sabato 11 gennaio 2014

I puntini sulle "i"

Pubblicato su Il Lavoro Fascista - luglio 2013 

Negli ultimi numeri del nostro periodico abbiamo praticamente parlato soltanto della questione legalità del nostro MFL-PSN, questione direttamente collegata al diritto di presentarci alle elezioni con la nostra vera identità, ovvero nome e simbolo. I vergognosi sabotaggi che abbiamo subito, uniti al solito latrare di pennivendoli ignoranti e politici decerebrati, che udiamo ad ogni nostra nuova partecipazione elettorale, e persino ad ogni minima attività politica (benché regolarmente e preventivamente autorizzata), mi hanno spinto a fare qualche ricerca sulla rete a proposito della legalità non del solo MFL-PSN in Italia, ma di tutti quelli che hanno fatto, fanno e faranno propaganda chiaramente e dichiaratamente Fascista.
L’articolo che segue questo breve preambolo è stato indirizzato ad una pseudo giornalista attiva su uno dei tanti (ed inutili) periodici online, in questo caso relativo alla zona di Lanciano (CH); qui, come in molte altre località, all’apparire dei manifesti MFL-PSN fatti affiggere dalla Camerata de Ritis (pagando le relative tasse, come nostro costume), la pseudo giornalista Labrozzi ha sollevato un clamoroso di polemiche, pubblicando un articolo ove, nel presentare i nostri manifesti, invocava tuoni e fulmini legali contro di noi, giungendo persino a parlare degli anni di reclusione in carcere che meriteremmo per il nostro ardire di esistere e pensare!
Ovviamente, come sempre accade in questi articoli farneticanti (e spesso in ancora più farneticanti interpellanze parlamentari, proposte da decerebrati approdati in Parlamento senza avere la necessaria cultura storica, politica e legale), si dà per scontata l’illegittimità penale di chiunque osi parlare di Fascismo, tanto più se ne parla bene e lo fa attraverso un movimento politico regolarmente costituito. Purtroppo per tutti questi sottosviluppati mentali, che usano frasi del tipo “in spregio alle vigenti Leggi”, oppure “in aperto contrasto con le norme costituzionali”, l’esistenza di persone che si dicono Fasciste, nonché quella di movimenti apertamente e dichiaratamente Fascisti, non è affatto vietata dalla norme costituzionali, né dalle Leggi attuative come la cosiddetta “Legge Scelba”.
Ed a dire questo non è il solito incorreggibile Fascista di nome Gariglio, ma le sentenze stesse dei più alti organi giudiziari… Quindi, non solo le Sentenze ed i Decreti di archiviazione che nel corso degli anni sono stati emessi a proposito del MFL-PSN, ma anche Sentenze della Corte Costituzionale e della Suprema Corte di Cassazione!
Pregherei i Camerati che leggono questo articolo, ed in special modo quanti gestiscono dei blog, o si baloccano con gli inutili gruppi Facebook, di salvare questo testo e di ripubblicarlo dove possibile, in modo tale da contribuire a ridicolizzare tutti i poveretti che straparlano di questioni legali senza nulla sapere della Legge.
Quanto è scritto nelle Sentenze riportate dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che il nostro movimento è del tutto legale, ed ha tutto il diritto di partecipare alla vita politica italiana, alla faccia dei pennivendoli, dei giudei e dei politici nostalgici di Stalin che ci hanno sempre osteggiati. E dimostra, soprattutto, che tutti quelli che hanno limitato i nostri diritti elettorali, non sono altro che delinquenti e mascalzoni della peggiore specie… A maggior ragione se si nascondono dietro le cariche di magistrato e/o di prefetto!


Anche per questa gente, che ha trasformato uno Stato di Diritto in una Repubblica delle banane, arriverà prima o poi la resa dei conti, e dovranno pagare per tutte le porcherie che noi, e decine di migliaia di altri cittadini onesti, abbiamo dovuto sopportare negli ultimi 68 anni.
A seguire l’articolo in questione, che ovviamente contiene riferimenti e risposte comprensibili ai soli lettori del periodico online di Lanciano, oltre alle questioni legali sulla legittimità dei Fascisti in Italia.

