domenica 29 luglio 2012

Auguri Duce!

129 anni fa nasceva l'ultimo glorioso condottiero dell'Europa. 129 anni non si sentono: gli Eroi vivono nell'anima di chi ne mantiene vivo il ricordo, il sacrificio e le idee. Auguri Duce!!

sabato 28 luglio 2012

Comunisti imbecilli, nemmeno una calcolatrice sapete usare!


Ormai li conosciamo bene, e alla pochezza ed allo squallore dei comunisti e dei loro (in)degni sostenitori siamo abituati. Ma sembra che questi scarti della civiltà e della Storia non perdano occasione per rendersi ridicoli, e per farci fare quattro risate. Certi avvenimenti, l’ho sempre pensato, indicano non solo la pochezza politica, ma anche umana dei protagonisti.

Di che cosa parliamo? È presto detto. L’edizione internet de Il Mattino di Padova pubblica, con commozione, questa notizia: http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/07/27/news/addio-al-partigiano-tito-zulian-e-morto-per-un-emorragia-1.5463220. Si tratta della morte del partigiano Tito Zulian, morto recentemente a 75 anni. Poveri pennivendoli e comunisti! Prima di omaggiare un impostore non si sono nemmeno presi la briga di utilizzare una calcolatrice, ammesso e non concesso che la sappiano usare. Se il “povero” Zulian è morto nel 2012 a 75 anni, ciò significa – e vi assicuriamo che la nostra calcolatrice non è affatto antisemita, razzista e xenofoba! -  che nel 1943, quando cominciò il banditismo partigiano, Zulian aveva sei anni… Quali meritorie azioni conduceva l’infante Tito Zulian? Forse militava nei GAP – Gruppi d’Azione Pannolini? Si cacavano addosso cercando di causare svenimenti alle truppe Fasciste?

Che tristezza! Infami e vigliacchi, nemmeno una calcolatrice sanno usare! Lì, in mezzo ai loro stracci rossi e alle loro enormi balle storiche alle quali hanno finito per credere loro stessi, hanno un disperato bisogno di eroi. Circondati da delinquenti partigiani, impostori, traditori, criminali, vigliacchi e voltagabbana, c’è anche da comprenderli. Ma arrivare a fare queste gaffes… Nemmeno noi, che pur ne pensiamo tutto il peggio possibile, li credevamo capaci. Eppure, ci stupiscono sempre. In peggio.

giovedì 26 luglio 2012

La dilagante diarrea dell'antifascismo militante

Raffaele Balsamo - Dirigente Regionale Regione Campania per il MFL

Scrivo poche righe riguardo il recente avvenimento di cui sono stato vittima innocente.

Personalmente, come dirigente in Campania del Movimento Fascismo e Libertà, dichiaro che avvenimenti di repressione  politica ed aggressioni come quella subita da me in data 21 luglio da parte di alcuni sottosviluppati mentali e criminali antifascisti non devono passare in secondo piano nella giustizia legale. Chi mi conosce sa che sono un ragazzo con degli ideali nobili, una persona onesta e che aiuta sempre chi ne ha bisogno. Per questo invito i cittadini boschesi, e delle zone limitrofe, a riflettere soprattutto sul fatto che avvenimenti di odio politico come questo siano avvenuti a pochi metri dalle proprie case, e a prendere coscienza che non può esistere democrazia senza rispetto delle idee altrui, specie se esposte con pacatezza e civiltà.

Un vostro figlio, fratello o sorella, cugino o quant’altro può essere vittima di qualunque persecuzione, magari perché esponente del PDL o dell’UDC, o anche solo per uno sguardo di troppo verso gli avanzi di galera che pomposamente si definiscono “centro sociale” e che godono della protezione delle istituzioni che ben se ne guardano dal cacciarli dagli stabili occupati senza diritto per sbatterli in galera. Se tutta la popolazione civile, indipendentemente dalle sue idee politiche, non condanna tali avvenimenti che nulla hanno a che fare con la politica vera, si è complici e si giustifica la violenza derivata da un’accozzaglia di giovani disorientati senza valori che fanno di questa [violenza] la loro valvola di sfogo dalle frustrazioni che la vita, evidentemente, gli ha imposto per molti anni.

Oggi è capitato a me, e alla mia parte politica. Domani capiterà anche a te, se non agisci. Per cui, condanna tali avvenimenti, ed evita di avvicinarti a tali delinquenti.

Tramite me è stato attaccato il Movimento Fascismo e Libertà; forse perché sta diventando la vera alternativa a questa politica corrotta? forse perché si batte per la legalità e la giustizia su qualsiasi strato sociale?

Il nostro cavallo di battaglia è la legalità, e forse è proprio per questo siamo stati attaccati così vigliaccamente. Ma noi continueremo per questa strada, perché crediamo nei valori della giustizia e della libertà, e combattiamo l’avvelenamento del popolo dovuto all’ignoranza, alle distrazioni, alla falsa informazione.

