non sei un agricoltore, e peraltro sei strafatto come un cammello, la cosa non ti riesce proprio benissimo. Comunque gli antifascisti non riescono a far crescere nemmeno una foglia di lattuga e, spinti dalla rabbia tipica dei selvaggi, incendiano tutto.


Subito dopo: sparatoria in corso, un cretino ci lascia le penne, e gli antifascisti cosa fanno? Se la prendono con la Polizia per non essere intervenuti. Si, avete capito bene. Questi coglioni hanno creato una sorta di kibbutz del cretinismo antifascista, hanno mandato via la Polizia – che in qualunque Nazione civile avrebbe fatto il tiro a segno con i loro sederi, ed invece è stata costretta dal Sindaco a smobilitare – perché volevano vivere liberi l’autorità, e quando qualcuno di loro si mette a sparare invocano la Polizia, indignati perché non è arrivata in tempo.

Stupendo.

Ancora sparatorie, scippi, stupri, pestaggi, milizie improvvisate che imperversano qua e là devastando e saccheggiando. 

Il risultato di questi 15 giorni di imbecillità è una città devastata, morti, feriti, ed i radical chic di Capitol Hill che hanno potuto vedere all’opera i propri figli. Il Sindaco Durkan sentenzia: “It’s time to return home”. 

Vabbè, in una Nazione civile sarebbero tutti sotto terra, ma almeno ci hanno fatto ridere.