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La sig.ra Labrozzi, dopo il suo recente articolo sull’apologia del Fascismo e dopo le polemiche che ne sono seguite, ha sostenuto di non avere offeso nessuno, si è sentita ella stessa offesa, ed ha infine dichiarato di essere a disposizione per pubblicare una nostra nota chiarificatrice.
Bene, raccolgo la sfida e spero veramente che quanto segue sia pubblicato, possibilmente integralmente.
Prima di tutto, però, mi permetto di rispondere velocemente a quanti, dimostrando tutta la loro pochezza, sono intervenuti per lanciare invettive tipo “vergogna” (e di cosa ci dovremmo vergognare? Di avere una cultura storica e politica? Di non farci abbindolare dalle storielle scritte dai vincitori? Di fare politica legalmente, alla luce del sole e senza contravvenire ad alcuna Legge? Di non pesare sulle tasche degli italiani, dato che non abbiamo mai incassato un solo centesimo di sovvenzioni, contributi e quan’altro?), o garbati sfottò con i quali ci chiedevano perché siamo il Partito Socialista Nazionale e non il Partito Nazionalsocialista, o ancora qualunquistiche affermazioni secondo le quali nel 2013 non si dovrebbe più parlare di certe cose…
Al commento del Sig. Cotellessa posso solo rispondere che Socialista Nazionale e Nazionalsocialista sono esattamente la stessa cosa, dato che il Fascismo non fu altro che una forma di Socialismo Nazionalista, nato dal genio di Mussolini, che fece proprie le giuste istanze a favore dei meno abbienti tipiche del socialismo, slegandole dal barbaro materialismo internazionalista di marxiana memoria. Se poi qualcuno vuole fingere di non accorgersene e continuare a sproloquiare circa un mai esistito Fascismo di estrema destra, il problema è suo, non certo nostro.
Al commento del sig. “Eccallà Sanghiuvate” posso solo replicare invitandolo a parlare di ciò che vuole, però senza lamentarsi della crisi, della corruzione, dell’euro, del governo dei banchieri e di tutte le altre cose che ci hanno imposto dal 1945, dopo avere raso al suolo l’Italia intera per “liberarla” da un Regime che aveva dato le pensioni, lo Stato sociale, il diritto di proprietà alla casa, il sabato festivo e mille altre Leggi Sociali.
Venendo ora alla Sig.ra Labrozzi, ella sostiene di non avere voluto offendere nessuno, che il suo articolo derivava da una discussione su Facebook (e quindi?) e che la legalità del nostro movimento è cosa nota e riconosciuta…
Così dicendo mi pare che la sig.ra Labrozzi peggiori le cose, perché se può essere scusabile (fino ad un certo punto) il cittadino comune che nulla sa di Leggi, Sentenze e questioni politiche, nessuna scusa può valere per chi, pur essendo un addetto ai lavori che conosce molto bene i retroscena, crea dal nulla un attacco virulento e frontale ad un movimento politico che, nel pieno rispetto delle leggi e senza arrecare danno ad alcuno, cerca di veicolare le sue idee con affissioni regolarmente autorizzate dal Comune.
Io di Facebook non ne so nulla e nulla ne voglio sapere, ma mi piacerebbe comprendere per quale motivo dovremmo accettare articoli che ci accusano, senza mezzi termini, di perseguire finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista (…)”,nonché di meritarci per il nostro pensiero un arresto dai 18 mesi a 4 anni”.


Per non parlare del “pistolotto” finale che tuona contro le autorità che ancora ci permettono di esercitare i nostri diritti politici (“La legge prevede sanzioni detentive per i colpevoli del reato di apologia, più severe se il fatto riguarda idee o metodi razzisti o se è commesso con il mezzo della stampa. La pena detentiva è accompagnata dalla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici (…) Ma chi dovrebbe tutelare una così importante legge? Chi permette certe affissioni? Chi dovrebbe farli immediatamente rimuovere?”).
Dunque, cara sig.ra Labrozzi, credo che ci siano molte più offese gratuite (perché Lei sa bene che non ce le meritiamo) nell’indicarci al pubblico ludibrio come razzisti, violenti, antidemocratici e meritevoli del carcere, piuttosto che nel consigliare a Lei qualche buona lettura sull’argomento.
Detto questo, giusto per tornare ai dati di fatto e chiudere con le opinioni personali, ribadisco l’invito a tutti quelli che desiderano parlare a ragion veduta di questioni legali, di visionare sul nostro sito l’archivio di Sentenze e Decreti di Archiviazione che abbiamo collezionato dal 1991 ad oggi: http://www.fascismoeliberta.info/phpf/viewpage.php?page_id=6
Sullo stesso sito ufficiale, chiunque potrà poi visionare il nostro Statuto ed il programma politico, comprendendo così per quale motivo le vigenti Leggi ci consentono di esistere.
In ultimo, tornando alle vigenti Leggi, già poco più di quattro anni dopo l’entrata in vigore della Legge Scelba, la Corte Costituzionale, in seguito ad alcuni ricorsi, si dovette pronunciare sulla legittimità costituzione della suddetta legge, in apparente contrasto con l’articolo 21 primo comma della Costituzione (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”).


Da qui la sentenza numero 1 del 26 gennaio 1957 della Corte Costituzionale il cui passo più importante recita quanto segue:
 “Come risulta dal contesto stesso della legge 1952 (le cui norme, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 10, cesseranno di avere vigore appena saranno state rivedute le disposizioni relative alla stessa materia del Codice penale), l’apologia del fascismo, per assumere carattere di reato, deve consistere non in una difesa elogiativa, ma in una esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista. Ciò significa che deve essere considerata non già in sé e per sé, ma in rapporto a quella riorganizzazione, che è vietata dalla XII disposizione”.
Ecco che già nel 1957 risultava chiaro che il problema non era l’elogio al Fascismo, ma la ricostituzione del disciolto PNF. A rafforzare il concetto espresso dalla Corte Costituzionale, vi è una Sentenza della Cassazione penale risalente al 6 giugno 1977:
“La Costituzione della Repubblica, mentre vieta in modo assoluto la riorganizzazione del disciolto partito fascista, non pone invece alcun limite alla libertà di manifestare il proprio pensiero, neppure quando la manifestazione abbia per oggetto persone, fatti e disegni politici del fascismo. Pertanto, per costituire reato, l’apologia del fascismo deve consistere in una esaltazione tale da poter portare alla riorganizzazione del partito fascista”.
A chiarire ulteriormente che la semplice esaltazione del fascismo in sé non è reato, e che non lo è neppure la costituzione ex novo di movimenti di ispirazione Fascista (al di là della nostra esperienza giudiziaria visibile al link sopra indicato), è la recente vicenda giudiziaria di Alberto Castagna, iniziata nel 2007 e conclusasi nel 2010 con l’archiviazione.


Alberto Castagna, che per anni era stato dirigente regionale del MFL Molise,  aveva lasciato il nostro movimento fondando il “Partito Fascista Repubblicano”, e per questo era stato denunciato dalle solite vestali dello antifascismo nostrano per “apologia del fascismo”.
Ritenendo che Castagna non abbia voluto perseguire finalità antidemocratiche, né esaltato l’uso della violenza quale metodo di lotta politica, né propugnato la soppressione delle libertà garantite, né denigrato la democrazia o svolto propaganda razzista, il pubblico ministero Alfredo Mattei ha chiesto l’archiviazione, accolta dal GIP, Laura Scarlatelli con queste motivazioni:
Alberto Castagna, fondando il cosiddetto ‘Partito fascista repubblicano’, ha ripudiato tutte le forme di violenza, per cui l’associazione neofascista non adotta i principi ideologici del disciolto partito fascista e il metodo di lotta ad esso adottato. Anche l’eventuale apologia non avrebbe rilevanza penale”
Questo perché la Cassazione stessa stabilisce anche che non è vietata la costituzione e l’attività di movimenti che facciano propri soltanto alcuni punti programmatici del disciolto partito fascista, senza abbracciarne l’intera ideologia.
Spero di avere fugato ogni dubbio sorto nei “democratici” e “liberali” cittadini di Lanciano, nonché nei tanti perdigiorno che sprecano ore della loro vita in insulse e prive di costrutto discussioni su Facebook.
In ultimo, mi sorge un dubbio: qualcuno dei tanti benpensanti che si scatenano ad ogni nostra legittima apparizione, ha mai protestato per l’esistenza di decine di partiti e movimenti dichiaratamente comunisti, alcuni dei quali ancora legati a criminali storici quali Lenin, Stalin e Mao?


Qualcuno ha mai chiesto la chiusura del Partito Marxista Leninista Italiano, che nella home page del suo sito presenta gli individui di cui sopra come “maestri”, e che per anni ha esposto sulle sue pagine manifesti che chiedevano “Una nuova piazzale Loreto per il neoDuce Berlusconi”?
Qualcuno si è mai indignato vedendo in giro farneticanti manifesti stampati abusivamente ed affissi altrettanto abusivamente, dai vari centri sociali, no global, no TAV e chissà cos’altro?
Qualcuno ha mai chiesto l’arresto immediato, magari dai 18 mesi ai 4 anni, per i protagonisti dei vari assalti che i “signori” di cui sopra compiono contro proprietà pubbliche e private, istituzioni e forze dell’ordine?
Se vivessimo veramente in uno Stato democratico di Diritto, avremmo in giro meno ipocriti e si giudicherebbero persone e movimenti politici in base alle loro azioni, non in base al loro nome, ai loro simboli, o ai loro eventuali pensieri… E magari avremmo in galera i veri violenti che devastano le nostre città armati e mascherati, al posto di quelli che hanno il solo torto di pensare con la loro testa.

Carlo Gariglio
www.fascismoeliberta.it

lunedì 4 novembre 2013

Onore agli eroi greci, disprezzo per i gazzettieri



Dovrebbe esistere un limite, un segnale di stop, un momento di silenzio nella vita di qualunque uomo, fosse anche il più combattivo, determinato e polemico tra gli uomini. È il momento in cui, davanti alla morte, si tace e si rimane in silenzio, lontano dalle declamazioni di parte e dai rancori della politica, della religione o dell’ideologia. Si commemorano i morti, o si riflette quantomeno su di essi, e, soprattutto, si permette all’altra parte, all’avversario, fosse anche il proprio peggior nemico, di piangere i suoi. È lo stesso Omero, nella sua Iliade, che ci racconta come, anche nelle battaglie più sanguinose e cruente, vi fossero delle pause prestabilite tra i due eserciti: davanti alla morte perfino l’avversario più acerrimo deponeva la spada e rimaneva in silenzio, ad onorare le lacrime del nemico che piangeva il camerata che combatteva fino a poco prima al suo fianco. Addirittura era stabilito un campo neutro, tra i due schieramenti nemici, dove ciascuno consegnava vicendevolmente all’altro i corpi dei morti che aveva fatto prigionieri, affinché potesse esser data a quegli stessi corpi una degna sepoltura.

Il dolore della morte è ciò che di più personale, di più intimo e di più sacro possa esserci all’interno di una comunità: rispettarlo ed onorarlo fa parte dell’antropologia e della spiritualità dell’uomo, dagli albori del mondo fino ad oggi. 

In queste ultime settimane abbiamo potuto sperimentare, sulla nostra stessa pelle, come i nostri avversari politici concepiscano le nostre, di morti: con un disprezzo ed un odio così acuto e pungente da diventare disumano e finanche crudele. Li abbiamo visti all’opera, i nostri nemici politici, gli antifascisti di professione, i democratici a comando, i sostenitori dei diritti umani imposti a suon di bombe e decreti legge, riempire di calci e di sputi la bara di un soldato che aveva avuto, nella sua vita, un unico torto: essersi comportato da soldato e da uomo prima e dopo la guerra; li abbiamo visti nascondere la tomba per evitare che qualcuno tra noi potesse piangere quella morte. Nascondere il corpo di un morto a chi vuole piangerlo, dopo che ci si è incarogniti contro di lui in vita e dopo la vita, è qualcosa che non si riscontra nemmeno nelle civiltà aborigene, che sono pur conosciute per la macabra abitudine di divorare il cuore dei nemici uccisi.