Infine, ora, mi rivolgo ai numerosi camerati presenti nella zona e non. Aderite al Movimento Fascismo e Libertà e combattiamo nella legalità queste pazzie umane. Portiamo avanti la nostra idea di società e realizziamola ora. Siamo sempre pronti a venire in contro alle esigenze di tutti i volenterosi, per questo motivo contattatemi per il tesseramento. campania@fascismoeliberta.info
Ai mal pensanti e truffatori dedico le famose parole di Giorgio Gaber: «ringraziate la dilagante imbecillità».
Raffaele Balsamo, fed. regione Campania – Movimento Fascismo e Libertà

domenica 22 luglio 2012

Solidarietà al camerata Balsamo

Il giorno 21 luglio il dirigente regionale della Campania per il Movimento Fascismo e Libertà, Raffaele Balsamo, è stato vittima a Napoli, nella serata, di una vile e crudele aggressione compiuta da teppisti e picchiatori del luogo, appartenenti ai centri sociali ed ai collettivi anarchici campani. Il nostro dirigente ha riportato varie ferite e contusioni per una prognosi di 7 giorni. Oltre al danno si aggiunge la beffa: ancora dolorante, con il viso completamente tumefatto e la bocca insanguinata, è stato fermato da dei Vigili Urbani che passavano casualmente nei paraggi, e prontamente identificato. Il tutto accadeva mentre, a qualche decina di metri, gli aggressori si lasciavano ad andare ad insulti e commenti di schermo sia nei confronti del Balsamo, sia nei confronti dei Vigili Urbani, senza che questi accennassero una minima reazione. A niente sono valse le richieste del nostro dirigente di fermare ed identificare i responsabili.
Questo avvenimento la dice lunga non solo sulla vigliaccheria e sulla crudeltà che i teppisti di sinistra campani sfoderano come surrogato alla loro triste e squallida mancanza di idee e proposte politiche, ma anche sulle connivenze tra i criminali comunisti e l'amministrazione comunale. Sapevamo che “Uccidere un Fascista non è reato”; recentemente importanti esponenti della Magistratura (sempre e comunque democratica, si badi bene!) hanno chiaramente affermato che i Fascisti, essendo cittadini di serie B, non meritano alcuna tutela giuridica. Ora sperimentiamo, a nostre spese, che è possibile aggredire i militanti Fascisti in dieci contro uno, il tutto davanti alle forze dell'ordine, senza che queste abbozzino una benché minima reazione ma, anzi, fermino chi, semplicemente, distribuiva dei normalissimi volantini politici.
Da parte di tutto il Movimento Fascismo e Libertà, dirigenti, simpatizzanti e militanti, va il pieno sostegno al nostro camerata Raffaele Balsamo. Facciamo nostre le parole dello stesso camerata Balsamo: “Non saranno quattro pidocchiosi comunisti a fermare i Fascisti”. Se questo Stato non ci protegge e non ci garantisce la Giustizia che meritiamo, allora ci prenderemo tutto con le nostre mani.

MFL SARDEGNA

venerdì 29 giugno 2012

Festeggiate italidioti, festeggiate...


Non si offendano i miei pochi lettori. Ma se c’è un momento in cui sottoscrivo in pieno il mio articolo precedente “Italiani, siete delle merde”, quel momento è proprio questo.

Perché noi siamo anni che parliamo di sovranità nazionale, di massoneria, di lobby segrete, di crisi economica, di signoraggio. Ci abbiamo messo sempre e comunque la faccia, chi più chi meno, e avessimo avuto una soddisfazione che fosse una… Mai. Niente di niente. Niente scuote gli italiani. Solo una cosa, una cosa soltanto, riesce a farli scendere in piazza a fare casino: la vittoria della squadra di calcio. Come chiunque di voi, in questo preciso istante le strade sono in festa: l’Italia ha vinto contro la Germania. L’italidiota medio, alle prese col caro benzina, l’IMU, una crisi economica che in confronto quella del ’29 sembra un passatempo, una disoccupazione ai massimi storici, una delinquenza galoppante procurata in gran parte da una immigrazione senza freno, una casta politica che non perde occasione di umiliarci e di trattarci col massimo disprezzo, l’italidiota medio, scrivevo, ora è in festa, con la macchina addobbata delle bandiere nazionali, che scorrazza sulle strade italiane. Ecco per che cosa festeggiano gli italiani: il calcio.

Anzi, no. Festeggiano degli europei per preparare i quali sono stati massacrati impunemente migliaia e migliaia di cani a fucilate, bruciati vivi, torturati e massacrati senza alcuna pietà. Tutti gli appelli al boicottaggio sono falliti: lo share ha vinto ancora una volta. Per l’ennesima volta avete venduto l’anima agli sponsor in nome del dio del pallone. Si dirà: l’intero sistema degli europei era già partito, non si poteva più fermare. Niente di più sbagliato. Sarebbe stata una doppia soddisfazione farlo naufragare miseramente, e sarebbe bastato poco. Pensate quanto sarebbe stato bello – lo so che è un sogno, ma proviamo ad immaginarlo – se questi campionati europei si fossero giocati  con scarsa affluenza di pubblico negli stadi e uno “share” basso. Li avremo colpiti tutti insieme in quello che più gli interessa: il soldo, il conto in banca. Senza scendere in piazza, senza fare chissà quale rivoluzione: semplicemente guardando un altro canale. Avremmo mandato a monte il loro investimento, avrebbero speso miliardi di euro per una manifestazione guardata da pochi, e quindi avrebbero avuto un danno doppio: i soldi già spesi e quelli non guadagnati. I signori del calcio e i loro finanziatori avrebbero capito di essersi spinti troppo oltre. Avrebbero capito che massacrare animali innocenti giusto per liberare le strade per i turisti che venivano a vedere le partite no, non si fa. E invece sghignazzano, se la ridono, e hanno imparato a loro vantaggio la lezione più amara, più squallida: che non c’è niente che possa smuovere la coscienza di un popolo così idiota e così imbelle come noi. Che pur di vedere una partita non ci fermiamo davanti a niente. Che si è sempre pronti a gridare contro i cattivissimi nazisti (i cui crimini sono tutti da verificare), che la guardia è sempre alta, purché si ripresentino uguali a sessant’anni fa: con i baffetti e lo swastika sul braccio. Quando i criminali invece si presentano in giacca e cravatta, nello scintillio degli sponsor e dei mass media, e commettono crimini veri e dimostrabili, che nell’era di internet diventano difficili da occultare, tutti sono assenti, tutti fanno finta di non vedere. Che diamine! Non si tratta mica di uno swastika disegnato sulla casa di Pacifici!

Si tranquillizzi, “signor” Monti. Qualcuno di noi, peccando ancora una volta di ottimismo, aveva pensato che la situazione politica attuale avrebbe potuto non dico portare ad una rivoluzione, ma quantomeno ad una presa di coscienza matura da parte di una piccola parte della popolazione. E invece niente. Continui pure a dissanguarci, signor Monti. Non sarà il popolo italiano a fermarla. 

La crisi, i suicidi, la disoccupazione… assumono quasi un altro valore ai miei occhi. Quello di un popolo che dal 1945 in poi ha perso la propria sovranità militare ed economica in favore dell’invasore americano, e che adesso ha perso qualunque dignità, qualunque decenza, qualunque senso della ragione. Siamo come il Titanic: l’orchestra suona facendo finta che la nave da crociera non stia affondando nell’abisso del mare, continua grave e solenne la sua melodia mentre i corpi dei passeggeri vengono inghiottiti dall’acqua. Ma l’orchestra del Titanic aveva un qualcosa di eroico, di cavalleresco e di mistico in quel suo cosciente continuare a suonare. Si doveva fare il proprio dovere, fino in fondo, allietare coloro che riuscivano a raggiungere le scialuppe di salvataggio. Qui si continua a suonare e a festeggiare a causa di una ubriacatura collettiva di deficienza e di idiozia. E purtroppo sulla barca che va a fondo non ci sono solo gli italidioti. Ci siamo anche noi.

domenica 10 giugno 2012

Boicottali!


Non capitoliamo

Il 10 giugno 1940 il Sangue, l'Onore e la Tradizione entravano in guerra contro l'usura armata, contro le logge, contro le sinagoghe nascoste.
Il 10 giugno 1940 cominciava l'ultima, disperata e tremenda guerra dell'Europa e del mondo per la sua salvezza e per la sua integrità. Sessantasette anni dopo la vittoria del nemico, nonostante i loro magistrati, le loro leggi, i loro politici asserviti, siamo ancora qui. Ufficialmente il Terzo Reich non ha capitolato. E nemmeno noi.

venerdì 1 giugno 2012

I have a dream...

Diciamo la verità: guardando la vita politica italiana, e la bagattelle di questi ultimi giorni, viene da chiedersi se l'attuale classe politica che dirige questo disgraziato Paese (non è più una Nazione) non stia sperimentando volontariamente la pazienza degli italiani. E' probabile che si chiedano: quanto in la' possiamo spingerci, prima che si incazzino definitivamente? 

Annullare la parata del 2 giugno sarebbe stato un atto non solo politicamente rilevante, ma anche una azione di buon senso e di serietà: per una volta politica e buon senso sarebbero andate a braccetto, di comune accordo. Invece lo sgherro rosso che pomposamente si fa definire "Presidente della Repubblica" non vuole rinunciare alla sensazione di celebrare la sua, di Repubblica: quella nata dall'invasione del suolo patrio, da una vergognosa e ignobile sconfitta militare, dalla incredibile trasformazione dei vigliacchi e degli assassini in eroi e degli eroi in criminali. Ma anche a prescindere da questo, annullare questa parata avrebbe significato non solo un gesto simbolico, in segno di affettuosa vicinanza alle popolazioni colpite dallo spaventoso terremoto dell'Emilia e dintorni; avrebbe anche permesso di stornare le risorse dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri etc. sulle zone colpite dal sisma. E' stato lo stesso sindacato dei Vigili del Fuoco a richiedere espressamente di non partecipare alla parata e di essere invece inviato nei luoghi dei terremotati. Richiesta non accolta. Napolitano ha detto che la parata si terrà, ma in maniera sobria... Come se, terremoto permettendo, vista l'attuale situazione economica in cui versa l'Italia e non solo, sarebbe stato moralmente giustificabile uno sperpero di denaro pubblico per una inutile manifestazione. Non c'è limite al peggio: questo Presidente della Repubblica non ha umanità, non ha dignità, è politicamente ed umanamente disgustoso, ben oltre i limiti della decenza.

Eppure Napolitano non sarebbe stato certamente il primo: nel 1976 il governo annullò la parata del 2 giugno in segno di solidarietà alle vittime del terremoto che aveva colpito poco tempo prima il Friuli. Nessuno ebbe qualcosa da obbiettare.

Ma se fino ad adesso ci siamo limitati ad esprimere una opinione molto diffusa nel web e in buona parte della società civile, ciò che stiamo per dire è più controcorrente, in piena tradizione Fascista.

