domenica 30 settembre 2012

La stimo, Direttore, ma non riesco a disperarmi per Lei



In queste ore tiene banco, in tutto il mondo politico e, ancor di più, nei media, il caso del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti.

Di cosa si tratta? E’ presto detto. Nel 2007, quando Alessandro Sallusti non era ancora passato a dirigere Il Giornale ed era invece direttore di Libero, esce un articolo, con pseudonimo "Dreyfus," altamente provocatorio: si denuncia la vicenda di una quindicenne rimasta incinta e costretta, con la complicità di giudici e magistrato, ad abortire, causando l’internamento della ragazzina in una struttura sanitaria. 

Che cosa succede? Succede che il magistrato chiamato in causa nell'articolo si senta diffamato e calunniato da quell’articolo e decide di sporgere denuncia. Sallusti, per legge, è responsabile di ciò che scrivono i giornalisti della sua redazione, e non sapendo chi si celi dietro lo pseudonimo di “Dreyfus”, viene condannato sia in sede civile che in sede penale, costretto ad una pena detentiva di 14 mesi e al pagamento, all’incirca, di 50.000 euro di risarcimento al “povero” magistrato, così duramente toccato nel suo onore. Ora sappiamo, alla conclusione del processo, che i fatti riportati in quell’articolo non erano veri, o non completamente: nessuno costrinse la ragazzina ad abortire, firmò consensualmente, con la presenza della madre. E – piaccia o no – tanto basta per non poter parlare di alcuna costrizione.

Da questa vicenda traiamo varie conclusioni. La prima, innanzitutto, è che è aberrante che in un Paese incivile come il nostro, in cui è difficilissimo andare in galera per reati gravissimi come la corruzione, l’omicidio colposo, il tentato omicidio, lo stupro, l’ingresso illegale in territorio italiano, e via dicendo, si vada in galera per un reato di opinione. Perché, si badi bene, di nient’altro si tratta. 

Parliamo anche del coraggio di Sallusti, che si è rifiutato di chiedere la grazia a Napolitano (giudicandolo, come capo della Magistratura, colpevole dello strapotere che i giudici hanno acquisito in tutti questi anni – e con buona ragione!), di farsi rieducare (come se fosse un comunissimo stupratore o pedofilo) e di accettare pene diverse che non siano il carcere; coraggio che fa da contraltare alla codardia, alla vigliaccheria e all’infamia dell’autore dell’articolo, quel Renato Farina già conosciuto per essere stato radiato dall’Ordine dei Giornalisti italiani in quanto spia e lacchè degli americani, il quale esce allo scoperto, con lacrime da coccodrillo, solo quando ormai niente si può fare, cioè dopo la pronuncia della Cassazione. E pensa pure di prenderci per i fondelli, il “buon” Betulla: ci dice che, fino a qualche giorno fa, non sapeva niente di questo processo. Ma sorvoliamo: l’uomo ha ampiamente dimostrato la sua pochezza umana, ancor prima che professionale, e non vale la pena dilungarsi oltre.

Parliamo, ancora, dello strano paradosso che vige in Italia, per il quale è difficilissimo andare in galera se ammazzi qualcuno, lo metti sotto con la macchina, violenti una bambina, ma se osi criticare l’operato di un magistrato un bell’annetto di carcere non te lo leva nessuno. Io ho letto l’articolo di Renato Farina, alias Betulla, e lo potete leggere anche voi a questo collegamento: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=DHQW1. Sappiamo che il contenuto di quell’articolo non corrispondeva a realtà. E va bene.  I toni che vengono utilizzati non sono amichevolissimi. E va bene. Ma non ci sembra un articolo così scandaloso, una volta che il quotidiano paga – e ha pagato! – le spese civili. Giuseppe Cocilovo, questo magistrato così sensibile nell’onore e nel portafoglio (non quereli anche me, signor magistrato! Si dice così, tanto per rendere l’idea!), non si è limitato alla sola causa civile, come avrebbe dovuto fare se, come ha espressamente dichiarato, avesse solo voluto ristabilire la verità. Ha voluto intentare anche un processo penale, non pago, evidentemente, della sola causa civile. E un processo penale, si sa, aumenta la “verità”, lenisce le bruttissime ferite causate dalla diffamazione e, cosa che non guasta mai, gonfia il portafoglio.

Si renda merito ad Alessandro Sallusti di essersi comportato con coraggio. In un Paese in cui, come egli stesso ha dichiarato, “mancano non tanto gli euro, quanto le palle”, ha rinunciato alla poltrona di direttore de Il Giornale (e al relativo stipendio, che non conosciamo con esattezza, ma non dovrebbe essere poi così male), a pene alternative al carcere, a farsi rieducare, a chiedere la grazia a Napolitano, a dire, in fase dibattimentale, il nome di Renato Farina, azione, questa, che sarebbe valsa quantomeno ad alleggerirgli la pena.

Detto questo, però, non riesco a schierarmi dalla parte del direttore (o ex direttore). Il perché è presto detto. Sallusti, sia quando era direttore di Libero sia ora, che è, o è stato fino a pochissimo tempo fa, direttore de Il Giornale, ha ospitato, nel tempo, tutti gli interventi più o meno farneticanti che ci siamo dovuti bere, per anni, sul revisionismo olocaustico. Ricordate tutti i vari articoli in cui a gran voce si chiedeva, e si chiede, la galera per coloro che negano l’olocausto o ne ridimensionano la portata? Molti sono stati ospitati da Sallusti e da quell’esercito di intellettualoidi che fa capo ai Ferrara, ai Pacifici e alle Nirenstein, che sui vari Il Foglio, Il Giornale, Libero, Il Corriere della Sera e via dicendo hanno invocato, e invocano tuttora, la galera per i revisionisti. Anche arrestare qualcuno, sia esso uno storico, uno studioso, uno scrittore o un semplice cittadino, perché non esalta determinati avvenimenti storici, ma si dimostra solo palesemente scettico sulla loro reale portata e veridicità, anche questo è nient’altro che un reato di opinione. Perché una cosa è affermare “Adolf Hitler e il Nazismo hanno fatto benissimo ad uccidere sei milioni di ebrei”, e nessuno dotato di un minimo di raziocinio e di intelligenza si sognerebbe mai non solo di affermare, ma nemmeno di pensare un orrore del genere. Anche perché si incorrerebbe automaticamente in apologia di reato e istigazione allo sterminio di massa, che sono reati, fortunatamente e giustamente, che sono ampiamente previsti dal nostro Codice di Procedura Penale. Un’altra cosa è affermare “Io credo che quell’avvenimento storico, l’olocausto di sei milioni di ebrei, non sia realmente avvenuto”. Per tutta una serie di motivi, che possono anche essere uno più idiota dell’altro, ma che nessuno deve poter pensare di utilizzare come prove per una incarcerazione. Una cosa è esaltare un determinato avvenimento storico, un’altra è negare che sia realmente avvenuto. E, con buona pace di Ferrara, Pacifici e Nirenstein, c’è una bella differenza.

Nessuno ha mai protestato per questo che è, allo stato attuale, l’unico reato di opinione per il quale, nell’Europa che si proclama democratica e che in nome di questa presunta superiorità morale manda i suoi figli a morire nelle guerre di Washington e Tel Aviv, si va in carcere. Nemmeno Sallusti, a quanto ci risulta.
Studiosi e intellettuali come Horst Mahler, Robert Faurisson, Fred Leuchter, David Irving, Alex Moller, Siegfred Verbeke, Pedro Varela, Ernst Zundel, Vincent Reynouard, Gerd Honsik sono, o sono stati, in galera non per aver diffamato qualcuno, per averlo ucciso, derubato o picchiato, ma solo e semplicemente per aver messo in dubbio o ridimensionato la vulgata olocaustica, che gli innominabili poteri massonici e mondialisti tengono in piedi con l’aiuto di leggi repressive in vigore in tutti i paesi europei, con il plauso di Sallusti e dei suoi amichetti sionisti alla Fiamma NIrenstein, alla Giuliano Ferrara, alla Riccardo Pacifici.

Vede, caro Direttore, che basta poco per finire dall’altra parte della barricata? Vede, direttore, che è troppo facile tacere sull’unico reato di opinione che in Europa ti costa il carcere, il revisionismo olocaustico? Vede, direttore, che quando tocca ai revisionisti nessuno dice niente, nessuno si strappa i capelli per questi criminali indifendibili, ma nessuno garantisce che ci si fermerà solo ai revisionisti? 

I reati di opinione, in una società veramente libera e democratica, non dovrebbero esistere. Punto. A meno che, lo ripeto, non costituiscano reato, cosa che nessun revisionista serio si guarda dal fare.

Le assicuro che chiunque sappia cosa vuol dire rischiare qualcosa, anche minima, per le proprie idee, non può fare a meno di provare nei suoi confronti una certa ammirazione. E’ solo che io non riesco a disperarmi, direttore, perché lei prova la stessa medicina che ha preteso per tanto tempo che ingollassero gli “altri”, i cattivi.

martedì 11 settembre 2012

Il nostro 11 settembre



I nostri lettori ormai ci conoscono bene. Fedeli alla nostra linea, l’11 settembre, come tutti gli altri giorni, non abbocchiamo a quel politicamente corretto imposto dall’alto, secondo il  quale tutti i morti occidentali devono essere martirizzati, e tutte le vittime dell’Occidente, viceversa, debbono essere dimenticate.
Chi oggi ci vorrebbe compunti e tristi è colui che ha finanziato tutti i peggiori e dispotici governi con crimini di guerra, bombardamenti, torture, massacri indiscriminati… l’Indonesia, l’Iraq, l’Afghanistan, il Nicaragua (dove gli USA si beccarono nel 1986 una condanna per terrorismo dalla Corte Penale Internazionale), il Guatemala, il Vietnam, il Congo, il Laos, il Perù, la Cambogia, il Libano, la Libia, El Salvador, la Somalia, il Sudan, la Bosnia… dobbiamo continuare? Basta puntare il dito in qualunque punto di una mappa geografica del mondo perché esca il sangue delle missioni “umanitarie” americane, di un qualche loro intervento, dei loro bombardamenti criminali e omicidi…
No. Non siamo americani. Né mai lo saremo. Siamo europei, siamo Romani e Fascisti per una certa concezione della vita, della civiltà, del mondo. L’ “american way of life”, quello in nome del quale questo Stato-canaglia spadroneggia indisturbato da decenni, provocando massacri in Medio Oriente, in America Latina, in Europa, in ogni parte del globo in cui senta di dover allungare le sue sudicie mani, lo rigettiamo. Se dobbiamo andare a crepare nelle loro guerre perché ci sia un Mc Donald’s a Baghdad, o perché anche a Damasco si possano fare quelle ridicole e scandalose gare di schifosi ciccioni che mangiano hamburgers a decine uno dopo l’altro, allora rispondiamo candidamente che la civiltà che vogliamo non è questa. Non è di sicuro civiltà, quella degli americani, per il semplice fatto che gli americani non hanno mai avuto una civiltà.
E non veniteci a sgridare ché non rispettiamo i loro morti, perché con noi non attacca. Non ci farete sentire in colpa. Semmai siete voi che dovreste vergognarvi: ricordate i vostri, di morti?
Chi oggi si erge a vittima è lo stesso che l’11 settembre del 1943 sganciò centinaia e centinaia di tonnellate di bombe su Genova, Foggia e dintorni; lo scopo non è militare: si vuole semplicemente spezzare il morale della popolazione, far si che si rivolti contro il Fascismo e il suo Duce. Morirono 22 mila civili, una vera e propria inutile ecatombe per la quale nessuno ha mai chiesto Giustizia. Questo è il nostro 11 settembre. Questo è l’11 settembre che vogliamo ricordare. Perché noi sappiamo bene chi sono i veri terroristi.

mercoledì 8 agosto 2012

Intervista a Paola Musu

Pubblico, qui di seguito, il filmato YouTube dell'intervista a Paola Musu. Per chi non la conoscesse - non ci stupiamo, visto la vigliaccheria di quelli che troppo sobriamente si definiscono "giornalisti" - l'avvocato Musu è colei che ha denunciato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Mario Monti e tutti i membri del Parlamento per attentato allo Stato, associazione sovversiva, attentato contro i diritti del cittadino etc. Detto tra noi - e riflettano tutti coloro che pomposamente parlano di "democrazia" - il giorno dopo aver depositato la denuncia, l'avvocato Musu ha ricevuto la visita intimidatoria della Guardia di Finanza nel suo studio.

Nell'intervista che segue il nostro lettore potrà vedere e sentir spiegati concetti con cui dovrebbe avere una certa dimistichezza: sovranità monetaria, gestione della moneta, cessione della sovranità nazionale ad enti sovranazionali. Come precisa l'avvocato Musu: da Maastricht in poi.

Buona visione.


domenica 29 luglio 2012

Auguri Duce!

129 anni fa nasceva l'ultimo glorioso condottiero dell'Europa. 129 anni non si sentono: gli Eroi vivono nell'anima di chi ne mantiene vivo il ricordo, il sacrificio e le idee. Auguri Duce!!

sabato 28 luglio 2012

Comunisti imbecilli, nemmeno una calcolatrice sapete usare!


Ormai li conosciamo bene, e alla pochezza ed allo squallore dei comunisti e dei loro (in)degni sostenitori siamo abituati. Ma sembra che questi scarti della civiltà e della Storia non perdano occasione per rendersi ridicoli, e per farci fare quattro risate. Certi avvenimenti, l’ho sempre pensato, indicano non solo la pochezza politica, ma anche umana dei protagonisti.

Di che cosa parliamo? È presto detto. L’edizione internet de Il Mattino di Padova pubblica, con commozione, questa notizia: http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/07/27/news/addio-al-partigiano-tito-zulian-e-morto-per-un-emorragia-1.5463220. Si tratta della morte del partigiano Tito Zulian, morto recentemente a 75 anni. Poveri pennivendoli e comunisti! Prima di omaggiare un impostore non si sono nemmeno presi la briga di utilizzare una calcolatrice, ammesso e non concesso che la sappiano usare. Se il “povero” Zulian è morto nel 2012 a 75 anni, ciò significa – e vi assicuriamo che la nostra calcolatrice non è affatto antisemita, razzista e xenofoba! -  che nel 1943, quando cominciò il banditismo partigiano, Zulian aveva sei anni… Quali meritorie azioni conduceva l’infante Tito Zulian? Forse militava nei GAP – Gruppi d’Azione Pannolini? Si cacavano addosso cercando di causare svenimenti alle truppe Fasciste?

Che tristezza! Infami e vigliacchi, nemmeno una calcolatrice sanno usare! Lì, in mezzo ai loro stracci rossi e alle loro enormi balle storiche alle quali hanno finito per credere loro stessi, hanno un disperato bisogno di eroi. Circondati da delinquenti partigiani, impostori, traditori, criminali, vigliacchi e voltagabbana, c’è anche da comprenderli. Ma arrivare a fare queste gaffes… Nemmeno noi, che pur ne pensiamo tutto il peggio possibile, li credevamo capaci. Eppure, ci stupiscono sempre. In peggio.

giovedì 26 luglio 2012

La dilagante diarrea dell'antifascismo militante

Raffaele Balsamo - Dirigente Regionale Regione Campania per il MFL

Scrivo poche righe riguardo il recente avvenimento di cui sono stato vittima innocente.

Personalmente, come dirigente in Campania del Movimento Fascismo e Libertà, dichiaro che avvenimenti di repressione  politica ed aggressioni come quella subita da me in data 21 luglio da parte di alcuni sottosviluppati mentali e criminali antifascisti non devono passare in secondo piano nella giustizia legale. Chi mi conosce sa che sono un ragazzo con degli ideali nobili, una persona onesta e che aiuta sempre chi ne ha bisogno. Per questo invito i cittadini boschesi, e delle zone limitrofe, a riflettere soprattutto sul fatto che avvenimenti di odio politico come questo siano avvenuti a pochi metri dalle proprie case, e a prendere coscienza che non può esistere democrazia senza rispetto delle idee altrui, specie se esposte con pacatezza e civiltà.

Un vostro figlio, fratello o sorella, cugino o quant’altro può essere vittima di qualunque persecuzione, magari perché esponente del PDL o dell’UDC, o anche solo per uno sguardo di troppo verso gli avanzi di galera che pomposamente si definiscono “centro sociale” e che godono della protezione delle istituzioni che ben se ne guardano dal cacciarli dagli stabili occupati senza diritto per sbatterli in galera. Se tutta la popolazione civile, indipendentemente dalle sue idee politiche, non condanna tali avvenimenti che nulla hanno a che fare con la politica vera, si è complici e si giustifica la violenza derivata da un’accozzaglia di giovani disorientati senza valori che fanno di questa [violenza] la loro valvola di sfogo dalle frustrazioni che la vita, evidentemente, gli ha imposto per molti anni.

Oggi è capitato a me, e alla mia parte politica. Domani capiterà anche a te, se non agisci. Per cui, condanna tali avvenimenti, ed evita di avvicinarti a tali delinquenti.

Tramite me è stato attaccato il Movimento Fascismo e Libertà; forse perché sta diventando la vera alternativa a questa politica corrotta? forse perché si batte per la legalità e la giustizia su qualsiasi strato sociale?

Il nostro cavallo di battaglia è la legalità, e forse è proprio per questo siamo stati attaccati così vigliaccamente. Ma noi continueremo per questa strada, perché crediamo nei valori della giustizia e della libertà, e combattiamo l’avvelenamento del popolo dovuto all’ignoranza, alle distrazioni, alla falsa informazione.

Infine, ora, mi rivolgo ai numerosi camerati presenti nella zona e non. Aderite al Movimento Fascismo e Libertà e combattiamo nella legalità queste pazzie umane. Portiamo avanti la nostra idea di società e realizziamola ora. Siamo sempre pronti a venire in contro alle esigenze di tutti i volenterosi, per questo motivo contattatemi per il tesseramento. campania@fascismoeliberta.info
Ai mal pensanti e truffatori dedico le famose parole di Giorgio Gaber: «ringraziate la dilagante imbecillità».
Raffaele Balsamo, fed. regione Campania – Movimento Fascismo e Libertà

domenica 22 luglio 2012

Solidarietà al camerata Balsamo

Il giorno 21 luglio il dirigente regionale della Campania per il Movimento Fascismo e Libertà, Raffaele Balsamo, è stato vittima a Napoli, nella serata, di una vile e crudele aggressione compiuta da teppisti e picchiatori del luogo, appartenenti ai centri sociali ed ai collettivi anarchici campani. Il nostro dirigente ha riportato varie ferite e contusioni per una prognosi di 7 giorni. Oltre al danno si aggiunge la beffa: ancora dolorante, con il viso completamente tumefatto e la bocca insanguinata, è stato fermato da dei Vigili Urbani che passavano casualmente nei paraggi, e prontamente identificato. Il tutto accadeva mentre, a qualche decina di metri, gli aggressori si lasciavano ad andare ad insulti e commenti di schermo sia nei confronti del Balsamo, sia nei confronti dei Vigili Urbani, senza che questi accennassero una minima reazione. A niente sono valse le richieste del nostro dirigente di fermare ed identificare i responsabili.
Questo avvenimento la dice lunga non solo sulla vigliaccheria e sulla crudeltà che i teppisti di sinistra campani sfoderano come surrogato alla loro triste e squallida mancanza di idee e proposte politiche, ma anche sulle connivenze tra i criminali comunisti e l'amministrazione comunale. Sapevamo che “Uccidere un Fascista non è reato”; recentemente importanti esponenti della Magistratura (sempre e comunque democratica, si badi bene!) hanno chiaramente affermato che i Fascisti, essendo cittadini di serie B, non meritano alcuna tutela giuridica. Ora sperimentiamo, a nostre spese, che è possibile aggredire i militanti Fascisti in dieci contro uno, il tutto davanti alle forze dell'ordine, senza che queste abbozzino una benché minima reazione ma, anzi, fermino chi, semplicemente, distribuiva dei normalissimi volantini politici.
Da parte di tutto il Movimento Fascismo e Libertà, dirigenti, simpatizzanti e militanti, va il pieno sostegno al nostro camerata Raffaele Balsamo. Facciamo nostre le parole dello stesso camerata Balsamo: “Non saranno quattro pidocchiosi comunisti a fermare i Fascisti”. Se questo Stato non ci protegge e non ci garantisce la Giustizia che meritiamo, allora ci prenderemo tutto con le nostre mani.

