venerdì 21 novembre 2008

Hitler sarà stato anche monorchico, però aveva le palle


Ascoltare le balle del Grande Fratello, con il suo codazzo di reggicoda, ballisti di professione e utili idioti, è sempre particolarmente utile per convincersi sempre più che, nonostante il Fascismo e il Nazionalsocialismo siano ormai stati sconfitti tanto tempo fa dal punto di vista militare, viceversa non lo sono dal punto di vista politico.
Non passa giorno senza che i pennivendoli di professione, approfittando della scarsa memoria degli italiani, non cerchino di coprire di ridicolo e di infangare Mussolini, Hitler e simili. Vediamo, nel concreto, le palesi menzogne che gli sgherri del Big Brothers cercano di rifilarci.
In questi giorni i giornali riprendono l’antica menzogna secondo la quale Hitler avrebbe avuto, in seguito ad un incidente occorsogli nella prima guerra mondiale, un solo testicolo. A parte il fatto che non si capisce perché un uomo con un solo testicolo dovrebbe essere discriminato rispetto a chi di testicoli ne ha due (ma non erano contro le discriminazioni questi democratici?), leggiamo quello che si scrive in giro. Il testimone unico, la cui veridicità non può ovviamente essere accertata, è Blassius Hanczuch, amico di quel padre Jambor che salvò la vita al futuro Fuhrer e che ebbe modo di leggere il diario personale all’interno del quale frate Pawlar (amico e confessore di padre Jambor) scrisse tale avvenimento. Insomma: quel tipo che ha sentito che quello ha sentito che quell'altro ha sentito che a quell'altro è stato detto che quello ha letto..... Secondo padre Jambor Hitler, subito dopo l’incidente, il futuro Fuhrer gridava come un ossesso (e te credo!) e chiese al suo soccorritore: “Padre, ma potrò avere ancora dei figli?” Curiosa una frase del genere, dato che la stragrande maggioranza delle biografie sul politico tedesco non ci ragguagliano sul fatto che Hitler avesse avuto dei figli anteriormente alla prima guerra mondiale. Revisionisti, questi giornalisti, ma solo quando fa comodo a loro.
Secondo altri documenti fu appurato che Hitler sarebbe stato monorchico (dotato di un solo testicolo) da un’autopsia russa. Diavolo d’una Russia! Non si era mai sentita di una autopsia russa su Hitler! E si che se ne sono scritti di libri e di saggi sul modo in cui morì il Fuhrer (tant’è che chi studia la Storia sa bene che ancora oggi sono discusse diverse ipotesi)…
Tutto qui. Vedete? Basta poco per demolire questi giornalisti revisionisti di balle. Leggendo i loro stessi capolavori, tra l’altro.
Chiudo con una piccola parentesi. Come da tradizione, torna in auge la solita grossa balla sull’omosessualità (presunta e mai dimostrata) di Hitler. Anche se fosse acclamata tale ipotesi, non vedo che cosa ci sarebbe di male, in particolar modo oggi che l'omosessualità viene addirittura ostentata e considerata come normale e della quale non vergognarsi affatto.
C’è poco da fare: a distanza di quasi un secolo, il sistema ha talmente paura di quegli uomini che hanno suscitato l’ammirazione di gran parte del mondo all’epoca libero, da sentirsi in dovere di (cercare di) coprirli di ridicolo e di menzogne ancora oggi.
Hitler e Mussolini hanno spaventato il grande capitale, la finanza internazionale e la massoneria plutocratica a tal punto che per farli fuori hanno dovuto scatenare una guerra mondiale. Figuriamoci se di testicoli il Fuhrer ne avesse avuti due, anziché uno solo come ci dicono. Sarà stato anche monorchico, ma tutto si può dire di Hitler tranne che non abbia avuto le palle… Quelle che non hanno loro, anche se di testicoli ne hanno due.

lunedì 17 novembre 2008

Comunicato stampa (sulla vicenda dell'attore Ulderico Pesce)

Desideriamo divulgare il più possibile quanto sta accadendo al nostro movimento, soprattutto in un periodo storico come quello attuale, ove il banditismo di stampo comunista sta pericolosamente rialzando la testa, come testimoniano le aggressioni in strade, Scuole, Università e cortei studenteschi messe in atto da questa genia di depravati, sempre pronti, poi, a nascondere le loro “epiche” imprese dietro ad inesistenti squadrismi nazifascisti grazie alla complicità dei media e dei commentatori TV.

Di recente, sul sito personale di un sedicente “attore” comunista, tal Ulderico Pesce (www.uldericopesce.com) è comparsa una specie di “petizione” nella quale, con la scusa di raccogliere firme contro il nostro movimento, il mascalzone in questione pubblica centinaia di insulti virulenti e vere proprie incitazioni all’odio ed alla violenza nei nostri confronti.
Questo nonostante lo stesso Pesce sia già stato rinviato a giudizio per il tentativo di aggressione e le diffamazioni assortite lanciate contro il MFL ed i suoi esponenti nel giugno del 2005 a Matera; molto diversamente da quanto racconta il menzognero guitto comunista nella sua petizione, ove si rivolge alle autorità recitando la parte della vittima di inesistenti naziskin, in quella data il Pesce, invitato sul palco di un comizio radicale, incitò la folla materana ad aggredire tre militanti del MFL che, con tanto di autorizzazione di Digos ed autorità preposte, stavano pacificamente distribuendo volantini nella stessa Piazza. Il Pesce per ben due volte chiese alla folla (fortunatamente invano) di rovesciare il tavolino dei Fascisti e di cacciarli dalla Piazza, condendo il tutto con insulti virulenti sentiti da centinaia di testimoni (ivi compresi gli agenti Digos accorsi temendo il peggio) e ripetuti l’indomani sulla stampa locale. Ed il fatto che la folla non lo seguì nelle sue deliranti richieste, lo indusse ad abbandonare il palco per protesta!

Ovviamente per queste sue prodezze venne denunciato, ed altrettanto ovviamente è stato rinviato a giudizio, ma invece di fare tesoro dei suoi errori, reitera i reati dal suo sito, facendosi aiutare da altra feccia del suo stampo nella tentata aggressione ad un legittimo movimento politico, nato nel lontano 1991, più volte presente ad elezioni amministrative in varie Province d’Italia con tanto di suoi rappresentanti eletti in varie Istituzioni, e da allora mai accusato, né tanto meno condannato, per reati connessi con la violenza politica.

Addirittura pretenderebbe, il Pesce, assecondato dalla sua compagnia di saltimbanchi capaci solo di insultare e minacciare di morte, di farsi assolvere dai Magistrati che stanno indagando e di fare chiudere un legittimo movimento politico, semplicemente con la pressione esercitata dalla sua minacciosa ed al tempo stesso patetica petizione!

Forse questo rottame del comunismo nostrano crede di vivere ancora ai “bei” vecchi tempi del comunismo di Stalin, di Mao o di Pol Pot, allorquando con un cenno del “presidente” venivano chiusi circoli ed associazioni, nonché trucidati i vari membri. Ma purtroppo per lui ed i suoi accoliti il comunismo è morto e sepolto, e non rinascerà certo grazie alle sue rabbiose petizioni o agli insulti dei vigliacchi suoi pari che popolano il suo sito!
Riteniamo doveroso da parte della stampa libera, se ancora esiste, informare tutti i cittadini del “modus operandi” di questa immonda casta di delinquenti, asociali e barbari, che ancora oggi pretendono di limitare le libertà altrui, costituzionalmente garantite, inneggiando liberamente a ideologie e personaggi che hanno donato al mondo ed alla storia qualcosa come cento milioni di morti.

Dott. Carlo Gariglio
Segr. Naz. MFL
www.lavvocatodeldiavolo.biz

domenica 16 novembre 2008

Intimidazione virtuale?

Un utente, che si firma ”Reazione”, mi manda questa lettera di posta elettronica. La pubblico con annessa risposta.

Caro Andrea,
nonostante io non sia Fascista leggo spesso e volentieri il tuo blog. E siccome penso che di fascisti che abbiano il coraggio di definirsi tali e che dicano le cose come stanno, andando al centro dei problemi, ce ne siano pochi, spesso e volentieri posto le tue notizie in OkNotizie. Oggi ho fatto lo stesso con la tua notizia “Eppur si muovono”, che incredibilmente riceveva un sacco di punteggio in pochissimo tempo, restando tra le prime notizie importanti della homepage. Di colpo questa notizia viene affossata da non si sa chi e se si prova a postare di nuovo qualche notizia dal tuo sito il programma mi dice che il sistema non è valido.
Censura comunista? Razzismo ideologico? Pezzi di m****?
Quel che so è che, se la legislazione non fosse così indietro rispetto ad internet, una bella denuncia non ci starebbe male. Io comunque ho avvisato gli amministratori e chi di dovere per segnalare questo abuso: ti farò sapere.

Un saluto

Reazione

Caro Reazione, ti ringrazio innanzitutto dei complimenti e per la propaganda gratuita che mi/ci hai fatto. Ora posso spiegarmi alcuni picchi di utenze che il contatore delle visite ha registrato.
Mi piacerebbe risponderti che internet non è importante, e che su queste cose ci si può tranquillamente passare sopra, ma purtroppo non è così. Per molti, non escluso io stesso, internet è la principale fonte di informazione (che ovviamente va affiancata ai canali tradizionali): censurare le notizie costituisce per noi un grave danno, visti i pochi spazi che abbiamo a disposizione.
Io, tra le altre cose, ero informato del funzionamento di OKNOTIZIE: è uno di quei siti che vengono definiti “social network” all’interno dei quali gli utenti pubblicano delle notizie; se queste notizie riscuotono successo allora restano nella pagina principale del sito, altrimenti scivolano lentamente tra le ultime posizioni, dove non le vede più nessuno. E’ senza subbio un funzionamento molto ingegnoso e, a prima vista, democratico. Un po’ troppo democratico, verrebbe da dire. Se controlli bene in alto a destra del sito, troverai un collegamento denominato “Aiuto”: se lo leggi attentamente, scopri che non solo gli amministratori hanno facoltà di bloccare le notizie (nonostante dicano il contrario, non ho mai sentito di un sito internet dove gli amministratori e/o i gestori non possano fare il bello e il cattivo tempo sul loro stesso sito), ma anche molti utenti. Sono utenti che hanno un punteggio elevato (ciò significa che le notizie e le cose che propongono piacciono ad una stragrande maggioranza di utenti) e che accedono pertanto a funzioni particolari: possono “affossare” le notizie che non gradiscono o bloccarne i siti; certamente, il tutto è sempre fatto per evitare notizie che elogino il Fascismo, il razzismo, la pedofilia o altre cose simili. Noi, per questi idioti, rientriamo pienamente in questa categoria che va quindi affossata: poco importa se siamo un movimento politico legittimo, che opera come tutti gli altri movimenti senza mai essere incorso in condanne di alcun genere. Il nostro simbolo, e la parola “Fascismo”, bastano come giustificazione ai sinceri democratici per metterci a tacere. Se ci pensi bene, abbiamo comunque fatto qualche passo in avanti. Fino a qualche anno fa ci facevano direttamente la pelle, ora ci censurano i siti.
Sicuramente c’è il materiale per una denuncia, visto anche il fatto che la notizia in se non mi pare niente di così scandaloso: lo leggi e lo senti da tante persone che stanno su altre barricate rispetto alle nostre. Ma il problema è fondamentalmente uno: come noi di Fascismo e Libertà abbiamo imparato a nostre spese, la giurisprudenza non è sufficientemente evoluta per questo tipo di abusi via internet. Quando un giudice deve condannare qualcuno per un reato commesso tramite internet, lo fa affidandosi alle leggi tradizionali. Internet, insomma, non ha ancora un suo spazio particolare, con delle leggi specifiche, che invece sarebbero necessarie. Conoscendo gli elefanti del Parlamento, non le avrà per molto tempo ancora. Comunque non scarto a prescindere l’ipotesi di una bella denuncia: l’abbiamo fatta con il Pesce, perché non farla ora?
Che dirti ancora? Ti ringrazio ancora per la propaganda fatta, e visto che ci precludono quella internet, l’unica cosa che posso consigliarti è di farti mandare dei volantini e farla di persona. Quella, fortunatamente, ci è garantita da leggi che riusciamo a far rispettare.

Teniamoci comunque in contatto, e se puoi mandami un po’ di materiale relativo a questa questione.

Un saluto

sabato 15 novembre 2008

Eppur si muovono!



“La Russia è stata provocata col progetto di collocare i missili in Polonia e Repubblica Ceca, e questo ha suscitato nella Russia reazioni di fermezza”. Segnatevi queste parole che Berlusconi ha pronunciato qualche giorno fa, perché solo sei mesi fa sarebbe stato semplicemente impensabile che il “nostro” si rivolgesse in questo modo “all’amico Bush”. Certamente, come oramai il nostro Presidente del Consiglio ci ha abituato da anni, la frase è stata prontamente smentita e il “premier” se l’è presa ancora una volta con i giornalisti rei, a suo dire, di travisare in continuazione le sue dichiarazioni. Ma questo atteggiamento, comunque lo si voglia vedere, è una dimostrazione di come la prospettiva comincia a cambiare. Anche lui, l’esempio vivente di “Cavalier servente” del carrozzone a stelle e strisce, sente che le cose non sono più le stesse. La situazione internazionale, per via dell’attuale crisi economica, è cambiata in un modo impensabile solo fino a un anno fa. Questo passaggio è epocale, è storico. Testimonia che adesso, ora che gli Stati Uniti trascinano l’intero mondo nell’abisso con la dottrina del “più libero mercato e meno Stato”, i servetti non sono più così disposti a farsi dettare le regole dalla Casa Bianca.
Il G20, in questo senso, ne è la dimostrazione più esemplare. E’ un ostacolo, non so dire quanto più o meno grande, al sogno di dominio massonico-mondialista che auspica la totale cancellazione delle sovranità nazionali, per lasciare il posto a entità sovranazionali. E invece venti Stati si siederanno, si guarderanno negli occhi, molto probabilmente prenderanno delle decisioni comuni; si parla già di una nuova Bretton Woods: l’ha detto Tremonti (colui che diversi mesi fa ad Annozero parlava di un gruppuscolo di “illuminati”), lo dice Medvedev, ne parla la stampa. Per la prima volta, mi accorgo che seguo gli eventi di queste ore non con la solita indifferenza, ma con un minimo interesse. E la dichiarazione di Berlusconi, di fatto una apertura verso la Russia, mi fa pensare che Russia e Italia non dico siederanno dalla stessa parte, ma quantomeno cercheranno qualche strada comune. C’è di che sperare che il dominio americano, che è di fatto enormemente aumentato da quando l’altra superpotenza, l’URSS, è collassata su se stessa, venga intaccato in qualche modo. E, con esso, il sistema di libero mercato. Quel sistema che per decenni ci ha cantato le lodi del capitalismo, dei capitali che automaticamente si allocavano da se, della competizione salariale, della privatizzazione in ogni campo dello Stato: quel sistema, insomma, del “più libero mercato e meno Stato” che chiunque si azzardava a criticare o a contestare era tacciato come Fascista, statalista (come se questi due termini fossero degli insulti), demagogo e così via... Meglio: l’intervento di Stato serve solo quando deve salvare le banche dall’insolvenza. In questo senso, i banchieri hanno rapinato gli Stati nazionali due volte: la prima quando hanno prestato a debitori che sapevano certamente insolventi, quando hanno trafficato in swaps, hedge funds, quando hanno giocato al casinò della finanza mondiale; la seconda quando hanno costretto gli Stati nazionali a finanziare le loro operazioni e i loro capitali con i soldi pubblici, cioè dei cittadini. Solo in America le banche hanno predato 700 miliardi di euro.
Sperare che tutto questo si concluda nel prossimo G20, o nei mesi futuri, è senza dubbio non realistico. La finanza internazionale e massonica ha sempre il suo potere predominante. Ma l’Europa non sta ferma a guardare, non aspetta più gli Stati Uniti. Gli Stati europei si muovono, concertano insieme, cominciano a ragionare su come uscire da questa crisi economica. E’ questo un motivo per avere un poco di fiducia, di ottimismo. Poco, ma sempre meglio della disperazione e dell’incertezza.