Se deve essere annullata la parata del 2 giugno perché costituisce un inutile e vergognoso spreco di denaro pubblico, che dire del Gay Pride che si terrà a Bologna il 9 giugno? Cosa sia il Gay Pride lo sa bene chiunque non abbia ancora riciclato il proprio cervello: una disgustosa pagliacciata di decerebrati che si sollazzano al ritmo di musiche demenziali, vestiti come dei clowns. Attenzione: diciamo decerebrati e pagliacci non in quanto omosessuali. Sappiamo bene che tutti gli omosessuali onesti, e in Italia ce ne sono tanti, sono disgustati quanto noi dall'essere rappresentati da gentaglia simile, il cui unico scopo è quello di provocare e di schifare chi non sia altrettanto disgustoso. 

Anche gli omosessuali dell'ArciGay - principali organizzatori della manifestazione - avrebbero potuto dimostrare sensibilità annullando la "loro" parata. Così non è stato. Il sottoscritto non capisce perché ci si indigni per il mancato annullamento della parata del 2 giugno, ma non del GayPride del 9 giugno, che non è nemmeno la celebrazione di una festa nazionale, ma una manifestazione in cui una minoranza di perversi e pederasti vuole imporre alla restante cittadinanza un qualcosa che si vuole spacciare come "normale" e che invece si vive all'insegna della trasgressione e dell'eccentricità più assoluta. Ma del resto che cosa aspettarsi di diverso da quelli dell'Arcigay, che prima ci inviano decine e decine di inviti alle loro manifestazioni, sperando di provocare qualche rabbiosa reazione dei cattivi Fascisti e poi, quando rispondiamo cortesemente e affermativamente al loro invito, rimangono a bocca aperta come degli imbecilli e ci scongiurano di non presentarci?

Insomma: tra comunisti e omosessuali c'è ben poco da stare allegri.

Ma ho un sogno. Sogno una Roma che domani sia deserta, con quel criminale di Capo dello Stato che guarda il massone Goldman Sachs affianco e si chiede: ma dove sono finiti tutti? Una Roma listata a lutto: persiane sprangate, negozi chiusi, mezzi pubblici fermi il tutto immerso nel più assoluto silenzio e desolazione, le telecamere che non hanno alcuna folla da inquadrare, i giornalisti che non sanno chi intervistare.... Ho lo stesso sogno per Bologna, il 9 giugno: i carri dei pagliacci sfilano chiassosi ed irritanti in mezzo a strade vuote, deserte. Pagliacci di Roma o pagliacci di Bologna, restano sempre dei pagliacci. Che almeno rimangano soli nel loro squallore.

lunedì 28 maggio 2012

Italiani: siete delle merde


Non avrei potuto iniziare con un titolo diverso questo scritto. L’estrema sintesi di un pensiero pericoloso, talmente cattivo e crudele che è rimasto nella mia testa e nella mia coscienza come un mostriciattolo irriverente, nascosto per mesi, se non anni, pronto a spuntare fuori al momento giusto. Ma i risultati delle ultime elezioni MFL sono il momento giusto, a quanto pare.

Ho “solo” 28 anni. Mi ritengo abbastanza giovane, mentalmente aperto (per quanto si dia del “brutto, sporco e cattivo” ai Fascisti, vi assicuro che con me non esiste conversazione – nemmeno la più scabrosa – che non possiate fare serenamente), mi sono formato una mia cultura sui libri e sulla vita di ogni giorno che mi rende generalmente bendisposto verso il prossimo, sono un cittadino attivo socialmente e politicamente, quello che Cicerone avrebbe definito “homo politicus”. Con in più la fortuna di militare in un movimento fantastico con dei militanti fantastici quali quelli di Fascismo e Libertà. Scusate se è poco… 

Ma c’è una cosa che mai e poi mai avrei pensato di provare: un odio profondo verso questo Paese, verso i suoi abitanti, verso i miei concittadini. Ho sempre pensato che questa Nazione fosse composta da persone e da cittadini stupendi, magari un po’ troppo arrendevoli, ma comunque non meritevoli dei Pertini e dei Monti che la sorte e la avventatezza italica hanno assegnato al mio popolo. Ho sempre pensato che gli italiani meritassero un Mussolini, e che di Mussolini l’Italia ne meritasse tanti in virtù della sua Storia, della sua grandezza, della sua civiltà. Ora invece capisco che è esattamente l’opposto di quanto io mi sono sempre sforzato di pensare. Mussolini è l’eccezione, la stella che la Storia ci ha assegnato. Ma voi siete un popolo di merda: il massimo che vi meritate è questa classe politica, e forse per voi è anche troppo. Vi meritereste un Pol Pot qualsiasi, che se vi degna di attenzione lo fa giusto per scaricarvi qualche sventagliata di mitra nella schiena, che si ingozza di caviale e di puttane mentre voi crepate di fame. Non meritate di più: state benissimo nella merda in cui siete, e del coraggio degli italiani del ’19 non avete più nemmeno una briciola… siete mediocri, vigliacchi e cacasotto. Vi bevete tutte le balle che vi dicono da settant’anni a questa parte senza fiatare mentre vi contano anche i peli del culo. Usare internet per un qualche vostro miglioramento personale: non sapete nemmeno che cosa sia. Il massimo per il quale utilizzate internet è per pubblicare le vostre inutili stronzate su Facebook o per cercare qualche puttana: non conoscete un utilizzo di internet che sia un poco più elevato di questo. 