Ci siamo rassegnati a non avere nemmeno una tomba su cui pregare Erich Priebke e, dopo essere stati bene attenti a non guardare i servizi televisivi di quelle bastarde carogne che troppo gentilmente si suole definire come “giornalisti”, al fine di evitare di farci il fegato amaro e di aggiungere la rabbia al dolore, ci siamo abituati all’idea di piangerlo da soli, dentro di noi, il nostro morto. Il nemico è barbaro, è disumano, mostra una crudeltà che, in tutta franchezza, ci stupisce e talvolta ci spiazza e ammutolisce, perché ci rafforza nella nostra convinzione che la battaglia che portiamo avanti è, se possibile, ancora più sacra: non combattiamo contro uomini, bensì contro mostri senz’anima.

Quanto alla gioia degli antifascisti per la morte di un bastardo nazista, siamo vaccinati alle indecenti esultanze di chi si rallegra della morte altrui: della disumanità di questa gente ce ne siamo fatti ampiamente una ragione. Quindi pensavamo, dopo la scomparsa del Capitano, di aver assistito al peggio del peggio. Incredibile ma vero, ci siamo sbagliati. Non siamo mai sufficientemente smaliziati contro questi immondi esseri, che per comodità definiremo gli “antifascisti”, con i quali abbiamo a che fare.