venerdì 14 novembre 2008

Internet Tax: ci riprovano

Un anno fa denunciai, come tanti altri, il tentativo di tappare la bocca ad internet con il disegno di legge Levi-Prodi. Esattamente come un anno fa fece Spataro, oggi è Daniele Minotti ad accorgersi che quel disegno di legge non è stato assolutamente dimenticato, e che la coalizione di destra lo ripropone sostanzialmente identico.
In sintesi: si applica al "blog" la definizione di prodotto editoriale con la conseguente iscrizione obbligatoria al R.O.C. (Operatori di Comunicazione). Non poteva essere diversamente, visto che i due abiuratori più famosi d'Italia, Alemanno e Fini, si mostrano sempre particolarmente sensibili nei confronti del piccolo popolo che ha tanto sofferto.
A vedere bene la legge, una differenza sostanziale c'è: all'articolo 8 della nuova legge si precisa che “sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro“. Precisazione notevole, ma che a livello giuridico presenta ancora qualche perplessità, essendo ambigua la definizione di "profotto editoriale". Sostanzialmente, vi riporto qui: http://chessaandrea.blogspot.com/2008/01/e-adesso-vogliono-tappare-la-bocca.html, dato che non la situazione non è cambiata di molto. Se questo disegno di legge passerà sarà un ulteriore passo verso il regime del Grande Fratello. Al sottoscritto non resterà altro da fare, allora, che registrare un altro sito con dominio estero (pertanto non soggetto alla legislazione italiana) di nazioni che, contrariamente alla nostra, non si dimostrano più realiste del Re.

giovedì 13 novembre 2008

Immigrazione e mondialismo


La storia della cinquantina circa di “rifugiati politici” che vede in questi giorni Cagliari tristemente protagonista è significativa della concezione, pelosamente e ipocritamente perbenista e multietnica, della multirazzialità che l’opinione pubblica e il potere mondialista hanno imposto definitivamente all’Europa.
Questo è il breve antefatto. A Cagliari, qualche giorno fa, sono arrivati degli extracomunitari che richiedevano lo status di rifugiati politici; in base alla Convenzione di Ginevra è stata riconosciuta pertanto questa caratteristica giuridica ai rifugiati, i quali hanno passato gli ultimi giorni nel CPA. Una volta usciti da questa struttura, ai rifugiati politici si è spalancata la porta della disperazione e dell’incertezza: che fare? Senza un euro, senza un lavoro, senza conoscere la lingua italiana, senza un tetto sotto cui avere la certezza di passare la notte… Facile che poi questa umanità sfortunata vada a rinfoltire le file della delinquenza.
Ora si chieda il lettore: è più razzista chi attira queste persone con false promesse di una vita migliore e con ipocrite scuse di umanità, di fratellanza umana, con la giustificazione schiavistica ( e falsa oltre ogni limite!) che queste persone “fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare”, costringendo poi irrimediabilmente queste persone a diventare dei criminali (quando, e capita spesso, non vengono in Italia con la esplicita intenzione di delinquere), oppure è più razzista chi – come noi – afferma che deve esserci una severa regolamentazione dei flussi migratori (pena l’infido e viscido calderone multirazziale, che sradica ogni cultura ed ogni senso di appartenenza nazionale degli autoctoni e distrugge l’intera economia nazionale e sociale dell’Italia) accompagnato da una politica estera seria e responsabile, in modo da aiutare queste persone nel proprio Paese di origine?
Ancora un’altra domanda. Il 4 novembre, in occasione di quella che oramai è una squallida celebrazione di circostanza e non una festa nazionale che unisce tutto il popolo italiano, è scoppiata una polemica: nel nord Italia alcune maestre si sono rifiutate di accompagnare i loro scolari alle celebrazioni della festa, sostenendo che tale atteggiamento è discriminatorio per i bambini e le famiglie straniere. Ma questo non è razzismo al contrario? Quale è lo scopo: unire tutti gli italiani, anche coloro che lo sono da poco in base ad un pezzettino di carta chiamato “cittadinanza”, oppure dobbiamo perennemente far sentire una parte della popolazione, che si vuole considerare per forza italiana, un corpo estraneo? Integrazione è anche ed essenzialmente questo: non una rinuncia ai propri valori, non una mistificazione costante della propria Storia nazionale per asservire lo straniero extracomunitario, ma una chiamata, rivolta anche all’extracomunitario, a “partecipare insieme”, a sentire come propria, culturalmente e spiritualmente, la Nazione all’interno della quale vengono a vivere.
In ogni caso, il primo episodio, così come il secondo, dimostrano chiaramente una cosa: che dietro la tanto sbandierata integrazione, multirazzialità e società multiculturale antifascista del mondialismo, non c’è alcun progetto, alcuna volontà di attuare una seppur minima coesione sociale, alcuna idea. E forse lo scopo da perseguire, da parte del potere massonico e mondialista, è proprio questo. Perché un popolo di bastardi è molto più facilmente governabile di un gruppo di patrioti.

mercoledì 12 novembre 2008

Un anno di bilanci



Un anno fa, all'incirca, veniva aperto questo spazio internet. E' un'occasione per fare il bilancio di un'esperienza che, comunque la si voglia vedere, per il sottoscritto rappresentava una novità. Inizialmente questo spazio era nato come un contenuto asettico, che doveva cioè contenere le pubblicazioni già apparse su "Il Lavoro Fascista" più qualche altra piccola cosa; ed in effetti ha funzionato così, perlomeno i primi tempi. Poi si è cominciato anche a pubblicare testi esterni a me e al Movimento: pratica che è durata un po' di tempo e poi è stata abbandonata. Meglio fare poca strada ma saperla di averla percorsa senza aiuti esterni.
Se è vero che l'appetito vien mangiando, per il sottoscritto questo detto può applicarsi al "blog", che ha contribuito a stimolarmi come non avevo precedentemente previsto. Piano piano, anche con l'aiuto di qualche esterno, il sito ha cominciato a prendere vita, tant'è che posso dire che le applicazioni che trovate alla vostra destra spesso e volentieri non si vedono tutte insieme in tanti altri siti. Manca soltanto, per essere più precisi, la nuova funzione della piattaforma che evolve la precedente struttura che rimanda ai siti esterni, permettendo di monitorare questi ultimi con precisione e puntualità direttamente dal sito stesso. Ma, per ora, non ho nè il tempo nè la voglia di rimettermi a fare tutto daccapo. Dicevo che non manca niente: un intrattenimento musicale che asseconda, bene o male, vari gusti musicali che riflettono i miei gusti personali (dal black metal all'ambient, dal gothic metal ai successi degli anni 80), permettendo la lettura del sito con un accompagnamento di sottofondo; la funzione dei commenti, anch'essa non implementata originariamente; l'abbonamento gratuito e immediato ai contenuti del sito, e così via. Sembrano cose scontate, ma per chi non è mai andato oltre allo scrivere una paginetta di Word e visitare qualche pagina internet, significa lavoro da fare in più, e che richiede tempo.
Sfogliando l'archivio degli articoli, poi, mi rendo conto che posso ritenermi soddisfatto non solo per la veste grafica e le funzioni del sito, ma anche per i contenuti, che sono la cosa più importante. Gli ultimi due mesi del 2007, bisogna ammetterlo, sono poveri di contenuti nostri e si rifanno ad altri spazi che con noi nulla hanno a che fare; ma ero, per così dire, ancora in fase di rodaggio. Da gennaio in poi ho cominciato ad andare giù pesante. Fonte all'occhiello, tanto per fare sul serio, è quel "66 domande e risposte sull'olocausto" che mi costrinse a cancellare molti commenti e a disabilitare la funzione che permetteva di lasciare un messaggio a qualunque lettore: troppi insulti e minacce. Ma l'articolo merita. Sono poi andato oltre e mi rendo di aver divulgato, seriamente, informazioni che molti altri non si sono permessi neanche di menzionare alla lontana. Non il triste passato di Luca Barbareschi in film ignobili, per esempio, è stato rivangato dalla destra; e neanche dalla sinistra. Tirando dritti: denunciai gli ordini che Olmert dava, inconsapevole delle telecamere accese, all'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi che subito dopo riconoscerà Israele come "Stato ebraico" (basato quindi sull'appartenenza religiosa e quindi discriminatorio: solo i goym non possono discriminare). Si è proceduto poi con una disamina sempre attenta della situazione internazionale: dal complotto anti-iraniano ai complotti massonici italiani e internazionali, passando per qualche notizia abilmente sottaciuta dai media (la massoneria contro il calciatore Lucarelli). Sono stato, all'epoca, tra coloro che hanno denunciato il tentativo di tappare la bocca alla rete internet, in anticipo di un anno rispetto ai tanti che oggi, risvegliatisi da un lungo letargo, gridano contro il regime. Ho svelato anche qualche bufala: la lista antiebraica, nient'altro che un elenco di professori pubblicamente dichiaratisi filoisraeliani; le boiate sul razzismo antirom; la mozzarellata dei risarcimenti alla Libia (mai visto un Paese che risarcisce un altro Paese per aver portato la civiltà); sono stato tra i primi a seguire attentamente la "questione Haider" e a svelare cose che solo dopo alcuni giorni sono state riportate con gran clamore. Sono stato l'unico, con qualche altro movimento politico o sito internet (un mese dopo l'articolo ne avevo contati quattro in tutta Italia, me incluso), ad evidenziare le ambigue frasi di Rumsfeld ad una riunione in cui lo stesso affermava che sarebbe stato necessario un altro 11 settembre per agevolare la corsa alla conquista mondiale degli Stati Uniti: tutto ciò senza complottismi idioti. Ancora, ho scritto un articolo sugli swaps che mi ha regalato molte soddisfazioni personali (oltre ad alcune proposte di lavoro!) anche da oltralpe e da personaggi "illustri". Sono stato, a Cagliari, uno dei pochi che ha gridato contro la persecuzione mediatica e politica che si è abbattuta contro il professor Melis, reo di non piegarsi al pensiero unico del mondialismo. Non dimentichiamo la strage alla Umbria Olii, che meritò scarsa attenzione da parte dei giornali di regime e che ho dato immediatamente. E via continuando. Le visite giornaliere a questo sito - come qualcuno mi ha fatto maliziosamente notare - non sono certo quelle delle grandi testate. Non che ci faccia piacere, ma sono cose che non ci interessano particolarmente: il nostro è un lavoro di quantità, consapevoli che la maggior parte delle persone sono drogate da una informazione falsa e tendenziosa al riguardo della nostra Storia politica e nazionale.
E' un anno di soddisfazioni, per il Movimento e per questo sito.
Senza dimenticarci la cosa fondamentale di chi, come il sottoscritto, cerca di svolgere una informazione che è certamente definibile di parte ma che non è stupida: l'attività politica che va fatta sul campo, in piazza, con la gente, in mezzo ai volantini, ai banchetti e ai manifesti di propaganda. Anche qui stiamo preparando una piccola sorpresina che sveleremo a tempo debito, sempre che vada a buon fine.
Per ora, posso e possiamo ritenerci mediamente soddisfatti.