L’avete dimostrato alle ultime elezioni alle quali il MFL si è presentato. A Santeramo si è presentato un candidato sindaco ventenne con altri ragazzi desiderosi come lui; Lassandro, Viti, De Ritis, Kostina e mi perdonino gli altri che ora non ricordo, hanno cercato – con successo – di portare qualche gradino più su la discussione elettorale; vi hanno parlato di signoraggio, del patto europeo di stabilità, dell’ESM, un vero e proprio cappio al collo per tutte le nazioni europee, vi hanno parlato di disoccupazione, di viabilità, di trasporti pubblici della vostra città, dei problemi che ci sono e di come fare per affrontarli… Di tutto questo non ve ne è fregato un cazzo: vi è bastato vedere il nome e il simbolo per dargli voti da uno virgola qualcosa. Tutte cose che non sapete, che non capite, e delle quali non vi interessa nulla: state pensando alla Juventus che ha vinto il campionato, o agli ultimi uccelli che si è presa Belen Rodriguez: la vostra coscienza non va oltre, non vede più in la’ di queste cosette… Siete abituati al genere di comizi elettorali di quei coglioni che, come voi, sono solo più furbi, e hanno capito che possono campare alle vostre spalle (meglio: sulle vostre palle) dicendo le solite quattro cazzate confezionate da un portaborse. Il voto di scambio è forse il concetto più alto che riusciate ad afferrare delle elezioni. Capite solo frasi come “Mi dia il voto, che poi a sistemare sua figlia ci penso io”, “Mi dia il voto, che poi a cambiare la destinazione d’uso del suo terreno ci penso io”, “Mi dia il voto, che quella pratica ferma in Comune la chiudo in metà tempo”…

Qualcuno forse si starà chiedendo come io possa parlare dei miei concittadini e dei loro problemi con un “Voi” così irriguardoso, come se io non facessi parte di questa Nazione. La risposta è semplice: faccio parte di questa Nazione, ce l’ho scritto sulla carta di identità, ma non faccio parte dell’Italia: questo popolo non è più il mio. Non vedo un popolo, e se c’è non lo voglio. Il vero divertimento sarebbe guardare questa nave che va a picco, con voi coglioni che chiedete disperatamente qualche salvagente, mentre noi ce ne stiamo comodamente seduti sulla banchina del porto a sorseggiare un Green Jamaica. Ma per sfortuna nostra e (forse) per fortuna vostra non possiamo farlo: sulla barca che va a fondo ci siamo anche noi. Sarebbe molto divertente goderci lo spettacolo dei vostri piagnucolii ora che Monti vi sta dissanguando: il problema è che, con voi, Monti dissangua anche noi; sarebbe divertente vedere come, dopo decenni in cui ci avete emarginato, ucciso, picchiato, deriso e umiliato perché vi dicevamo che questa terra sta diventando ultima spiaggia per negri, albanesi, cinesi e altra feccia simile, sarebbe divertente, dicevo, vedere come ora vi subite i musulmani che fanno il diavolo a quattro se nella tenda dei terremotati emiliani viene servita la carne di maiale: il problema è che tra i terremotati ci siamo anche noi, o persone che noi amiamo; sarebbe divertente godersi le vostre facce da idioti quando andate a pagare l’IMU, dopo aver applaudito il criminale massone Monti perché almeno lui non si tromba le mignotte come faceva l’impresentabile Berlusconi: il problema è che l’IMU ce la dobbiamo pagare anche noi; sarebbe divertente godersi le vostre facce in un aula di Tribunale, quando vi dicono che il negro che ha violentato e ucciso vostra figlia non si prende più di sei anni di carcere, e che tra buona condotta e permessi-premio sarà fuori dopo tre anni: il problema è che a sentirci dire queste cose siamo anche noi. La cosa triste è proprio questa: dovremmo poter ridere di gentaglia come voi, e invece ci viene da maledire il destino ogni giorno che passa perché siamo sulla stessa barca. E’ solo per questo che teniamo botta, che chiudiamo gli occhi e tiriamo avanti: sulla barca che affonda ci siamo anche noi. Se combattiamo è per una questione di sopravvivenza. Nostra, non vostra. Se fossimo sdraiati sulla banchina del porto, col Green Jamaica in mano, non varreste nemmeno un materassino gonfiabile. Siete delle merde.

martedì 1 maggio 2012

"Il Lavoro Fascista" è online


Come da titolo, dobbiamo fare tutti quanti le nostre più sentite congratulazioni al camerata Agostini. Il quale, da solo e con le proprie forze, è finalmente riuscito a rendere operativo e fruibile il sito online del nostro mensile “Il Lavoro Fascista”: http://www.lavorofascista.fascismoeliberta.info/. Ne avevamo già parlato, e quello che prima era un progetto, ora è diventato una realtà. Con dieci euro all’anno – lo ripetiamo: non ci sembrano affatto troppi – si può diventare abbonati al nostro mensile, che riteniamo il garante di una vera e sana informazione italiana, non filtrata da pennivendoli e giornali di regime affiliati a logge, sinagoghe e simili. Dieci euro e il file in .pdf – leggibile con Acrobat Reader, liberamente e gratuitamente scaricabile dalla rete internet – è fruibile direttamente dallo schermo di casa del vostro pc. Voi lettori risparmiate i soldi di un abbonamento cartaceo, noi abbiamo modo di coprire un bacino di utenza più ampio e con più rapidità.
Ovviamente, come già abbiamo detto, questa è un’opportunità in più che viene data a chi vuole abbonarsi al nostro giornale. Coloro che hanno sottoscritto un abbonamento al MFL come militanti, simpatizzanti o con l’abbonamento minimo, saranno tutti registrati al sito online del giornale, di diritto. Non cambia nulla, per loro, se non il fatto che possono leggere il giornale anche online: sarà loro compito informare il sottoscritto, il camerata Agostini o il Segretario Nazionale Carlo Gariglio se intendono registrarsi al sito. Coloro che invece non sono tesserati in alcun modo al MFL, ma vogliono abbonarsi solo ed esclusivamente al giornale, potranno farlo in due modi: 1) con l’abbonamento annuale classico di 20 euro, che da’ diritto a ricevere il giornale cartaceo a casa propria; 2) con l’abbonamento online, da 10 euro, che permetterà di leggere “Il Lavoro Fascista” sul proprio pc, senza ricevere la copia cartacea a casa.
Riepiloghiamo. Siete militanti o simpatizzanti MFL? Dovete avvisarci se volete che venga aperta una vostra registrazione sul sito, in modo che possiate accedere al giornale online, e dovete avvisarci se volete continuare a ricevere il formato cartaceo a casa. Noi suggeriamo vivamente, a tutti, di scegliere l’abbonamento online, senza il formato cartaceo. Siete invece desiderosi di abbonarvi solo al giornale? Venti euro per l’abbonamento normale, con il giornale che vi viene spedito a casa; dieci euro per l’abbonamento online, col giornale che sarà fruibile solo dal vostro pc connesso ad internet.
Buona lettura!

lunedì 30 aprile 2012

Il comizio di Lassandro a Santeramo

Di seguito il comizio del valoroso dirigente pugliese, Giuseppe Lassandro, per le elezioni di Santeramo. Buona visione.

domenica 29 aprile 2012

Sergio, non ti abbiamo dimenticato

Ricevo dal forum MFL e pubblico sul mio blog in ricordo del camerata Sergio Ramelli, vigliaccamente ucciso dagli assassini comunisti.

***

Voglio raccontarvi, tramite le parole di Luca Telese, la storia di un ragazzo come tanti, come me appassionato di calcio e di politica. E’ la storia di Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte ucciso a colpi di chiave inglese nel 1975 da esponenti di Avanguardia Operaia . 