La morte di Manolis Kapellonis e Yorgos Fundulis, i due militanti di Alba Dorata che sono stati uccisi a sangue freddo in una pubblica strada di Atene da un commando di terroristi dei quali non si conosce ancora bene l’identità, ha, se possibile, risvegliato quegli ulteriori appetiti cannibali che pensavamo fossero stati già sfogati con la morte di Priebke. Abbiamo dovuto leggere, su Facebook come altrove, le solite squallide esultanze. “Due Fascisti in meno!”, “Speriamo che li ammazzino tutti”, “Tanto erano solo due razzisti di merda”, e via dicendo. Quello che non avremmo mai pensato è che anche i media, nei confronti dei quali, come si sa, non nutriamo alcuna particolare fiducia, avrebbero ripreso pari pari gli stessi atteggiamenti. Ieri, nello speciale andato in onda su Canala 5 relativo al movimento greco, si è parlato della morte di due ragazzi di vent’anni come qualcosa di ineluttabile, come un terremoto o un alluvione: «Morti due militanti neonazisti». E invece, giova ricordarlo, quei due militanti non sono morti in un alluvione o a causa di un terremoto: sono stati crivellati di proiettili da un commando di terroristi mentre uscivano dalla sede di un movimento politico perfettamente legale e regolarmente candidato alle elezioni. Senza che, nelle ore successive, un solo politico o giornalista greco esprimesse solidarietà alle famiglie, agli amici, e chiedesse a gran voce giustizia. Anzi: è stato blindato il luogo dell’esecuzione fino ad un chilometro di distanza per rendere ancora più difficoltoso, a chiunque l’avesse desiderato, avvicinarsi a rendere omaggio alle salme che erano lì, stese sul selciato, ancora immerse nel sangue caldo.
Oggi la Gazzetta dello Sport trovava il tempo di dedicare un articolo allo striscione che i tifosi della Lazio hanno voluto dedicare ai ragazzi greci durante l’incontro Lazio – Genoa. Lo striscione, come potete vedere in foto, recita: “Il tramonto è rosso, l’Alba Dorata. Manolis e Yorgos presenti”. Questo striscione ha la sua bella etichetta: i pennivendoli, quando l’ordine arriva direttamente dalla loggia, sanno affibbiarle bene, le etichette. “Striscione filonazista”: ecco come lo hanno definito quelli della Gazzetta. A noi viene da pensare: che cosa c’è di filonazista nel voler commemorare la morte di due ragazzi che sono morti massacrati a colpi di mitragliatrice automatica solo perché combattevano dalla parte sbagliata? C’è forse qualche swastika? Qualche riferimento ad Adolf Hitler? Qualche simbolo Nazionalsocialista o un più o meno palese riferimento al Nazionalsocialismo o al Fascismo? Niente affatto. Ma per questi disgustosi e disgraziati pennivendoli lo striscione è filonazista: basta questo a spegnere, nel lettore italiano medio, notoriamente ignorante e cretino per definizione, qualunque sentimento di pietà per due vite stroncate così, solo perché appartenevano ad un movimento di destra. Pietà l’è morta, quando si tratta di Fascisti.
Ma non finisce qui. Poteva mancare, sempre nello stesso articolo, l’intervento di Riccardo Pacifici, il presidentissimo delle Comunità Ebraiche Italiane che, come suo solito, non perde occasione per tacere? «Ogni pretesto, anche la barbara uccisione di due giovani, diventa – in determinate frange del tifo italiano – un pretesto per inneggiare e fare apologia di movimenti che hanno nel proprio dna il razzismo, l’antisemitismo, la xenofobia. Il razzismo negli stadi è un fenomeno inammissibile e come tale deve essere trattato. Per questo auspichiamo un pronto intervento e severi accorgimenti da parte delle autorità competenti.»
Ringraziamo Riccardo Pacifici per aver definito il massacro di due ragazzi di destra una “barbara uccisione”: si è già portato una spanna avanti rispetto a quei giornalisti che gli tengono il bordone ogni qualvolta ha voglia di sparare qualche cazzata, come in questo caso. Ma ci viene da chiedere al buon Riccardo Pacifici, e a coloro che la pensano come lui: cosa c’entra il razzismo, la xenofobia, il razzismo e l’esaltazione di movimenti violenti il commemorare la morte di due militanti politici? Lo striscione l’abbiamo visto: a meno che non si sia ossessionati da qualche malattia mentale non si legge niente di più di quello che vi è scritto.
Ma è già troppo tempo che il presidentissimo, con la consueta tracotanza che lo ha reso famoso, va in giro a dare patenti di democrazia e di legittimità a chi gli pare e piace e a chiedere l’arresto immediato per tutti coloro che non la pensano come lui.
Signor Riccardo Pacifici, nel caso legga questo scritto, colgo l’occasione per scriverle delle cose che i suoi sgherri, nelle logge e nelle sinagoghe in cui è sempre ben accetto, difficilmente avranno il coraggio di dirle. In questo Paese, se ne faccia una ragione, c’è ancora chi non si arrende e chi rivendica fieramente il proprio diritto a pensarla diversamente da lei e da quelli come lei. In questo Paese c’è chi pensa che sia sbagliato massacrare i Palestinesi per impossessarsi della loro terra. In questo Paese c’è chi pensa che sia sbagliato incarcerare gli storici o anche i semplici cittadini che hanno idee politiche o storiche diverse dalle sue. In questo Paese ci sono due cose che si chiamano Magistratura e Polizia: a questi due organismi, e a nessun altro, spetta il compito di decidere se un movimento o partito politico è legale o no e se possa o meno presentarsi al giudizio dei cittadini e degli elettori. In questo Paese c’è ancora chi rivendica il diritto di onorare e piangere i propri morti, anche se sono dei cattivi Fascisti. O forse dobbiamo chiederle il permesso per esporre uno striscione allo stadio o commemorare due ragazzi massacrati a colpi di arma da fuoco da quella stessa stampa asservita e complice che ha ben contribuito a fomentare un clima di odio e di tensione contro Alba Dorata e i suoi militanti, clima di odio e di intimidazione che lei, del resto, signor Pacifici, dovrebbe conoscere bene? E quali dovrebbero essere i severi accorgimenti da parte delle autorità competenti che lei auspica? Dovrebbero andare ad arrestare a casa loro i ragazzi della Lazio che hanno esposto quello striscione? E con quale accusa dovrebbero venire arrestati e processati? Con l’accusa di aver esposto uno striscione che commemora Manolis Kapellonis e Yorgos Fundulis? Dovremmo forse richiedere il timbro dell’UCEI per aprire un movimento politico o per esporre uno striscione allo stadio?
Questo vi si doveva, per rendere, almeno in minima parte, giustizia delle vostre stronzate e del vostro odio. E adesso continuate pure nel vostro rabbioso e bavoso delirio: noi abbiamo due camerati da piangere. E non sarete voi a darci il permesso di farlo. Fatevene una ragione.

venerdì 11 ottobre 2013

Che la terra ti sia lieve, Capitano.



Sembra quasi destino che coloro che per tutta la vita sono vissuti da eroi debbano morire così, tra il disprezzo generale della vile plebaglia antifascista e dei comunisti rifondaroli e bombaroli. Vedere i commenti sui vari siti internet e sui forum di politica per la morte del Capitano dimostra, ancora una volta, la bassezza e lo schifo che caratterizza gli antifascisti, dal punto di vista umano ancor prima che da quello politico.

Perché, in fondo in fondo, Erich Priebke rappresenta tutto quello che loro sanno bene non potranno essere mai. Non ha mai rinnegato le proprie idee; non ha mai chiesto scusa; non ha mai chinato la testa; non ha mai piagnucolato o chiesto la grazia. Nemmeno quando un Ministro della Giustizia, sotto la pressione odiosa e bavosa dei giudei inviperiti che cercano di linciare i giudici che gli hanno concesso la prescrizione per la strage delle Fosse Ardeatine dentro l’aula del Tribunale di Roma, interviene per far annullare il processo e per farlo condannare, in spregio delle più elementari norme di diritto. 

Un sorriso per tutti, un saluto agli amici, la testa sempre alta e lo sguardo, nonostante l’età, sempre acceso e brillante. Forse quello che dava e da fastidio alla canaglia criminale che oggi gongola è proprio questo. Mai una parola di odio, mai un accenno di pentimento, bensì la sopportazione stoica della giustizia democratica, ben più canagliesca e rancorosa di quella di qualunque altro regime. Quasi come se con quello sguardo il Capitano avesse voluto dire: “Colpitemi, insultatemi, dileggiatemi: comunque vada non riuscirete mai a piegarmi”.

In questo stava tutta la libertà di Priebke: lui, che dopo la guerra ha passato bene o male tutta la sua vita dentro un carcere, è stato molto più libero di tutti gli umanoidi oggi esultanti che magari non hanno mai fatto un giorno di galera, ma che sono servi e incatenati alla loro rabbia e al loro odio disumano.

A noi, che sappiamo omaggiare i camerati così come i nostri nemici in egual misura, rimane l’esempio umano che ci dimostra che anche ai giorni nostri, in un periodo di decadenza morale e spirituale dell’Europa, si deve e si può ancora tenere alta la fiamma della dignità e dell’Onore, senza mai cedere a compromessi.

Voi, amorfa e inutile plebaglia, continuate a danzare pure attorno al cadavere del leone. Il leone, anche morto, resta pur sempre un leone. E voi, anche da vivi, resterete sempre una inutile e amorfa plebaglia.

Che la terra ti sia lieve, Capitano. Chissà che non ci si possa rincontrare, un giorno.

venerdì 2 agosto 2013

Boldrini, Kyenge e la strategia massonico-mondialista



L’errore più grande che mai potremmo fare, nell’analizzare la situazione politica italiana attuale, è quello di pensare che l’azione del governo Letta non abbia, dietro di sé, una ben chiara e precisa strategia. Che consiste, essenzialmente, in questo: sradicare ogni senso di appartenenza e di identità degli italiani onde renderli più docilmente asserviti alle potenti lobbies che, almeno dal 1945, hanno eletto quella che un tempo era la nostra amata Patria a terra di conquista. 

In questa azione, sottile ed instancabile, si distinguono due personaggi che, per il sistema, sono stati giudicati come altamente spendibili.

La prima è, innanzitutto, Laura Boldrini, la Presidente della Camera, chiamata simpaticamente anche come “Miss 2%”, nipote del più famoso Arrigo Boldrini, il prode partigiano, nome di battaglia “Bulow”, che si macchiò di crimini orrendi ed indicibili, tra i quali l’ormai celebre – almeno per chi abbia un minimo di cultura (quindi non i decerebrati della sinistra!) – massacro di Codevigo, in cui vennero trucidate, dopo essersi arrese pattuendo di aver salva la vita, più di centrotrenta persone, tra le quali diversi bambini. Un filo sottile lega Miss 2% al più blasonato e tristemente famoso avo: così come il nonno si macchiava le mani e la coscienza di sangue innocente per favorire l’invasione della Patria da parte degli alleati, allo stesso modo la nipote, umilmente, si prodiga con energia perché questo disgraziato Paese, che solo negli ultimi anni ha visto chiudere qualcosa come cinquantamila aziende, con un aumento di trecentomila disoccupati in più, venga invaso sempre più da una massa enorme di disperati e di allogeni, molto più facilmente preda della manovalanza a basso costo così tanto cara all’imprenditoria capitalistica, oramai storicamente propensa ad arricchirsi sulle spalle della povera gente. Passano i tempi, ma la famiglia Boldrini è sempre e comunque dalla parte dell’invasore: un marchio di fabbrica!