lunedì 10 novembre 2008

Guerra Russia-Georgia: ora sappiamo che i giornali italiani mentirono

Come potrete facilmente appurare, il sottoscritto non era intervenuto nella guerra russo-georgiana di fine agosto scorso, consapevole che l’informazione del giornalismo italiano, asservito alle solite note lobby americano-massoniche, ben difficilmente permetteva di farsi un’idea sulla situazione.
Sta per uscire, a breve, il rapporto OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, una delle strutture diplomatico-politiche più importanti a livello europeo e mondiale), che fa chiarezza su quella guerra. Fedeli al padrone a stelle e strisce, i giornali italiani ebbero subito buon gioco a descrivere la Russia come un pericoloso nemico per la pace mondiale che aveva attaccato un altro Stato sovrano (curiosa questa obiezione da parte di chi ha scodinzolato di fronte a chi di Stati sovrani ne ha inceneriti ben due, Afghanistan ed Iraq, e ne minaccia altri, in primo luogo Iran e Siria, di egual sorte) allo scopo di destabilizzare l’area, di mostrare i muscoli agli Stati Uniti e al mondo intero, di risolvere con un colpo di mano la situazione in quell’area geopolitica instabile. Ora il rapporto OSCE, che non è stato minimamente citato dai giornali italiani nonostante anche giornali stranieri, fra i quali il New York Times, ne stiano dando succose e interessanti anticipazioni, ci svela che quella guerra fu cominciata dalla Georgia con un bombardamento indiscriminato, che fece molte vittime civili per le quali nessuno si sentì di esprimere la propria indignazione, contro la minoranza osseta. In quel caso la Russia, dopo interventi diplomatici falliti, intervenne militarmente all’unico scopo di fermare l’aggressione unilaterale georgiana (che è stata condotta con mezzi militari provenienti da Israele e con uomini addestrati da esperti dello Tsahal), istigata molto probabilmente dall’America per indebolire la Russia (assai ostile, com’è ovvio, ad avere dei missili di una superpotenza straniera piazzati sui propri confini quale è, in sintesi, il sistema militare che gli Stati Uniti canaglia vogliono installare in Polonia) e metterla di fronte al fatto compiuto.
Di questa guerra, che tutti sembrano avere già dimenticato, ricorderemo non solo la oramai tristemente risaputa meschinità dei nostri democratici giornali, perennemente asserviti agli interessi dell’invasore e dello straniero; ma anche un Saakashvili che apparve a ringraziare pubblicamente gli addestratori militari israeliani per la preparazione data alle sue truppe, con tanto di bandiera europea e della NATO alle spalle, pur non appartenendo la Georgia né all’una né all’altra.
Ma non sperate di averne notizia da chi dovrebbe informarvi e stimolarvi al dibattito. Piuttosto, sudditi, diteci: cosa ne pensate delle affermazioni di Carla Bruni? Avete visto che il pericolo razzismo c’è, l’ha denunciato pure il Papa? Che dite, è rinata l’Inter con l’1-0 rifilato all’Udinese? Questi sono gli unici dibattiti che un popolo eternamente schiavo e succube, e felice di esserlo, può permettersi di fare.

domenica 9 novembre 2008

A proposito di memoria...


Pubblicato sul mensile "Il Lavoro fascista", gennaio 2008


tratto dal sito personale del Dott. Carlo Gariglio - Segretario Nazionale MFL


A quanti spesso e volentieri blaterano a proposito di “memoria” e di necessità di “non dimenticare”, dedichiamo l’articolo che segue, rinvenuto sulla rete internet di recente. In esso si ricorda l’anniversario dell’assassinio di un ragazzo sconosciuto ai più (che diamine, mica si tratta di un giudeo vittima dell’olocausto!), tal Daniel Wretstrom, la cui fotografia troverete qui di seguito.
Ovviamente di tale anniversario non si parla a “Matrix” o a “Porta a porta”, e nessuno si presenta in TV con la falsa lacrima sempre pronta per commemorare la vittima. Il morto è uno di quelli che non hanno diritto di cittadinanza nel mondo dei media, al pari di Fascisti, palestinesi, iraniani, iracheni, afgani…Le tante canaglie che lanciano inni alla società multirazziale ed avversano i cosiddetti “razzisti” leggano con attenzione a quale futuro stanno condannando i loro figli ed i loro nipoti… Ed i tanti politici criminali che non perdono occasione per lanciare campagne d’odio e leggi speciali contro il Fascista, il revisionista, il Nazista, il razzista, si godano i risultati delle loro belle parole.Il cielo non voglia che quanto narrato avvenga anche in Italia… Ma se così dovesse accadere, mi auguro vivamente che la reazione della parte sana della Nazione non si limiti alla marcia di commemorazione ed al ricordo del martire…Vogliono trascinarci un una guerra, tanto vale prepararsi finché siamo in tempo!

Carlo Gariglio

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Sette anni fa Daniel Wretstrom fu ucciso brutalmente da immigrati antirazzisti perché rifiutava il cosiddetto modello multiculturale.
Ecco cosa accadde sette anni fa.
L’ articolo parla di un giovane ragazzo, di nome Daniel Wretstrom di anni 17 ucciso brutalmente da una banda di giovani immigrati antirazzisti.Il crimine è accaduto nella “tollerante” e “civile” Svezia. Salem, un sobborgo di Stoccolma, il 9 Dicembre del 2000. E’ proprio dopo la mezzanotte che una gang multiculturale di una quindicina dipersone circonda ad un ragazzo svedese, che aspetta l’autobus alla fermata di Säbytorsvägen. Il ragazzo, non troppo adolescente alto e magro, aspetta il bus per tornare a casa dopo aver partecipato ad una festa.
- “Fottuto razzista!” cominciano a gridare, mentre si avvicinano a lui. Una ragazza svedese dai capelli lunghi biondi gli grida anche con accento straniero. - “Fottuto razzista! Osi stare qui? Sei impaurito?”
Poche settimane prima dell’accaduto, i media avevano realizzato una campagna d’attacco contro i Patrioti svedesi. Oltre altre cose assicuravano che gli “estremisti dell’ultradestra” avevano assassinato un bambino straniero di sei anni in Germania. Poi si proverà che le accuse erano infondate e che tutto era stato inventato.
- “Colpitelo fino alla morte!” ordina una ragazza alla feccia aggressiva, che si è già data da fare con la preda. La gang sa che è più che permesso attaccare una persona sospettata di essere razzista. Di fatto, un paio di giorni prima avevano ottenuto la luce verde dalle alte cariche del governo.
Infatti, il primo ministro svedese Goran Persson aveva scritto in un articolo, su uno dei maggiori periodici in circolazione in Svezia: “Li schiacceremo!”, riferendosi ai nazionalisti. Questa notte, la banda multiculturale è pronta ad applicare alla lettera le parole dette dal primo ministro.
Quando inizia l’aggressione, Daniel si rende subito conto della sua posizione svantaggiata, l’incontrarsi solo di fronte ad un gruppo assetato di sangue armato con oggetti che useranno come armi. Cerca di trovare una via di fuga lanciandosi sul cofano di un auto che passava di lì. “Per favore aiutami!” implora al conducente dell’auto sperando che lo porti al sicuro. Uno della banda grida qualcosa al conduttore, e questo incomincia a far andare il ragazzo fuori della sua traiettoria accelerando e frenando di continuo con la macchina. Il ragazzo cerca di aggrapparsi alla macchina tentando di salvarsi, ma la banda lo afferra e lo lancia sull’asfalto. La macchina fugge e il pestaggio continua.
Ora incominciano a dargli calci e a colpirlo con delle spranghe sia sul corpo, sia sulla testa. Dopo un momento d’intensa violenza uno degli aggressori si arma di una sbarra di ferro di quasi un metro e mezzo di lunghezza e incomincia a colpire il ragazzo alla testa senza fermarsi sino a quando una ragazza che passava di lì incomincia a gridare istericamente, pregando la bestia che si fermi. Una ragazza della banda si fa avanti e dice”Questo razzista se lo merita!”, e il ragazzo della banda alza la spranga in alto per intimidire la ragazza accorsa in aiuto.
Arrivati a questo punto, uno della feccia che era corso a chiamare il fratello torna e incomincia a saltare sul collo e sulla testa del ragazzo ormai in condizioni critiche. Il fratello maggiore è venuto per dargli ciò che si merita ad uno di questi detestabili razzisti che “uccidono i bambini” e che sono una minaccia alla “democrazia”, e ora lui sente l’odio pulsare nel suo sangue.- “Fuori dal mio cammino, ho un coltello!” grida con grand’eccitazione, e si lancia contro il ragazzo ormai svenuto, impugnando forte il coltello. Gli altri membri della banda lasciano il passo a Khaled Odeh, che si siede sulla schiena di Daniel. Alza e conficca il coltello una e più volte. Dopo aver accoltellato quattro volte il ragazzo alla schiena, il coltello si spezza a metà. Khaled afferra la testa del ragazzo con la mano sinistra per girarla.
Sente un furioso odio per quel ragazzo mutilato, un ragazzo che minaccia la democrazia, un ragazzo che assassina i bambini, per questo deve essere schiacciato. Così decide cosa fare. ”Lo ucciderò”.Quelle parole navigano nella sua mente ossessivamente quando introduce il coltello nella gola di Daniel.
Soddisfatto del aver liberato la società da un razzista, lentamente si alza in piedi. Il sangue che gli copre la mano è ancora caldo. Guarda attorno a sé a la gente che lo osserva e gli grida che nessuno deve non aver visto niente. Poi fugge dal luogo del delitto con suo fratello. Il resto della feccia si disperde in varie direzioni e scompaiono. “Schiacciare il razzismo!”, qualcuno grida nell’ombra.
Però Khaled Odeh è stato visto. La ragazza svedese che ha visto il brutale assalto si avvicina al ragazzo con le lacrime agli occhi. Daniel cerca di alzare la testa ma non ci riesce. I suoi vestiti sono pieni di sangue che esce a fiumi dall’arteria del collo. Tenta di respirare ma dalla sua bocca esce solo un debole soffio quando cade di nuovo sul gelido asfalto. La vita di Daniel Wretström è finita, mentre la ragazza cerca disperatamente di salvarlo.
Quando Daniel era vivo, inondava tutto intorno a se di risa e d’allegria. I suoi amici e i familiari lo descrivono come una persona molto considerata, amabile e molto popolare. La fiamma dei suoi occhi si spense quando aveva appena diciassette anni e aveva tutta una vita davanti a sé.“Mio figlio Daniel era un ragazzo affascinante con lo scintillio negli occhi” ci racconta la madre. “Lui illuminava la vita con il suo humour e i suoi scherzi.
Le conseguenze legali sono state tracciate come un’autentica farsa, dove i giudici e i giuristi dichiararono la gioventù svedese come fuorilegge e senza diritti civili. L’assassino, Khaled Odeh, fu condannato per omicidio e fu inviato a sottoporsi ad un trattamento psichiatrico dato che il tribunale concluse che soffriva di un’instabilità di mente nel momento del crimine. Quando si formula così il verdetto non è inusuale che il colpevole si dichiari “riabilitato” e sia liberato nel giro di un anno. Solo sei membri della banda furono giudicati dal tribunale. Tre di loro vennero “condannati” a quaranta ore di servizio per la comunità ed a tenersi in contatto con i servizi sociali. I due restanti furono obbligati a pagare 1.800 corone svedesi (pari a 200 euro) in garanzia e gli si concesse la libertà.
Viene da chiedersi così poco vale la vita di un giovane svedese? Meno che un biglietto? D’altronde non era l’unico cui non piaceva guardare questa società e di come si distrugge e si brutalizza. Per mantenere viva la memoria di uno dei giovani cittadini svedesi il cui sangue è stato versato sull’altare sacrificale dell’establishment, vivo, si terrà la marcia annuale in ricordo, nella data dell’anniversario dell’assassinio. Nel 2001, 1400 manifestanti si ritrovarono uniti per protestare contro l’emergenza violenza ai danni degli svedesi. Il minimo che si possa fare è partecipare a questa manifestazione per ricordare Daniel, e mostrare la nostra avversione a questo cambio sociale negativo. Chiunque si oppone nel partecipare alla violenza multiculturale è il benvenuto!


Tratto dalla rete internet

venerdì 7 novembre 2008

Su Barack Obama, o deja-vu


E’ particolarmente istruttivo, per chi come il sottoscritto non cade facilmente preda di entusiasmi viscerali e di improvvisi amori, osservare distaccatamente le reazioni alla nomina a Presidente degli Stati Uniti di Barack Obama, descritto come un modesto e brillante avvocato nero che si è fatto da se, e invece niente di diverso da quello che propone il solito sistema elettorale americano, influenzato in gran parte da lobby più o meno occulte (in primo luogo quella ebraica e sionista), da massonerie più o meno deviate, da grandi gruppi bancari e di potere. Come ha esemplarmente detto Ron Paul, il candidato che i media sono riusciti incredibilmente a non nominare nemmeno una volta nei loro servizi, Barack Obama è lì perché fa parte pienamente del sistema.
Devo ammetterlo: conoscendo gli Stati Uniti come un popolo di razzisti, di “cristiani rinati”, di messia che pontificano dalla TV con il numero di centralino in sovrimpressione, pensavo che difficilmente un negro sarebbe potuto diventare Presidente degli Stati Uniti, a prescindere dai suoi meriti di uomo politico e di immagine. Invece la penosa amministrazione Bush ha sicuramente costretto molti a votare con il naso tappato pur di non rivotare una terza volta per il partito del criminale alcolizzato. Il quale, come Panorama ci informa, lascia al nuovo Presidente questo sfacelo economico e sociale, ottenuto dalla redazione di Panorama confrontando alcuni dati del 2000 con i dati del 2008: debito pubblico da 5.700 miliardi di dollari a 10.300 miliardi di dollari; disoccupati da 6 milioni a 9,5 milioni ; deficit della bilancia commerciale da 436 miliardi di dollari a 794 ; reddito annuale pro capite da 21.587 dollari a 26.352 dollari; 6 milioni di milionari nel 2000 contro i 9,3 milioni del 2008 ; poveri da 31,6 milioni a 37,3; persone senza assicurazione sanitaria da 38,4 milioni a 47 milioni; popolazione carceraria da 1,9 milioni di persone nel 2000 a 2,3 milioni; bilancio per le spese militari da 333 miliardi di dollari nel 2000 a 613 miliardi di dollari nel 2008 (quasi raddoppiato). In più con un prestigio americano al limite storico nel mondo, due guerre in violazione di tutti i trattati internazionali, una crisi finanziaria immane, una disuguaglianza sociale che l’amministrazione Bush ha saputo soltanto aumentare con una politica fiscale sfacciatamente a sostegno dei più ricchi.
Si chiederà al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama di risolvere questa situazione, inclusa una crisi economica molto peggiore e più subdola di quella del 1929. In tutte le piazze, in tutti i paesi, su tutti i giornali, si saluta l’avvento di quest’uomo come di un momento “storico”; addirittura il Partito Democratico (italiano) ha festeggiato la vittoria di Barack Obama, non potendo festeggiare la propria. Dicevo che per chi non si lascia andare a facili entusiasmi come il sottoscritto, questo è un copione che sa di già visto. Bene o male si può affermare che lo stesso copione si sia già visto per ogni candidato democratico: un cambio di marcia per l’America, una nuova fase per il mondo, un momento di grande speranza e attesa per le difficili crisi. Ma Barack Obama, proprio perché fa parte del sistema americano, e non ne è certamente una appendice secondaria, potrà o vorrà fare ben poco per cambiare le cose. Coloro che si aspettano un cambiamento dell’America in politica estera, credo che dovranno ben presto ricredersi. Certamente è difficile che il nuovo Presidente abbia la stessa arroganza e protervia a dir poco criminale del suo predecessore; si mostrerà probabilmente più affabile a dialogare con la comunità internazionale, più attento a determinati problemi, ma difficilmente imprimerà una direzione sostanziale alla politica estera americana, basata essenzialmente su un sostegno acritico allo Stato canaglia di Israele e ad una politica di potenza (essenzialmente militare) con gli altri Paesi. Di politica interna non si può parlare, in quanto mi è parso un argomento essenzialmente secondario nella campagna elettorale; segno, evidentemente, che le lacune sociali che i pochi dati citati in precedenza hanno messo in evidenza non erano ritenute prerogative fondamentali.
Un primo esempio di questo nuovo corso di Barack Obama? La nomina a Capo di Gabinetto di Rahm Emanuel, fervente sionista e figlio di un padre (Benjamin Rahn) che fece parte dell’Irgun (in Israele chiamato Etzel), il movimento terroristico sionista autore, tra le altre sue efferatezze, dello spaventoso massacro di Der Yasin. Che, tra le altre cose, Benjamin Netanyahu ha celebrato e ricordato al King David Hotel.
Se è un nuovo corso, non è rassicurante per niente.

giovedì 6 novembre 2008

Si stanno solo difendendo




La scorsa notte, quel piccolo popolo che ha tanto sofferto ha per l’ennesima volta fatto una incursione all’interno della Striscia di Gaza con la scusa ufficiale di stanare i combattenti palestinesi. In pieno stile difensivo, con l’utilizzo di elicotteri da guerra, ha ucciso anche civili. La motivazione ufficiale di questo “attacco difensivo” è che i palestinesi stavano scavando dei tunnel sotterranei, gli stessi che permisero ad alcune migliaia di loro, qualche mese fa, di evadere per qualche ora dal gulag per potersi comprare scarpe, pane, acqua… Che diamine! Non vorranno mica provare a scappare ancora dal loro futuro di animali parlanti, questi maledetti “terroristi” palestinesi! Con questo attacco, pertanto, la tregua che Hamas e Israele avevano firmato lo scorso 19 giugno può considerarsi caduta definitivamente. Ma non azzardatevi a dire che è stato Israele a rompere la tregua massacrando civili innocenti: si stanno solo difendendo.
Ora si attende la scontata risposta dei temutissimi razzi kassam: quei grossi petardi che riescono a fare sempre zero danni e zero vittime, l’unica risposta possibile che un popolo che sta venendo privato di acqua, luce, gas, cure sanitarie, cibo e medicinali (la famosa “cura dimagrante” di cui parlò, sghignazzando felice, Olmert) può attuare come simbolica ritorsione contro uno degli eserciti più armati del mondo.
Il 4 novembre, inoltre, Mary Robinson, ex Presidente dell’Irlanda ed ex Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, ha dichiarato alla BBC di aver trovato i palestinesi in condizioni assai peggiori della sua ultima visita, avvenuta nel 2000. "E' incredibile" ha detto "che il mondo non reagisca di fronte ad una così chiara violazione dei diritti umani".
Ovviamente, i democratici giornali italiani tacciono. Non sia mai che gli intrepidi Alemanno e Fini chiedano di oscurare anche loro.

lunedì 3 novembre 2008

Lettera aperta al Sindaco Alemanno

Egregio signor Sindaco Alemanno,
in questi giorni, dai giornali, ho modo di apprendere quali sono le priorità della sua politica: abituare le scolaresche ai pellegrinaggi ad Auschwitz; lotta dura e senza paura contro i razzisti e i fascisti; chiusura dei siti antisemiti che definiscono Lei e il Presidente della Camera Gianfranco Fini come “servi degli ebrei”. In verità, vista la grave crisi economica internazionale, avrei preferito da Lei qualcosa sui banchieri di Wall Street che hanno rovinato l’Occidente, qualche soluzione per la crisi, qualche opinione sugli interventi sociali che il Governo e il Comune di Roma intendono adottare per aiutare le famiglie in difficoltà.
Caro Signor Sindaco, il pellegrinaggio ad Auschwitz è, ahimè, cosa nota. Fa parte di quella memoria unica, stabilita per legge, che la classe dirigente europea – alla quale anche Lei appartiene – ha definitivamente definito come condizione sine qua non della propria agenda politica. E’ una sorta di assicurazione: senza l’adesione cieca e incondizionata al dogma olocaustico, in base al quale chiunque provi a porsi delle domande diventa automaticamente un “antisemita”, in Italia non si fa politica, e si rimane ai gradini più bassi. Tutto questo Lei, che per arrivare ad avere un ruolo importante nella politica italiana sente la necessità di sdoganarsi sempre più dalla scomoda etichetta di Fascista dileggiando e offendendo quotidianamente il Fascismo e i Fascisti, dovrebbe saperlo bene.
Suscita un certo stupore, viceversa, la Sua lotta contro i siti fascisti e razzisti. Checché Lei ne dica, il Fascismo può essere una ideologia da abbracciare senza per questo diventare degli asociali, dei violenti, dei razzisti fanatici. Lei stesso, tra le altre cose, è l’esempio più calzante di quanto scrivo, dato che fino a poco tempo fa dimostrava di apparire non particolarmente negativo nei confronti del Fascismo, ed è sempre stata una persona che io ritengo molto pacata e culturalmente superiore alla media dei politici italiani. Spiace vedere che oggi, per assecondare una politica vuota e superficiale e politicamente corretta, Lei non abbia esitato a rinnegare ciò che invece, solo pochi anni fa, sosteneva entusiasticamente, tanto da poter vantare, ancora oggi, una buona base elettorale proprio tra quei fascisti dei quali oggi vuole chiudere i siti.
Sul razzismo, viceversa, mi trovo perfettamente d’accordo con Lei. Le teorie che inneggiano alla supremazia razziale di una razza o di una etnia su di un’altra sono del tutto prive di fondamento, benché fossero unanimemente approvate da tutti gli Stati europei fino alla seconda guerra mondiale, ed alcuni Stati, come gli Stati Uniti d’America – per i quali sembra che Lei abbia particolare simpatia – tennero le leggi razziali in vigore addirittura fino agli anni Sessanta.
Posso permettermi di consigliarLe alcuni “bersagli” della sua crociata antirazzista, che sostanzialmente approvo?
Dato che è Sindaco di Roma, potrebbe cominciare innanzitutto con Israele, quello staterello piccino e indifeso che si è autodefinito, anche dal punto di vista giuridico, come “Stato ebraico”, basato pertanto sull’appartenenza religiosa dei suoi cittadini alla religione ebraica: poiché la discriminazione su base religiosa è condannata in sede internazionale, potrebbe farsi sentire addirittura in sede europea. Vada avanti senza timore: gli antirazzisti come me sono con Lei, signor Sindaco.
Ancora, potremmo consigliarLe di lanciare i suoi strali contro un movimento denominato “White Power” (Potere Bianco), il quale esalta la superiorità della razza bianca nei confronti di tutte le altre razze, in particolar modo di quella nera. Se prova a chiedere a qualcuno dei suoi elettori, molti dei quali mostrano con orgoglio le magliette di questo movimento, potrà saperne qualcosa di più. Si faccia sentire, signor Sindaco, e protesti vivacemente: io sono con Lei. Non esiti, ordunque, e faccia un repulisti nelle sedi della Fiamma Tricolore, di Forza Nuova, di Alleanza Nazionale, in altre parole la maggior parte del suo bacino elettorale che Le ha permesso di stare dove è adesso. Considerando che l’hanno votata nonostante anche Lei, da qualche anno a questa parte, non esiti a condannare il Fascismo sempre e comunque, su qualunque giornale o TV in cui le capiti di apparire, il suo potere elettorale non dovrebbe risentirne eccessivamente.
Infine mi permetto di consigliarLe un’altra forma di razzismo, che io ritengo più subdola. Dato che ormai qualunque forma di intolleranza viene classificata con questa etichetta (anche la festa del 4 novembre, a quanto so, è diventata razzista), non dubito che anche l’episodio del quale mi accingo a parlare possa essere classificato razzista. Qualche campionato fa, allo stadio Sant’Elia, dove la squadra di serie A del Cagliari disputa le sue partite in casa, si giocava Cagliari-Milan. Io non ero presente di persona, ma ebbi modo di vedere le foto, fatte da amici che in quell’occasione si recarono allo stadio per vedere la partita, che dimostravano inequivocabilmente che i tifosi del Milan avevano issato sulla curva a loro destinata un grande disegno, nel quale, sostanzialmente, si paragonavano i sardi a dei pecorai. Tornava in auge, al Sant’Elia, l’antica equazione sardo=pastore, come se essere un pastore sardo fosse un qualcosa del quale vergognarsi e con il quale prendere in giro i sardi. Signor Sindaco, non ho sentito una sola parola da parte di nessuna parte politica che condannasse questo gesto. Io Le chiedo: se anziché l’equazione sardo=pastore, che come noi sardi abbiamo appurato non interessa particolarmente Voi della politica che conta, ci fosse stato un disegno che insultava gli uomini di colore, che cosa sarebbe successo? Lasci che lo scriva io: avremmo sentito un coro unanime di condanna, con i vari politici che facevano a gara per proporre la punizione più esemplare in assoluto, non esclusa la fantozziana crocifissione in sala mensa!
Vede Signor Sindaco? C’è razzismo e razzismo… E mentre Lei perde tempo per mettere in guardia i suoi cittadini da un pericolo antisemitismo che sostanzialmente non c’è – se non in alcune frange davvero estremiste e fanatiche, che hanno votato Lei alle ultime elezioni di Roma, tra l’altro – dimentica altre forme di razzismo ben più pericolose e sulle quali nessuno, neanche Lei, mostra di avere la minima attenzione: il razzismo del Nord contro il Sud; il razzismo contro gli italiani che porta questi ultimi a vergognarsi anche delle loro festività nazionali, come accaduto recentemente; il razzismo contro una determinata parte politica, dalla quale proviene anche Lei, accusata di essere guerrafondaia, teppista, violenta, sadica, ignorante, priva di qualunque valore propositivi e costruttivo: un razzismo talmente forte che ha portato l’opinione pubblica italiana ad inventarsi episodi di razzismo di sana pianta pur di criminalizzare tale area ideologica…
Egregio Sindaco Alemanno, rimane ancora un dubbio a chi scrive: in futuro potremo ancora schierarci dalla parte degli oppressi del conflitto israelo-palestinese, vale a dire i Palestinesi, o saremo dichiarati antisemiti? Potremo affermare un dato di fatto, cioè che Israele è lo Stato più armato di tutto il Medio Oriente, con più di 300 testate nucleari e diversi sottomarini nucleari, e che – bombe e sottomarini nucleari a parte – utilizza questo suo arsenale per annettere la terra che appartiene ad un altro popolo, o saremo etichettati come pericolosi fascisti dei quali oscurare i siti? Potremo chiedere una ricerca storica non viziata da comportamenti e pregiudizi di parte, che ci permetta di fare luce sulla nostra Storia più recente, oppure si aprirà anche per noi il carcere? Potremo dire ed affermare una verità inconfutabile ed incontrovertibile, e cioè che i Fascisti presero regolarmente il potere e in Venti anni trasformarono in positivo l’Italia, tanto da meritare l’attenzione e la stima anche di coloro che poi, nella seconda guerra mondiale, sarebbero diventati i nostri acerrimi nemici? E se qualcuno cercherà di farci tacere con la forza e con metodi antidemocratici, con la violenza, con l’intimidazione, potremo contare sulla sua solidarietà in nome della democrazia? Oppure, da Fascisti, saremo considerati alla stregua del niente e quindi privabili anche dei più elementari diritti?
Egregio Sindaco Alemanno, penso di conoscere già la risposta a queste mie domande. Malgrado tutto, però, noi del MFL continueremo a batterci per l’unica cosa che conta davvero: la verità.

