domenica 8 ottobre 2017

L'8 ottobre 1985 e Sigonella: quando l'Italia si fece Onore



Possiamo ricordare l'8 ottobre 1985 come l’ultimo – e forse anche l’unico – sussulto di orgoglio e di dignità della Repubblica Italiana. In quella notte tesissima, Presidente del Consiglio era un assai combattivo Bettino Craxi, l’Italia affrontò e vinse gli Stati Uniti d’America in una battaglia che dalla pura e semplice diplomazia per un soffio non passò alle vie di fatto.

È il 7 ottobre 1985. La nave da crociera Achille Lauro lascia le acque egiziane per proseguire il suo viaggio in direzione Israele; è in questo frangente che viene presa in ostaggio da quattro uomini armati – appartenenti al FLP, il Fronte di Liberazione per la Palestina – i quali lanciano un ultimatum agghiacciante alle autorità sioniste: se non fossero stati immediatamente liberati 50 prigionieri tra i detenuti nella carceri di sicurezza israeliane, avrebbero ucciso un ostaggio ogni tre minuti. Per dimostrare che fanno sul serio non esitano a giustiziare sul posto l’ebreo Leon Klinghoffer, per poi gettarlo in mare. Tale azione desta sgomento in tutto l’Occidente, ancora più scioccante perché Klinghoffer era un disabile in carrozzina, pertanto incapace di opporre una sia pur minima resistenza.

Lo stesso Amu Abbas, capo del FLP, disapprova in toto il comportamento dei quattro terroristi (probabilmente una cellula pazza dell’organizzazione) e partecipa attivamente alle trattative tra i terroristi e le autorità internazionali, cercando di farli desistere dai loro obiettivi. 

Anche l’Italia è fattivamente coinvolta in questo processo: il luogo in cui si consuma questo atto di terrorismo è l’Achille Lauro, nave battente bandiera italiana e pertanto ricadente sotto la Giurisdizione del Governo Italiano.

Dopo diversi giorni di trattative, i terroristi del FLP accettano di essere presi in consegna dalle autorità egiziane per essere portati in Tunisia. Durante questo passaggio, quattro F14 TomCat americani decollarono dal Mediterraneo intercettando l’aereo e costringendolo ad atterrare nella base NATO di Sigonella. Tale e tanta è la voglia degli statunitensi di mettere le mani addosso ai terroristi palestinesi che gli Stati Uniti hanno, fin da subito, cercato di annullare del tutto qualunque eventualità di un possibile intervento italiano. Lo stesso atterraggio forzato dell’aereo egiziano a Sigonella è avvenuto senza alcun permesso da parte delle autorità italiane;  a rimorchio dei quattro aerei da guerra vi sono anche due Lockheed 141, aerei da trasporto di personale militare strategico dai quali scendono improvvisamente 200 uomini della Delta Force americana che, in totale spregio della sovranità italiana, circondano l’aeroporto. Gli italiani si ritrovano delle armi americane puntate contro di loro, nel loro stesso Paese: non accadeva dal 1945, quaranta anni prima. 


Gli statunitensi, però, non hanno ancora fatto i conti con Bettino Craxi. Se il Presidente degli Stati Uniti Donald Reagan è aggressivo e battagliero, il Presidente del Consiglio Italiano, almeno in questo frangente, non ha alcunché da invidiargli. A nulla serve un tentativo, voluto dalla diplomazia italiana, di riconciliazione tra i due Paesi mediante una telefonata tra i due capi: Reagan è furioso, Craxi quanto e più di lui.

Bettino Craxi non digerisce che l’autorità italiana sia stata palesemente violata, per di più davanti agli occhi del mondo. L’attacco dei terroristi del FLP è avvenuto sull’Achille Lauro, battente bandiera italiana; i terroristi, a causa dell’arroganza americana, vengono dirottati in Sicilia, quindi in territorio italiano: il Nostro Paese ha tutte le carte in regola per poter imporre il suo intervento e per far rispettare la sua sovranità.

L’Italia del 1985, con Craxi al comando, non è, almeno non quella notte, il paesino che, come nel 1945, accoglie il nemico con fiori e baci da parte delle sue donne, pronta a genuflettersi davanti all’invasore. Il Nostro Presidente del Consiglio ribadisce sempre e comunque l’autorità italiana: l’attacco terroristico è avvenuto in acque internazionali su una nave italiana; il Nostro Paese ha, pertanto, la legittimità necessaria perché sia la Nostra Magistratura ad assumersi la responsabilità di giudicare i terroristi. Gli Stati Uniti, al contrario, non hanno alcuna legittimità ad intervenire nella questione. Questo sarà compreso in seguito, nei giorni successivi. Ma non in quella notte. In quella notte c’è una potenza mondiale, gli Stati Uniti, che credono di avere a che fare con una colonia, l’Italia, e da tale la trattano, davanti agli occhi del mondo. 

Alla notizia che gli americani hanno preso possesso della base aerea di Sigonella, puntando le armi contro i padroni di casa, cioè gli italiani, Craxi dà l’ordine estremo all’attonito Generale Carlo Bisognero: far affluire quanti più militari possibile dalle vicine caserme di Catania e di Siracusa, circondando la base con blindati militari e preparando i soldati tricolore per lo scontro a fuoco. 

I militari americani, che hanno le armi in pugno e circondano l’aereo, si ritrovano a loro volta circondati dai soldati italiani. In mezzo c’è l’areo, circondato dagli statunitensi, che a loro volta sono circondati dai nostri soldati. È lo stesso Carl Steiner, comandante in capo delle forze statunitensi, che ammetterà candidamente in seguito di non aver capito quanto fosse tesa la situazione fino a che non sentirà l’ordine dato chiaramente ai Carabinieri e alle squadre di intervento italiane di caricare le armi: in quella notte, nel silenzio assordante di quei nervi tesi, si sente chiaramente il click della armi italiane. I nostri soldati sono in assetto da battaglia, pronti a fare fuoco, le armi puntate contro i militari statunitensi.
Alle 4 del mattino del 8 ottobre 1985 i soldati americani si ritirarono. Gli ostaggi furono presi in consegna dalle autorità italiane. Il 13 ottobre gli Stati Uniti presentano la domanda di estradizione, ma la Magistratura Italiana rispose con un altro secco “no”: non si capisce cosa c’entrino gli Stati Uniti in tutta questa faccenda. Infatti non c’entrano nulla. 

Craxi dovette pagare questo atto temerario con una crisi di governo, poi subito rientrata, ma si tolse la soddisfazione di ricevere una lettera di Donald Reagan che iniziava con un “Caro Bettino”.

Dopo quaranta anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, soldati italiani, per far valere la loro sovranità e la loro autorità, puntarono le armi contro gli americani, e vinsero. 


Una delle poche, pochissime pagine belle della Repubblica antifascista italiana in cui il Nostro nome, almeno per una sola volta, uscì onorato.

Nessun commento: