
Incredibilmente l’Unione Europea, i cui cittadini dei rispettivi Stati (dove il dibattito su Israele e Palestina quantomeno viene avvantaggiato dalla mancanza dei tristi e squallidi personaggi comunisti che da noi equiparano l’antisemitismo all’antisionismo) sono evidentemente molto meglio informati dei nostri connazionali, ha avuto un sussulto di dignità: discussione rinviata a data da destinarsi fino a che Israele non “regolarizzerà” la situazione con i Palestinesi. Strano che Pannella e la Bonino (quella che ha avuto il coraggio di lodare gli americani per aver liberato le donne dal chador, dimenticandosi di specificare che tale opera di bontà è stata compiuta a suon di massacri di civili, bombardamenti e stupri) non abbiano organizzato un Israele Day, nel quale scendere tutti insieme in piazza come scimmiette a reggere la bandierina con la stella di David. Strano che nessuno abbia urlato all’antisemitismo dell’Unione Europea che finalmente traspare anche nelle decisioni pubbliche. Strano che nessuno Stato europeo sia ancora stato iscritto nel registro degli Stati-canaglia, al pari di Iran e Siria. Del resto, sembrava solo qualche anno fa che il generale israeliano Moshe Dayan minacciava l’Unione così: "Le nostre Forze armate sono la seconda o terza potenza al mondo. Abbiamo la capacità di portare il pianeta alla distruzione insieme a noi, e vi garantisco che è quello che succederà prima che Israele sparisca".

Da noi, viceversa, abbiamo anziani ultraottantenni che, se nel ’56 definivano come “controrivoluzionari” i morti che si immolarono contro la belva sovietica, oggi, in un acuto di ignoranza (voluta?) storica e politica, affermano che l’antisionismo è un antisemitismo mascherato. Oggi come ieri, i nostri governanti sono sempre in ritardo sui tempi. Pur di compiacere i loro occulti padroni e finanziatori, per loro è il minimo.
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