“Sono i primi giorni di gennaio, è il 1975.
All’istituto tecnico Molinari, in V° J il professore di lettere assegna ai ragazzi, tra gli altri, un tema di attualità.
Sergio Ramelli, che frequenta da due mesi la sede del Fronte della gioventù, non ha dubbi: parla delle Brigate rosse. Scrive che il primo delitto dei brigatisti è stato compiuto contro due missini, scrive che le Br sono un pericolo per la democrazia, scrive che Mazzola e Giralucci, purtroppo, sono ricordati come delle vittime solo dai loro compagni di partito, che i brigatisti non sono un pugno di romantici rivoluzionari, ma un’organizzazione manovrata.
Ha le idee chiare, non c’è dubbio. Forse, osserverà il professore, è rimasto impressionato da un editoriale di Giorgio Pisanò apparso sul Candido e ne riecheggia le tesi, chissà: il testo originale di questo tema, ovviamente, oggi non esiste più. Ma il suo contenuto se lo ricordano bene tutti, i professori e i compagni di classe di Sergio. Perché succede che il ragazzo incaricato di raccogliere i temi venga bloccato in corridoio da alcuni compagni di scuola, che fanno parte del collettivo politico più forte dell’istituto, quello di Avanguardia operaia. E che poi i ragazzi del collettivo si mettano a spulciare gli elaborati uno per uno, per capire cosa hanno scritto i loro compagni su un argomento così delicato. Nessuno saprà mai che voto avrebbe preso per quel compito Sergio, il professore non lo correggerà mai.
Poche ore dopo, infatti, nella bacheca dell’atrio due fogli protocollo fanno bella mostra di sé, affissi con le puntine. Sopra c’è una scritta rossa: ECCO IL TEMA DI UN FASCISTA. Il testo è costellato di sottolineature. Per quanto nessuno ancora possa nemmeno immaginarlo, quel tema, e la sua «correzione», sono l’inizio di una drammatica catena che, anello dopo anello, si chiuderà con la morte di Sergio.
C’è qualcosa, nella figura di Sergio come è stata ricostruita negli atti e nei ricordi di chi lo ha conosciuto, che colpisce ancora oggi. Non si tratta di cedere all’eterna tentazione di costruire agiografie retroattive, non è la solita attitudine alla santificazione del martire. Ma è come se Sergio, in qualche modo, fosse riuscito a restare refrattario al furore ideologico del suo tempo. È un fan sfegatato solo quando si tratta di Adriano Celentano (una «vera mania», assicura la madre). È un grandissimo appassionato di sport, soprattutto di calcio, gioca a pallone a livello semiprofessionistico. È tifoso dell’Inter ma raramente va allo stadio, non è interessato al tifo. Dice la signora Anita: In tutte queste cose, nella musica, nello sport, come nella politica non era un fanatico. Si interessava, gli piacevano, si entusiasmava, ci metteva il cuore, ma non l’ho mai visto urlare o irritarsi.
Così, ripercorrendo i suoi ultimi giorni, si trova anche qualcosa di stoico, in lui, nel modo in cui si avvicina alla fine. In quella lunga cronaca di una morte annunciata che sarà il suo omicidio, malgrado il moltiplicarsi dei segnali e delle minacce, incredibilmente Sergio non si lamenterà mai né chiederà soccorso ai camerati, che sicuramente, se avessero saputo, avrebbero fatto qualcosa per proteggerlo.
Fino all’ultimo terrà all’oscuro anche la sua famiglia, negherà l’innegabile, mentirà per nascondere la progressione delle aggressioni di cui viene fatto oggetto. Risulta dai verbali degli interrogatori che persino nei giorni in cui a scuola lo insultano e lo prendono a calci, lui continua a non raccontare niente ai genitori. Quando proprio non può, e la madre lo riempie di domande, scuote la testa e le fa: «Non preoccuparti mamma, non è nulla».
La giornata più drammatica, nel corso della lunga persecuzione che prepara il delitto, è quella del 3 febbraio 1975. Dopo molte discussioni, papà e mamma Ramelli hanno deciso di imporre al figlio di abbandonare il Molinari. A malincuore Sergio è costretto ad accettare, e quella mattina entra a scuola accompagnato dal padre per sbrigare le necessarie pratiche burocratiche. Purtroppo li stanno aspettando: nel corridoio della scuola padre e figlio sono aggrediti, picchiati e costretti a passare fra due file di studenti per un violento rituale di sottomissione.
Sembra la scena di un film di Kubrick, sembra un’arancia meccanica in salsa meneghina, e ancora una volta bisogna lasciare la parola a Grigo e Salvini per sapere come si conclude questa terrificante passeggiata:
Il ragazzo era stato colpito ed era svenuto, mentre lo stesso preside e i professori che avevano scortato il Ramelli e il padre verso l’uscita erano stati malmenati.
Ancora più sconcertante la testimonianza del professor Melitton, secondo cui la preside aggredì il padre e gli disse:
«Ma non vede che lei e suo figlio siete un motivo di turbamento per la scuola?».
Marzo 1975. Roberto Grassi, ex studente del Molinari, ed esponente di spicco di spicco del servizio d’ordine di Avanguardia operaia, durante una riunione di cellula si rivolge a Marco Costa, universitario, numero due del servizio d’ordine di Medicina a Città Studi. Grassi è uno dei pochi tra i dirigenti del gruppo che conosca personalmente Ramelli. Ed è lui che preannuncia a Costa una decisione da tempo nell’aria: dovrà essere la sua squadra (proprio perché non è in alcun modo collegabile al giovane missino) ad aggredire il ragazzo. Sarà un battesimo d’azione, la prima sprangatura del gruppo. Sarà il primo delitto politico degli anni Settanta commesso per interposta persona, il primo delitto, a sinistra, realizzato «su commissione».
La comunicazione «ufficiale», invece, in un’organizzazione leninisticamente centralizzata e gerarchica, arriverà da un altro dirigente, Giovanni Di Domenico detto «Gioele». Infatti, Di Domenico avvicina Walter Cavallari e gli dice:
«Dovete andare a menare un fascio». Cavallari non se la sente.
Pochi giorni prima gli è stato chiesto di sprangare uno studente di Agraria, ma non è andata come pensava. Lo aggredisce, ma subito dopo ha paura, scappa: «Doveva essere un militante di acciaio temprato, e invece no, mi ero trovato davanti solo un uomo». Viene esautorato. Per uno che ha un dubbio ce ne sono dieci che non ne hanno.
Il suo posto lo prende Costa. L’azione si deve fare lo stesso. Dopo trent’anni Anita Ramelli abita ancora nella stessa casa di via Amedeo, con la finestra affacciata sul luogo dove avvenne l’aggressione a Sergio. Per ostinazione, per abitudine, per senso della memoria, non se ne è voluta andare.
Per anni su quel pezzo di muro si sono combattute grandi battaglie simboliche: prima i manifesti con le minacce, poi la guerra dei fiori e delle scritte, e addirittura una battaglia per i sacchi di immondizia che un portiere del condominio di fronte si ostinava a depositare proprio lì davanti, malgrado i cassonetti a pochi passi più in giù. Un giorno, gli amici di Sergio gli spiegarono che o sceglieva un altro posto per depositarli, o si sarebbe ritrovato i rifiuti in guardiola: cosa che puntualmente accadde, dopo l’ennesima sfida.
Non è facile dimenticare, nemmeno per un quartiere, soprattutto per chi non capisce che si possa continuare a combattere una guerra anche su qualche metro di marciapiede e di intonaco. Oggi, mani ignote, ma per chi sa individuabili, hanno dipinto su quella parete un grande murale, con una scritta e una croce celtica: SERGIO VIVE. È il modo che la comunità di cui Sergio faceva parte ha scelto per non dimenticare.
Ancora oggi, ogni tanto, mamma Ramelli si affaccia alla finestra di casa sua. Guarda il muro, e la scritta. E non dice nulla.

mercoledì 25 aprile 2012

Lutto nazionale

Non festeggiamo la sconfitta militare, trasformata dai soliti criminali in "liberazione".
Non festeggiamo la perduta sovranità dell'Italia in favore di puttane, ebrei e massoni.
Non festeggiamo le migliaia e migliaia di italiani uccisi e trucidati da banditi che si credevano soldati.
Non festeggiamo i criminali che spacciano per una loro guerra l'invasione della Patria da parte degli anglo-americani, fatta per farci diventare quello che siamo: una colonia.