E poi ce la ricordiamo, Miss 2%, nella più strenua e disperata difesa di tutto ciò che è anti-italiano: diritto di voto agli immigrati, ius soli, “I rom devono essere orgogliosi della propria cultura”, e altre porcate simili che hanno suscitato l’ilarità di chiunque non abbia ancora portato all’ammasso la propria capacità critica.

Il tutto corredato, naturalmente, da un intero schieramento di Polizia informatica (ben 7 persone alle sue dipendenze) che ha il compito di sorvegliare e scandagliare minuziosamente la rete alla continua ricerca di qualunque insulto o commento a Miss 2%. Si sa: il confronto democratico, per la nipote del partigiano assassino, viene prima di tutto. A meno che non sia lei a doverlo subire, si intende.

A farle eco c’è poi l’altro Ministro, Cecile Kyenge. Bisognava essere davvero deficienti per elevare questa nullità, che ricorderemo solo per le sue ridicole prese di posizione sullo ius soli e per aver permesso la scarcerazione di due criminali ladri quando era una fervente militante pro-clandestini, ad un legittimo referente politico. La destra, con i suoi insulti in stile “Kyenge come un orango” conditi da lancio di banane, è riuscita in questa incredibile impresa. Sarebbe bastata solo qualche sonora pernacchia per mettere a tacere quella che, con le sue manifestazioni di solidarietà a clandestini e feccia varia, le sue continue provocazioni sullo ius soli e sul burqa delle suore, altri non è che una provocatrice di professione.

E qui veniamo al problema: la consapevole disintegrazione dell’italianità che il governo Letta, massone e saltuario partecipante alle riunioni del Bilderberg Group, porta avanti con una lucidità metodica.

Laura Boldrini, prima di essere Presidente della Camera, altri non era che il Commissario dell’ONU per i rifugiati. Un organismo massonico e mondialista che ha fatto dell’azzeramento di qualunque cultura nazionale ed etnica il suo scopo fondamentale. Sa molto bene cosa deve fare, la Boldrini. Le sue sono esternazioni ben più lucide di quelle di un qualche militante strafatto di cannabis di SEL, per quanto le due cose vengano a coincidere (sic!).

La Kyenge, l’abbiamo già scritto, altri non era che un’oculista che tuttalpiù si dilettava a difendere criminali e allogeni di varia natura, tra i quali l’ormai noto criminale e ladro Senad Seferovic, che fu liberato a suo tempo grazie all’interessamento della rete Primo Marzo, una di quelle migliaia e migliaia di organizzazioni che hanno fatto dell’immigrazione un affare altamente danaroso, presieduta a suo tempo dal Ministro. La pelle nera si è rivelata un investimento utile: chi più di lei può permettersi, oggi, di sparare minchiate in continuazione, certa della più totale impunità che il suo colore della pelle le garantisce agli occhi di un’opinione pubblica e di una politica che, nei rari casi in cui hanno provato a muoverle qualche critica, si sono viste intimidire con l’accusa di razzismo e di estremismo? Un po’ come Balotelli, il calciatore straviziato che straparla di razzismo e di omofobia e non ha ancora capito che se può continuare a permettersi i suoi atteggiamenti arroganti e presuntuosi, tipici del pidocchio che si è arricchito ingiustamente e senza alcun merito che non sia quello di saper giocare bene a calcio, è proprio grazie al colore della sua pelle, che lo rende una sorta di intoccabile. E infatti la Kyenge vuole fare di Balotelli un testimonial a favore dello ius soli. Uno che non ha nemmeno riconosciuto la figlia, e che si accompagna con troiette e donnacce un giorno si e l’altro pure, vuole dare lezioni a noi italiani sul riconoscimento della cittadinanza italiana a chi non ha alcun titolo per meritarla. Ridicolo. 

Anziché lanciarle addosso banane, sarebbe bastato far notare al Ministro solo questo.