MFL SARDEGNA

venerdì 29 giugno 2012

Festeggiate italidioti, festeggiate...


Non si offendano i miei pochi lettori. Ma se c’è un momento in cui sottoscrivo in pieno il mio articolo precedente “Italiani, siete delle merde”, quel momento è proprio questo.

Perché noi siamo anni che parliamo di sovranità nazionale, di massoneria, di lobby segrete, di crisi economica, di signoraggio. Ci abbiamo messo sempre e comunque la faccia, chi più chi meno, e avessimo avuto una soddisfazione che fosse una… Mai. Niente di niente. Niente scuote gli italiani. Solo una cosa, una cosa soltanto, riesce a farli scendere in piazza a fare casino: la vittoria della squadra di calcio. Come chiunque di voi, in questo preciso istante le strade sono in festa: l’Italia ha vinto contro la Germania. L’italidiota medio, alle prese col caro benzina, l’IMU, una crisi economica che in confronto quella del ’29 sembra un passatempo, una disoccupazione ai massimi storici, una delinquenza galoppante procurata in gran parte da una immigrazione senza freno, una casta politica che non perde occasione di umiliarci e di trattarci col massimo disprezzo, l’italidiota medio, scrivevo, ora è in festa, con la macchina addobbata delle bandiere nazionali, che scorrazza sulle strade italiane. Ecco per che cosa festeggiano gli italiani: il calcio.

Anzi, no. Festeggiano degli europei per preparare i quali sono stati massacrati impunemente migliaia e migliaia di cani a fucilate, bruciati vivi, torturati e massacrati senza alcuna pietà. Tutti gli appelli al boicottaggio sono falliti: lo share ha vinto ancora una volta. Per l’ennesima volta avete venduto l’anima agli sponsor in nome del dio del pallone. Si dirà: l’intero sistema degli europei era già partito, non si poteva più fermare. Niente di più sbagliato. Sarebbe stata una doppia soddisfazione farlo naufragare miseramente, e sarebbe bastato poco. Pensate quanto sarebbe stato bello – lo so che è un sogno, ma proviamo ad immaginarlo – se questi campionati europei si fossero giocati  con scarsa affluenza di pubblico negli stadi e uno “share” basso. Li avremo colpiti tutti insieme in quello che più gli interessa: il soldo, il conto in banca. Senza scendere in piazza, senza fare chissà quale rivoluzione: semplicemente guardando un altro canale. Avremmo mandato a monte il loro investimento, avrebbero speso miliardi di euro per una manifestazione guardata da pochi, e quindi avrebbero avuto un danno doppio: i soldi già spesi e quelli non guadagnati. I signori del calcio e i loro finanziatori avrebbero capito di essersi spinti troppo oltre. Avrebbero capito che massacrare animali innocenti giusto per liberare le strade per i turisti che venivano a vedere le partite no, non si fa. E invece sghignazzano, se la ridono, e hanno imparato a loro vantaggio la lezione più amara, più squallida: che non c’è niente che possa smuovere la coscienza di un popolo così idiota e così imbelle come noi. Che pur di vedere una partita non ci fermiamo davanti a niente. Che si è sempre pronti a gridare contro i cattivissimi nazisti (i cui crimini sono tutti da verificare), che la guardia è sempre alta, purché si ripresentino uguali a sessant’anni fa: con i baffetti e lo swastika sul braccio. Quando i criminali invece si presentano in giacca e cravatta, nello scintillio degli sponsor e dei mass media, e commettono crimini veri e dimostrabili, che nell’era di internet diventano difficili da occultare, tutti sono assenti, tutti fanno finta di non vedere. Che diamine! Non si tratta mica di uno swastika disegnato sulla casa di Pacifici!