domenica 2 novembre 2008

Le comiche disavventure del Pesce

Il gruppo interno dei tesserati MFL mi rende definitivamente edotto del grande dibattito che riguarda noi e l’attore Ulderico Pesce. Per renderne consapevoli anche i miei lettori faccio un piccolo salto indietro.
Il 15 maggio 2005 i nostri militanti di Matera hanno effettuato un normalissimo volantinaggio in città per il Movimento Fascismo e Libertà. La coincidenza ha voluto che l’ora e il luogo scelto per tale volantinaggio coincidesse con un comizio sulle cellule staminali e la libertà di ricerca che, dalla stessa piazza, teneva l’attore Ulderico Pesce insieme a molti altri presenti. Normalmente, i nostri ragazzi hanno cominciato a volantinare e a distribuire materiale informativo ai presenti ed ai passanti. Il Pesce, non contento della nostra presenza, ha chiesto a più riprese l’allontanamento dei nostri militanti dal luogo della manifestazione; accortosi che i nostri non avevano alcuna intenzione di andarsene, visto anche che la loro presenza era pienamente legittimata e giustificata dai vari permessi che solitamente sono necessari a qualsiasi organizzazione politica per svolgere affissioni, banchetti politici, volantinaggi, ha quindi cominciato ad inveire e ad insultare il MFL e i nostri camerati, cercando ignobilmente di “eccitare” i presenti contro i ragazzi che volantinavano. Fortunatamente i convenuti al comizio, e i nostri ragazzi che non hanno risposto con gli stessi toni utilizzati dal Pesce, hanno evitato con la loro civiltà quella confusione che invece il Pesce si augurava. Finite queste schermaglie, i nostri camerati hanno cercato di riprendere la loro attività come se nulla fosse accaduto; anche perché, diversamente da quello che pensa il Pesce, la popolazione in quell’occasione rispose positivamente all’iniziativa targata MFL. Come è logico, chi insulta pubblicamente un legittimo movimento politico, definendolo una canea di violenti e fanatici invasati, cercando addirittura di infiammare centinaia di presenti contro un gruppo di non più di una decina di persone, deve aspettarsi nientemeno che una bella denuncia. La quale ha dato proprio in questi giorni l’avvio, da parte della Procura della Repubblica di Cosenza, ad un’indagine per calunnia nei confronti di Pesce.
Per meglio conoscere la situazione, questo è quello che relazionava in merito un camerata del quale omettiamo il nome, in quanto non facente più parte del nostro Movimento.

