martedì 30 giugno 2009

Iran: tentativi di destabilizzazione o regolamento di conti?

Chi in queste lunghe giornate ha provato a seguire le vicende iraniane sia attraverso i mass media ufficiali, sia attraverso la rete internet ed i siti cosiddetti di “controinformazione”, non potrà non aver notato un generale allineamento pro-Moussavi da parte dell'intero sistema mediatico.

Già subito dopo la vittoria del Presidente Ahmadinejad con il 60% di voti (un dato, come ha affermato anche il Presidente del Brasile, Lula, che rimane comunque difficile da manipolare) il mantra è risuonato unanime: brogli. Ahmadinejad avrebbe pilotato le elezioni, favorito soprusi e sabotaggi contro il suo rivale, intimidito la fazione avversaria.
Barack Obama, nelle ore immediatamente successive, affermava che l'Iran doveva ripetere le elezioni. Tipico esempio di democrazia in salsa americana e sionista: le elezioni sono regolari e democratiche quando vincono i loro amici; viceversa si tratta di un grave danno fatto alla democrazia, e le elezioni devono essere ripetute. Geniale.

Se Ahmadinejad ha vinto delle elezioni la cui regolarità non è stata contestata, ma solo ipotizzata, perchè dovrebbe ripetere le elezioni? Non è Ahmadinejad a dover ripetere le elezioni, semmai i suoi detrattori devono dimostrare che quelle consultazioni non sono regolari.

Elezioni che, tra le altre cose, sono state in linea con il sondaggio della Rockfeller Brothers Fund, che qualche giorno prima dell'apertura dei seggi dava Ahmadinejad in netto vantaggio sul suo rivale.

Pertanto, scaldati da un Moussavi che incitava alla resistenza contro la tirannia e dal codazzo vomitevole di politici e pennivendoli eternamente asserviti alla lobby mondialista, i sostenitori di Moussavi si sono riversati in piazza, incendiando negozi, auto, e facendo fuori otto guardie.

Ci deve essere rimasto male, Moussavi. Ancora ad elezioni in corso aveva proclamato la propria vittoria, per poi essere clamorosamente smentito. E' sic et simpliciter il comportamento di un idiota oppure è una deliberata strategia della tensione?

Che ci sia una volontà politica di far degenerare la situazione iraniana da parte dei nemici di Ahmadinejad è evidente. Solo l'America ha destinato, ai cosiddetti attivisti iraniani democratici, un qualcosa come venti milioni di dollari con un apposito bando di gara denominato “Support for civil society and rule of law in Iran”. Sono una bella cifretta con la quale poter combinare in tutta tranquillità qualche guaio.
Inoltre non solo Ahmadinejad, ma anche altre massime autorità religiose iraniane hanno esplicitamente accusato l'occidente di essere troppo attivamente interessato alle sorti elettorali dell'Iran, prima fra tutte la Gran Bretagna.

A sostegno di tale ipotesi l'Iran è passato addirittura alle vie di fatto, arrestando otto funzionari britannici di un ambasciata e suscitando le ire dell'Inghilterra e dell'inossidabile Franco Frattini. Si noti bene: gli arrestati sono sempre funzionari iraniani, non inglesi, eppure l'Inghilterra si è strappata i capelli. Temeva potesse trapelare qualcosa?

Fa scalpore anche il famoso video di Neda, l'iraniana che sarebbe stata uccisa dalle guardie iraniane, sulla cui veridicità aleggia più di un dubbio.

Non stupiamoci se tra poco verremo a sapere che anche la vicenda di Neda è dello stesso tenore di Colin Powell che mostra la fialetta di antrace proveniente (a suo dire) dai laboratori di Saddam Hussein, o delle testimonianze che affermavano che i soldati iracheni sparavano i bambini ancora attaccati alle incubatrici.

Io non sono un esperto di Iran o di Medio Oriente. Ma non mi stupirei se qualche potere più o meno occulto – vista l'incapacità di incenerire l'Iran per vie militari (gli Stati Uniti sono impantanati in Afghanistan ed in Iraq) – tentasse la strada della destabilizzazione interna. Anche a costo di coprire di oro e incenso quel Moussavi che ultimamente è l'idolo di tutto il mondo occidentale, ma che è responsabile di stragi ed omicidi di dissidenti ed oppositori interni durante i suoi anni di governo.

Ma siamo sicuri che l'elezione di Ahmadinejad sia un danno per i nemici dell'Iran? Del resto la vittoria di Moussavi – descritto falsamente come un moderato rispetto ad Ahmadinejad – avrebbe reso molto più difficile vendere all'opinione pubblica (israeliana ed americana in primis) un attacco militare contro l'Iran. La conferma di Ahmadinejad, viceversa, permette di continuare a descrivere l'Iran come un pericoloso nemico per la pace mondiale.

Destabilizzazione esterna oppure regolamento di conti del regime iraniano?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Là sotto ci deve passare il più grosso gasdotto del mondo, questo è uno dei motivi per il quale sta succedendo tutto sto casino. Ed ecco perché s'è fatta la guerra ad Iraq ed Afghanistan e il Pakistan è uno stato fantoccio in mano agli americani...
Fare la guerra all'Iran sarebbe troppo rischioso, meglio farli affondare da soli.

Alessio