Si tranquillizzi, “signor” Monti. Qualcuno di noi, peccando ancora una volta di ottimismo, aveva pensato che la situazione politica attuale avrebbe potuto non dico portare ad una rivoluzione, ma quantomeno ad una presa di coscienza matura da parte di una piccola parte della popolazione. E invece niente. Continui pure a dissanguarci, signor Monti. Non sarà il popolo italiano a fermarla. 

La crisi, i suicidi, la disoccupazione… assumono quasi un altro valore ai miei occhi. Quello di un popolo che dal 1945 in poi ha perso la propria sovranità militare ed economica in favore dell’invasore americano, e che adesso ha perso qualunque dignità, qualunque decenza, qualunque senso della ragione. Siamo come il Titanic: l’orchestra suona facendo finta che la nave da crociera non stia affondando nell’abisso del mare, continua grave e solenne la sua melodia mentre i corpi dei passeggeri vengono inghiottiti dall’acqua. Ma l’orchestra del Titanic aveva un qualcosa di eroico, di cavalleresco e di mistico in quel suo cosciente continuare a suonare. Si doveva fare il proprio dovere, fino in fondo, allietare coloro che riuscivano a raggiungere le scialuppe di salvataggio. Qui si continua a suonare e a festeggiare a causa di una ubriacatura collettiva di deficienza e di idiozia. E purtroppo sulla barca che va a fondo non ci sono solo gli italidioti. Ci siamo anche noi.

domenica 10 giugno 2012

Boicottali!


Non capitoliamo

Il 10 giugno 1940 il Sangue, l'Onore e la Tradizione entravano in guerra contro l'usura armata, contro le logge, contro le sinagoghe nascoste.
Il 10 giugno 1940 cominciava l'ultima, disperata e tremenda guerra dell'Europa e del mondo per la sua salvezza e per la sua integrità. Sessantasette anni dopo la vittoria del nemico, nonostante i loro magistrati, le loro leggi, i loro politici asserviti, siamo ancora qui. Ufficialmente il Terzo Reich non ha capitolato. E nemmeno noi.

venerdì 1 giugno 2012

I have a dream...

Diciamo la verità: guardando la vita politica italiana, e la bagattelle di questi ultimi giorni, viene da chiedersi se l'attuale classe politica che dirige questo disgraziato Paese (non è più una Nazione) non stia sperimentando volontariamente la pazienza degli italiani. E' probabile che si chiedano: quanto in la' possiamo spingerci, prima che si incazzino definitivamente? 

Annullare la parata del 2 giugno sarebbe stato un atto non solo politicamente rilevante, ma anche una azione di buon senso e di serietà: per una volta politica e buon senso sarebbero andate a braccetto, di comune accordo. Invece lo sgherro rosso che pomposamente si fa definire "Presidente della Repubblica" non vuole rinunciare alla sensazione di celebrare la sua, di Repubblica: quella nata dall'invasione del suolo patrio, da una vergognosa e ignobile sconfitta militare, dalla incredibile trasformazione dei vigliacchi e degli assassini in eroi e degli eroi in criminali. Ma anche a prescindere da questo, annullare questa parata avrebbe significato non solo un gesto simbolico, in segno di affettuosa vicinanza alle popolazioni colpite dallo spaventoso terremoto dell'Emilia e dintorni; avrebbe anche permesso di stornare le risorse dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri etc. sulle zone colpite dal sisma. E' stato lo stesso sindacato dei Vigili del Fuoco a richiedere espressamente di non partecipare alla parata e di essere invece inviato nei luoghi dei terremotati. Richiesta non accolta. Napolitano ha detto che la parata si terrà, ma in maniera sobria... Come se, terremoto permettendo, vista l'attuale situazione economica in cui versa l'Italia e non solo, sarebbe stato moralmente giustificabile uno sperpero di denaro pubblico per una inutile manifestazione. Non c'è limite al peggio: questo Presidente della Repubblica non ha umanità, non ha dignità, è politicamente ed umanamente disgustoso, ben oltre i limiti della decenza.

Eppure Napolitano non sarebbe stato certamente il primo: nel 1976 il governo annullò la parata del 2 giugno in segno di solidarietà alle vittime del terremoto che aveva colpito poco tempo prima il Friuli. Nessuno ebbe qualcosa da obbiettare.

Ma se fino ad adesso ci siamo limitati ad esprimere una opinione molto diffusa nel web e in buona parte della società civile, ciò che stiamo per dire è più controcorrente, in piena tradizione Fascista.

Se deve essere annullata la parata del 2 giugno perché costituisce un inutile e vergognoso spreco di denaro pubblico, che dire del Gay Pride che si terrà a Bologna il 9 giugno? Cosa sia il Gay Pride lo sa bene chiunque non abbia ancora riciclato il proprio cervello: una disgustosa pagliacciata di decerebrati che si sollazzano al ritmo di musiche demenziali, vestiti come dei clowns. Attenzione: diciamo decerebrati e pagliacci non in quanto omosessuali. Sappiamo bene che tutti gli omosessuali onesti, e in Italia ce ne sono tanti, sono disgustati quanto noi dall'essere rappresentati da gentaglia simile, il cui unico scopo è quello di provocare e di schifare chi non sia altrettanto disgustoso. 

Anche gli omosessuali dell'ArciGay - principali organizzatori della manifestazione - avrebbero potuto dimostrare sensibilità annullando la "loro" parata. Così non è stato. Il sottoscritto non capisce perché ci si indigni per il mancato annullamento della parata del 2 giugno, ma non del GayPride del 9 giugno, che non è nemmeno la celebrazione di una festa nazionale, ma una manifestazione in cui una minoranza di perversi e pederasti vuole imporre alla restante cittadinanza un qualcosa che si vuole spacciare come "normale" e che invece si vive all'insegna della trasgressione e dell'eccentricità più assoluta. Ma del resto che cosa aspettarsi di diverso da quelli dell'Arcigay, che prima ci inviano decine e decine di inviti alle loro manifestazioni, sperando di provocare qualche rabbiosa reazione dei cattivi Fascisti e poi, quando rispondiamo cortesemente e affermativamente al loro invito, rimangono a bocca aperta come degli imbecilli e ci scongiurano di non presentarci?

Insomma: tra comunisti e omosessuali c'è ben poco da stare allegri.

Ma ho un sogno. Sogno una Roma che domani sia deserta, con quel criminale di Capo dello Stato che guarda il massone Goldman Sachs affianco e si chiede: ma dove sono finiti tutti? Una Roma listata a lutto: persiane sprangate, negozi chiusi, mezzi pubblici fermi il tutto immerso nel più assoluto silenzio e desolazione, le telecamere che non hanno alcuna folla da inquadrare, i giornalisti che non sanno chi intervistare.... Ho lo stesso sogno per Bologna, il 9 giugno: i carri dei pagliacci sfilano chiassosi ed irritanti in mezzo a strade vuote, deserte. Pagliacci di Roma o pagliacci di Bologna, restano sempre dei pagliacci. Che almeno rimangano soli nel loro squallore.