[…]La mattinata non era che l'inizio di quella che definirei una mattinata tutt'altro che tranquilla. Verso le 10.30, si avvicina un pulmino ed inizia a montare microfono e tavolino, praticamente si stava approntando un altro banchetto di fronte a noi, e sul palco situato al centro tra i banchetti , si preparavano i microfoni per un imminente comizio.
I nuovi arrivati dopo poco tempo avevano un identità: erano i Radicali che dovevano fare un comizio ed un banchetto “pro si” del referendum sulla legge 40/2004; inutile dire il grande imbarazzo creatosi e l'atmosfera tutt'altro che tranquilla venutasi a creare all'uscita dei loro simboli. Tutto sommato siamo rimasti più che tranquilli, sperando che altrettanto facessero i nostri ''rivali''.
Alle 11.30 doveva iniziare il loro comizio, mancava un’ora circa, e in questo lasso di tempo il loro ''leader'' si e' avvicinato la nostro banchetto, dicendoci se eravamo anche noi lì per il referendum, e come mai si potesse aver causato questo incidente “ideologico”; noi gli abbiamo spiegato che si trattava di una coincidenza, e che del referendum , in quel ambito, non ce ne poteva fregare di meno, allora si sono rilassati ed hanno continuato la loro manifestazione.
Ore 11.30, inizia il comizio, e qui e' accaduto l'irreparabile.
Poco prima del comizio, si avvicina a noi uno dei più alti esponenti di Rifondazione Comunista, un certo Pesce ( il cognome), [...] con molta calma ci chiede se siamo autorizzati a mostrare quei simboli e a stare contemporaneamente al loro fianco, inoltre di diceva imbarazzato dalla parola “fascismo” e dal nostro simbolo; gli rispondeva abbastanza esaurientemente il nostro […] lui, innervosito, ci ricordava dell'omicidio dei Rosselli e noi, con molta calma, gli ricordavamo l'omicidio del filosofo Gentile. All'ascoltare quest'ultimo nostro esempio della loro brutale ferocia si allontanava inveendo contro di noi, mentre a debita distanza i comunisti suoi proseliti ci fotografavano increduli.
Alle 11.30 inizia il comizio, e prende la parola proprio l'inviperito Pesce, esordendo con queste parole: “Cittadini materani, sono venuto da Roma per appoggiare gli amici radicali, ma la mattinata mi pone nella situazione di parlare di un altro problema: I FASCISTI! Io voglio sapere come e' possibile che nella nostra democrazia ci sia gente che autorizza il banchetto a certa gente, aventi come simbolo il fascio littorio [il nostro simbolo non è un fascio littorio, N.d.A.] io non posso parlare di nulla avendo alla mia destra un banchetto così vergognoso... Allora chiedo al popolo materano: come fate a non reagire a tale provocazione! Vi chiedo di andare e RIBALTARE IL LORO TAVOLINO CON LE LORO BANDIERE, e chiedo anche dove cazzo stanno le forze dell'ordine!!! Che mettano fine al loro banchetto!!! Sono vergognosi!!!! […]
Nel frattempo i suoi proseliti lo applaudivano minacciosi nei nostri confronti, poi, dopo tanti insulti a noi , alla popolazione materana e alla forze di polizia, ha concluso cosi' il suo discorso: ”IO NON DIRO' UNA SOLA PAROLA ALLA PRESENZA DI QUEL BANCHETTO, E RIBADISCO AL POPOLO MATERANO DI RIBALTARLO!!!”
Lascia il palco e scappa via, lui e i suoi comunistelli, intanto la Digos, di fronte a tale eccitazione comunista, si era posizionata al nostro fianco per proteggerci, tant’è vero che quando lui ha chiesto dove fossero i poliziotti, uno dei suoi aveva risposto da sotto il palco: “Dietro il banchetto sono gli sbirri”
Io parlando con l'ispettore gli dicevo di ascoltare ciò che loro dicevano e soprattutto di notare il suo tentativo per nulla celato di istigazione alla violenza. In tutta risposta, l'ispettore mi diceva di non preoccuparmi e che loro avevano sentito e visto tutto, anche il nostro comportamento che era stato esemplare, e ci ringraziava di cuore.
Scappato via il rifondatolo “democratico”, il radicale continuava il suo comizio, sparando si su di noi , ma anche sul comunismo, e lui finiva il suo discorso così: “Adesso voi sapete se dare il consenso a noi o ai nostri amici del Movimento Fascismo e Libertà” […].

Da quello che si evince, e da quello che hanno potuto appurare anche le autorità sul posto con le quali in seguito abbiamo avuto l’occasione di parlare, il comportamento del Pesce è inequivocabile nel cercare di far degenerare la situazione, mentre, come al solito, il comportamento dei nostri camerati è stato impeccabile anche in un momento difficile, dove il rapporto numerico era a dir poco sfavorevole.
L’indignazione di Pesce è stata grande, tanto da spingere quest’ultimo ad una pubblica denuncia dei fatti durante il suo spettacolo “Sapzio Mil” a Sesto San Giovanni e a presentare una petizione da presentare al Presidente della Repubblica e al Governo. “Stiamo mandando avanti una petizione” spiega Pesce “per l’archiviazione dell’indagine. Inoltre, in una lettera aperta al Presidente della Repubblica chiedo, assieme ai firmatari, come sia possibile che un movimento simile possa essere stato legittimato dallo Stato”.
La ragione di questo livore del Pesce è facilmente spiegabile. Forse il Pesce se la prende con noi perché, solo un mese prima dell’avvenimento, il Ministero della Cultura avrebbe revocato un finanziamento alla sua associazione con la motivazione di una “insufficiente capacità artistica”? O forse Ulderico Pesce crede che, in Italia, sia lecito cercare di rivoltare una piazza intera contro un banchetto di cinque persone ed insultare gli esponenti di un movimento politico legittimo solo perché questo porta avanti ideali diversi dai suoi?
Comunque sia, l’indignazione del Pesce, con annessa petizione, dimostra chiaramente quale è la visione altamente “democratica” che i comunisti hanno del dibattito politico e della Giustizia.
Nello Stato dei comunisti come Pesce si pretende di insultare e calunniare un movimento politico senza pagare dazio, in ricordo dei bei tempi in cui giornalisti e politici facevano l’occhiolino a chi cantava che “uccidere un Fascista non è reato” e, all’occorrenza, eliminava gli avversari politici a colpi di chiave inglese o dando loro fuoco in casa.
Nello Stato modello dei comunisti i movimenti e i partiti politici scomodi si mettono al bando con decreto del Presidente della Repubblica.
Nello Stato ideale dei comunisti i rinvii a giudizio si cancellano con una petizione. Sempre che, ovviamente, il rinvio a giudizio non riguardi i Fascisti
, per i quali qualunque punizione non sarà mai abbastanza.
Se la questione non fosse seria, verrebbe da ridere e da compiangere Ulderico Pesce e i suoi epigoni.
Qualcuno spieghi a Pesce che il nostro Movimento, con suo grande stupore, è pienamente legale: 1) il MFL non ha come obiettivo quello di fondare il disciolto Partito Fascista; 2) in merito agli articoli della Costituzione con i quali i comunisti tanto si riempiono la bocca, va precisato che la Corte Costituzionale ha da tempo stabilito, in merito all’art. 4 della legge del 20 giugno 1952, che il reato di apologia del Fascismo non si ha esclusivamente in un elogio di questo o quell’aspetto del Ventennio Fascista, bensì mediante una “esaltazione tale da poter condurre alla riorganizzazione del partito fascista” e, cioè, in una “istigazione a commettere un fatto rivolto alla riorganizzazione, a tal fine idoneo e efficiente”. In altre parole, ben più comprensibili ai trinariciuti, non basta esprimersi in modo positivo nei confronti del Fascismo per essere accusati di apologia, ma si deve integrare il detto con il fatto, vale a dire si devono commettere degli atti illeciti: sovversione, terrorismo, ostilità contro lo Stato, e così via. Ciò è precisato dalla XII disposizione transitoria della Costituzione, che i comunisti citano spesso e a sproposito, la quale dichiara che si ha reato quando “un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.” Il MFL non ha mai svolto propaganda razzista, non ha mai utilizzato metodi che la legge attribuisce al Fascismo (metodi antidemocratici o violenti), non ha mai propugnato la soppressione di alcuna libertà, non ha mai denigrato la democrazia, non ha mai utilizzato o esaltato la violenza come strumento di lotta politica, non ha mai perseguito finalità antidemocratiche né ha mai approvato simili comportamenti.
Questi sono i fatti, di contro alle fandonie e ai vaneggiamenti del Pesce. E speriamo impari a sue spese che, in un Paese civile e democratico, tutti devono avere la libertà di esprimere pacificamente e in piena libertà il proprio pensiero, compresi i Fascisti. Con buona pace di quanti pretendono, avvolti nei loro vergognosi stracci rosso sangue, di metterci a tacere.

giovedì 30 ottobre 2008

Ecco la verità sugli scontri di Piazza Navona

Come da copione, il regime color rosso sangue parla di "aggressione fascista" per commentare gli scontri di Piazza Navona tra diversi manifestanti del Blocco Studentesco e i soliti "poveri" manifestanti pacifisti. Qualcuno si chiederà: ma quale regime rosso sangue, se ora governa il centro-destra e i comunisti addirittura non hanno mai governato l'Italia dal secondo dopoguerra ad oggi? Viste le grandi conquiste che i comunisti hanno avuto in tutto il mondo (carestie e stermini per più di cento milioni di morti), verrebbe da rispondere: per fortuna! Comunque sia, viene da pensare che i comunisti siano ancora al potere nelle redazioni dei giornali e delle TV se hanno il potere di far passare come "aggressione fascista" quello che invece è ampiamente documentato qui sotto. Vale a dire: un cinquantenne che cerca di infiammare la piazza con i triti slogan antifascisti, ottenendo come unico risultato il coro "Scemo! Scemo!", il Blocco Studentesco che cerca di placare gli animi al grido di "Nè rossi nè neri ma liberi pensieri", ed infine alcuni manifestanti che cercano aiuto verso la zona del Blocco Studentesco a causa della presenza di "eroici" manifestanti antifascisti, i quali cominceranno gli attacchi di lì a poco.