Onore ai nostri ragazzi che non si arresero, che andarono volontariamente a crepare per dimostrare che l'Italia non era fatta solo di partigiani e massoni. E - permettetecelo - un po' di Onore anche a noi, che non ci arrendiamo ancora.

martedì 17 aprile 2012

Ausiliaria Giovanna Deiana: presente!

E’ deceduta la Presidente Nazionale dell’Associazione Culturale S.A.F. Ausiliaria del Corso FIAMMA Giovanna Deiana. Cieca di Guerra, decorata di Medaglia d’Argento al Valor Civile, nonostante la sua grave menomazione fisica richiese direttamente al Duce l’autorizzazione a partecipare al Corso Ausiliarie, autorizzazione concessa con il plauso e l’elegio del Capo della RSI. Durante il servizio nei Centri di ascolto contraerea e anche nel lungo dopoguerra, le pupille spente di Giovanna sono state la luce di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerla e di apprezzarla per le sue elevate doti morali. Il suo amore per l’Italia e la sua fede fascista sono state una costante di tutta la sua esistenza. Per tutta la Comunità dei Combattenti della RSI la sua dipartita rappresenta una dolorosissima perdita.

AUSILIARIA GIOVANNA DEIANA: PRESENTE !

mercoledì 11 aprile 2012

Don Mazzi ma vai a fanc.....!

Diciamo la verità: fino ad un certo punto Don Mazzi era anche sopportabile. Certamente, spesso e volentieri modaiolo, ben appollaiato nei salotti del dolore che non esitano a fare i processi giudiziari davanti alle telecamere e a mostrare mammine piagnucolose, sempre ben stravaccato nelle poltrone che contano, quelle da prima serata che garantiscono il record di ascolti. Sempre presente, sempre pronto a dispensare le sue perle di saggezza, che potrebbero anche essere sopportabili, visto il servizio sociale che l’uomo ha ricoperto per anni, salvando molti giovani dall’alcol, dalla violenza e dalla strada. Sempre ben appollaiato con i nomi importanti della politica e della cultura italiana radical-chic.

Ci sono cose che si risolvono solo con un vaffanculo. L’ultima uscita di Don Mazzi è una tra queste. E tanti saluti al prete. Ché non ti viene nemmeno voglia di rispondergli, di argomentare qualcosa che non sia un sonoro vaffanculo. Perché cos’altro potresti mai dire ad uno che pubblicamente (dalle prime pagine dello squallidissimo pezzo di carta straccia denominato “Chi?” – il nostro don non si fa mancare proprio nulla di nulla: se c’è un microfono o una telecamera è tutto grasso che cola, per lui!) dichiara: “Basta soldi per salvare cani! Noi salviamo vite umane... Mando avanti quaranta strutture in tutta Italia e sei nel mondo. Quest’anno i bilanci piangono. Abbiamo debiti per 2 milioni di euro, perché i servizi pubblici, che dovrebbero aiutarci, non ci pagano dal 2004. Dicono che non ci sono soldi. Si va avanti grazie ai finanziamenti dei privati. Mi verrebbe voglia di mollare tutto, ma la fede mi dà forza per continuare”. Don Mazzi batte cassa, insomma, e spara la solita stronzata enorme del “Non spendiamo soldi per gli animali ma per gli uomini” che manda fuori di testa chiunque sia dotato di un minimo di intelligenza e sensibilità, e continua ad illudersi, come noi, che il cuore umano sia così grande e così capace da poter accogliere tutti i tipi di amore, incluso quello per gli animali, il quale spesso e volentieri ripaga molto più di quello per gli uomini, provare per credere.

Del resto non è che ci si possa aspettare grande amore animalista da un cattolico: sappiamo bene che le tre religioni principali, ebraismo, cristianesimo e islam – tranne qualche lodevole eccezione come San Francesco d’Assisi – hanno massacrato milioni di animali fin dalla loro nascita, e continuano tuttora. Del resto non fu proprio Gesù che, per festeggiare nell’ultima cena, mandò a sgozzare l’agnellino nel tempio-mattatoio?

Nessuno impone a Don Mazzi di spendere i suoi soldi e il suo tempo nei confronti degli animali. Ma se nessuno si permette di dire a lui quello che deve fare, dovrebbe smetterla di dare lezioni a tutti gli altri con quell’aria da saccente. Esiste anche una legge italiana – ma forse il Don Mazzi tra una apparizione da Mara Venier e una da Giletti deve essersene dimenticato – che impone di soccorrere gli animali feriti o in difficoltà. Se proprio il prete radical-chic deve fare i conti in tasca a qualcuno perché non li fa ai politici italiani? Oppure ai suoi superiori, che non hanno certo da invidiare il conto in banca di nessuno?

Continueremo a spendere le nostre energie e i nostri soldi come meglio crediamo, e continueremo a pensare che sia mille volte meglio salvare un cane con la leishmaniosi che cercare di redimere un assassino, un delinquente o un farabutto.

Apprezziamo Don Mazzi per quello che fa e per quello che ha fatto. Ma la smetta di dirci come ci dobbiamo comportare con le nostre energie e con i nostri soldi. Comincia a diventare ridicolo, oltre che fastidioso.